Sul Vesuvio con Paolo e Daniele

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Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura

Sigillo aureo dalla XXII edizione del Pomigliano Jazz festival, nell’incanto del vulcano, passione e ragione in musica con Fresu e Di Bonaventura

 

Lucia D’ Agostino

Si è chiusa come meglio non poteva la XXII edizione di Pomigliano Jazz, con un concerto, domenica scorsa, all’altezza delle aspettative più esigenti e non poteva essere diversamente visto che gli ingredienti c’erano tutti per soddisfare il pubblico con un evento multisensoriale affascinante e impagabile. Sul cratere del Vesuvio, con un paesaggio imponente e struggente, reso ancora più accattivante dal tramonto incombente, Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura hanno dato vita ad una performance musicale unica grazie ad una serie di brani messi in scaletta appositamente per l’occasione. E il titolo del concerto era proprio “Vesuvio In Maggiore” ed al Vesuvio era dedicato come ha esordito Fresu, ricordando che proprio dieci giorni prima, mentre teneva un altro concerto a Castel Sant’Elmo, la sua vista all’orizzonte era catturata dalle pendici del vulcano in fiamme. Una scena dolente che però incoraggia, ancora di più, a preservare le bellezze naturali contro gli scempi di quanti quei tesori rischiano di distruggere ogni giorno per incuria e dolo. Per chi non avesse ancora avuto modo di vivere un’esperienza musicale del genere, dopo le tre precedenti edizioni che hanno ospitato in quei luoghi altri artisti quali Richard Galliano, il trio Maria Pia De Vito, Enrico Rava e Roberto Taufic e Enzo Avitabile, va detto che tutto il percorso a piedi lungo le pendici del vulcano, lo spettacolo della natura imponente e selvaggio lasciano senza fiato e anche l’ascolto seduti a terra su dei cuscini, applaudendo solo agitando le mani per non disturbare la fauna del luogo contribuisce a rendere il tutto inedito e sorprendente. Al resto hanno pensato le note del trombettista e flicornista sardo, un Fresu che non finisce mai di confermare la sua classe umana e artistica accompagnata ad una sapienza musicale che in lui diventa leggerezza, melodia, bellezza e grazia. Ad affiancarlo il bandoneonista marchigiano Daniele Di Bonaventura, tra i migliori in circolazione, che riesce a regalare con il suono di uno strumento normalmente associato al tango un fraseggio del tutto nuovo a brani indimenticabili. E proprio i pezzi eseguiti hanno reso il concerto, se mai fosse stato possibile, ancora più suggestivo visto che hanno ruotato tutti intorno al tema del vulcano e della cultura partenopea. Scelte mai scontate come “Oh che sarà” di Chico Buarque e “I’ te vurria vasà”; il brano “Lava” dal film per bambini “Inside out”; una bellissima versione di “Je sto vicino a te” che Pino Daniele, scrisse dedicandola al Vesuvio; “Varca lucente” per i due strumentisti forse la più bella canzone napoletana; “Vulcano” di Damien Rice e un bis finale sulle note nostalgiche e suadenti di “’O surdat ‘nnammurato”.