Visite fiscali affidate all’Inps anche sui dipendenti pubblici oltre che privati, differenti gli orari di reperibilità

0

Si comincia in modo quasi sperimentale, perché non tutte le tessere sono ancora al loro posto. Ma stanno per cambiare le regole per le visite fiscali, quelle che servono a capire se il lavoratore che ha mandato un certificato è davvero malato oppure no. Come previsto dalla riforma della pubblica amministrazione, tutti i controlli passano ai medici dell’Inps. Finora l’Istituto di previdenza si occupava solo dei dipendenti del settore privato, per quelli pubblici la competenza era delle vecchie Asl. Dal primo di settembre tutto passerà sotto il cappello dell’Inps, in nome di un controllo più efficace che le Asl non sempre riuscivano a esercitare. Ma ci sono due problemi ancora da risolvere. Per il momento resterà ancora una differenza per le fasce di reperibilità, gli orari in cui il lavoratore malato deve farsi trovare in casa. Adesso sono di sette ore per i dipendenti pubblici e solo di quattro per i lavoratori privati. Gli statali sono più «controllati» di chi lavora in azienda. Nelle intenzioni del governo dovevano essere messi tutti sullo stesso piano e pochi giorni fa lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha ricordato la necessità di portare tutti i lavoratori a sette ore di reperibilità. Ma, almeno in prima battuta, le fasce resteranno quelle di oggi. Il vero problema, però, è la cattiva distribuzione sul territorio dei medici fiscali dell’Inps. Il direttore generale dell’Istituto, Gabriella Di Michele, sottolinea che ci sono aree dove la «carenza di medici è particolarmente rilevante» e altre con un numero «decisamente elevato rispetto ai fabbisogni». Secondo i dati aggiornati al 2015 della rivista specializzata La medicina fiscale, in Lombardia c’è un medico fiscale ogni 36.000 lavoratori e quindi i controlli sarebbero più difficili. Mentre in Calabria ce n’è uno ogni 5.000 lavoratori e quindi non ci sarebbero problemi. Per questo, osserva l’Inps, potrebbe essere necessario procedere «all’assegnazione di incarichi temporanei», che però farebbero salire la spesa. Può essere un problema. Per il 2017 sono disponibili in tutto 17 milioni di euro. E se non dovessero bastare, anche se il rifinanziamento è sempre possibile, i controlli si potrebbero fermare. Confermate altre due novità. Anche i dipendenti pubblici, così come avviene già oggi per quelli privati, dovranno presentarsi a un controllo in ambulatorio se il medico fiscale non li trova in casa. I medici fiscali avranno una paga base fissa più un’indennità legata al numero delle visite effettivamente svolte. Di fatto un premio di produzione. COSA CAMBIA. 1. Un polo unico per i controlli a dipendenti pubblici e privati Il primo settembre nasce il polo unico dell’Inps per le visite fiscali. Controllerà non solo i dipendenti del settore privato, come già succede adesso, ma anche quelli del settore pubblico, che al momento rientrano nella competenza delle Asl. Si tratta di una novità prevista dalla riforma della pubblica amministrazione, che tra pochi giorni partirà in modo graduale. 2. Le fasce di reperibilità e le ipotesi di omologarle. Manca ancora la revisione delle fasce di reperibilità, gli orari in cui il lavoratore assente per malattia deve farsi trovare a casa. Oggi sono sette ore per i dipendenti pubblici: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Mentre per i lavoratori del settore privato le ore scendono a quattro: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. L’ipotesi è farle diventare sette per tutti i lavoratori. 3. L’allarme per i pochi dottori e le carenze in ogni regione. A lanciare l’allarme è proprio l’Inps. Ci sono regioni, come la Calabria, in cui il numero di medici fiscali è più che sufficiente a coprire le visite. E altre, come la Lombardia, con evidenti carenze d’organico. Le liste sono provinciali e — ricorda l’Inps — non sono possibili trasferimenti da una zona all’altra. Sarà necessario fare ricorso a incarichi temporanei. (Corriere della Sera)

Lascia una risposta