Monte Faito (Vico Equense). Ieri l’anniversario della scomparsa di Angela Celentano. 21 anni di fitti misteri

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Monte Faito (Vico Equense). C’era una montagna. E c’è ancora, nel pieno di questa torrida estate fitta di incendi, purtroppo anche dolosi. Oltre mille metri di anfratti e misteri. Ampi km di boscaglia che è meglio non addentrarsi. Il Faito nasconde, copre, avvolge. Allora come adesso. Ed è tra questi boschi che c’era una bambina. Una bambina di Arola, Angela Celentano, che però non c’è più. Resta un’indagine lunga venti e più anni. Un’inchiesta che è ripartita dallo scorso maggio, quando è stato ufficialmente accertato che Celeste Ruiz non esiste: «È stato un pessimo scherzo del giovane centroamericano – dice Luigi Ferrandino, avvocato dei Celentano – La delusione è grande ma non finisce qui. L’indagine continuerà».

Angela aveva begli occhi grandi e castani. E aveva due anni e qualche mese quando è scomparsa, dissolta come una meteora proprio nel giorno di San Lorenzo, il 10 agosto del 1996. Distesa su un’amaca giocava con le sue sorelline, i suoi cuginetti, e gli altri bambini della comunità evangelica di Vico Equense. Dalla loro casa di Arola, frazione vicana, tanta gente e nessuna voglia di parlare, Catello Celentano, la moglie Maria e le loro bambine Rosanna, Angela e Naomi, raggiungono la radura dove è stato organizzato l’annuale pic-nic.

Nel bel mezzo del divertimento, Angela scompare. Le forze dell’ordine vengono allertate 40 minuti dopo. Sul posto, i carabinieri di Vico Equense con il maresciallo Vincenzo Vacchiano, la polizia, la Finanza, decine di volontari e un elicottero per il rilevamento termico. La capillare ricerca di Angela è istantanea. «Considerato che la comunità evangelica a cui appartiene la famiglia Celentano è molto ristretta, decidemmo di non rinviare alcun dettaglio», diranno poi i carabinieri. E infatti, nella stessa notte del 10 agosto vengono anche perquisite le villette della zona. Molte sono disabitate, alcune vengono riaperte dai proprietari soltanto nel periodo estivo. Della piccola Angela, non c’è traccia, come non fosse mai esistita. I volontari tengono sotto controllo anche il comportamento degli animali. Per esempio i corvi: insolite concentrazioni avrebbero potuto svelare qualcosa.

Per i suoi genitori, i partecipanti al pic-nic e tutti i loro conoscenti, comincia un lungo, estenuante, martellante «torchio». Confronti, controinterrogatori, pedinamenti, intercettazioni. Senza esito, come si parlasse di un fantasma. «C’erano due uomini in una macchina. Uno di loro aveva un codino ed è sceso dall’auto», disse dopo qualche giorno qualcuno tra i testimoni. Le microspie ambientali intanto, rivelano che i genitori di due ragazzini presenti alla scampagnata, proprio in quel frangente spiegano ai loro figli che la «vita è difficile e che è meglio stare zitti». Svanisce anche il più debole principio di collaborazione alle indagini. I due adolescenti e i loro familiari furono denunciati per istigazione al favoreggiamento.

Ma il colpo grosso e risolutivo soltanto all’apparenza, si presenta dopo alcune settimane, quando la mamma di Angela racconta che il 9 agosto la cuginetta delle sue figlie le aveva annunciato il dramma. «Domani Angela sparisce». A Rosa, anche lei adolescente nel 1996, vengono attribuite doti particolari: «Ha il dono della chiaroveggenza», dicono i suoi stessi genitori. I carabinieri non credono a una sola parola su quei poteri magici. Non resta che chiedere aiuto a organismi “superiori”. Viene chiesto alla Nato di poter visionare le immagini dei satelliti in funzione sul Faito. Richiesta mai accolta.

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