Protezione civile, Fabrizio Curcio lascia per problemi familiari. Paolo Gentiloni promuove il vice Angelo Borrelli

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Quando l’emergenza scoppia in famiglia, anche il numero uno della Protezione civile si scopre, improvvisamente, vulnerabile. Succede, in questi giorni, a Fabrizio Curcio. Per questo, ieri, ha chiesto in una lettera inviata al premier Paolo Gentiloni di essere sollevato dall’incarico di capo della Protezione civile «per non poter garantire più l’impegno h24». Un desiderio accolto dal governo, che ha dato mandato al suo vice, Angelo Borrelli, di prendere in mano le redini del Dipartimento. Mentre a Curcio arrivavano attestazioni di stima e messaggi di solidarietà unanimi. Dal presidente del Consiglio che «ringrazia la dedizione, la passione, l’energia e le competenze straordinarie», fino alle popolazioni terremotate, cui ha dato voce il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi: «Onore all’uomo e alla sua grande sensibilità. Anche in questa circostanza ha dimostrato una profonda umanità. Gli sarò grato per tutta la vita per quanto ha fatto per la mia comunità». Schivo e rigoroso, Angelo Borrelli ha iniziato ieri la sua prima giornata di mandato con una riunione operativa sulle emergenze in corso. A partire da quella che sta cambiando il volto dell’Italia: gli incendi. «Ringrazio il presidente Gentiloni per la fiducia — ha detto Borrelli — assicuro che il Dipartimento opererà in continuità con il grande lavoro portato avanti da Fabrizio Curcio». L’addio di Curcio è maturato a seguito di una delicata situazione familiare. «Sono stati due anni intensi, complicati, entusiasmanti», ha scritto a Gentiloni. Ma «il ruolo di capo del dipartimento è unico, necessariamente assorbente e totalizzante per chi lo ricopre, dati tutti i rischi presenti sul territorio italiano e il complesso ma strepitoso sistema di componenti e strutture operative che ruota intorno al Dipartimento stesso. Tutte le energie devono essere dedicate a svolgere nel miglior modo possibile questa funzione senza soluzione di continuità, giorno e notte». «Purtroppo non sono più, in questo momento, nella possibilità di garantire il cento per cento della mia concentrazione e del mio impegno», ha aggiunto, ringraziando gli «uomini e donne straordinarie» del Dipartimento. Alla Protezione civile Curcio era arrivato nel 2007 come capo-segreteria di Guido Bertolaso. Capo delle emergenze con Franco Gabrielli, ha seguito il terremoto dell’Emilia e la vicenda della Costa Concordia. Dal 24 agosto 2016 Curcio ha dovuto fronteggiare la complessa partita del terremoto del centro Italia. Dalla gestione dei soccorsi, alla organizzazione degli alloggi e del sostentamento degli sfollati, via via fino alla fase post-sisma e all’assegnazione delle casette. Un’emergenza resa ancora più spinosa dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano. Sui ritardi della fase post-terremoto non erano mancate critiche e polemiche. Anche dallo stesso commissario alla ricostruzione Vasco Errani. Lui si era difeso. «Non è giusto sparare nel mucchio. Appena c’è qualcosa che non funziona, e non si capisce perché, si punta il dito contro la Protezione civile. Come fosse un’entità astrusa», aveva detto. Ieri anche Errani ha inviato a Curcio l’«apprezzamento per la professionalità e il lavoro straordinario compiuto». Unendosi al «sentito grazie» dell’ex premier Matteo Renzi e della presidente della Camera Laura Boldrini; del ministro Gian Luca Galletti, che ne evidenzia «lo spirito di sacrificio» e del ministro Graziano Delrio che ne loda «l’enorme impegno». Da tutti un «enorme in bocca al lupo». (Corriere della Sera)