omicidio pastore onofri :arrstati 6 uomini di etnia rom

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(ansa)Doveva essere un ‘lavoro facile’: arrivo in Italia, rapina ad un pastore ‘segnalato’ e ritorno con i soldi in Romania. Tutto in assoluta ‘tranquillità’. Ma la sorpresa era dietro l’angolo: quel pastore che viveva in una roulotte nelle campagne romane aveva con sé una pistola scacciacani che ha utilizzato per spaventare i rapinatori di etnia rom. La notte tra il 18 e 19 giugno scorsi, la rapina è diventata così tragedia. Bastonate su bastonate, fino a portare alla morte Sabatino Onofri, 78enne, un passato da muratore pensionato che aveva deciso di fare il pastore. All’inizio, quell’aggressione sembrò frutto della ‘mano’ di una o due persone. Tant’è che dopo l’omicidio i carabinieri arrestarono due rom di 25 e 45 anni, uno dei quali per alcuni mesi aveva lavorato alle dipendenze di Onofri. L’attività investigativa però non si è mai fermata.

Vicino la roulotte furono trovati bastoni, pale e picconi. E le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia Roma Eur, con la collaborazione dei colleghi di Cosenza e con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno adesso portato sulle tracce di altri tre componenti del ‘branco’, arrestati oggi: si tratta di due 19enni e un 23enne di etnia rom che avevano trovato rifugio nelle montagne calabresi, forse in attesa del momento favorevole per rimpatriare senza dare nell’occhio. All’appello manca ancora un sesto componente del gruppo; probabilmente è rientrato in patria già il giorno dopo l’omicidio.

Tutto chiaro, quindi, per gli investigatori. Il primo romeno aveva pianificato la rapina nel suo Paese; aveva lavorato alle dipendenze di Onofri ed era convinto che il pastore aveva 16mila euro (di cui al momento non c’è alcuna traccia). Sapeva anche che in quella roulotte Onofri viveva da solo; la moglie e figli non lo avevano seguito nel suo ritorno alle origini, in campagna, e avevano preferito rimanere nella casa di famiglia a Ciampino. Mai avrebbe immaginato la reazione del pastore e il non ritrovamento dei soldi.

La soluzione del caso è stato anche il momento per un riflessione degli inquirenti della procura romana: “da un po’ di tempo si assiste a un nuovo fenomeno che potremmo identificare come ‘pendolarismo criminale'”, ha detto il procuratore aggiunto di Roma, Pierfilippo Laviani, durante la conferenza stampa con il maggiore dei carabinieri Rino Coppola e il sostituto procuratore Francesco Minisci, convocata per illustrare l’attività investigativa compiuta. “Ci troviamo davanti – ha aggiunto – a un fenomeno favorito dal fatto che i biglietti di treni e pullman ormai costano pochi euro e la cosa permette ai criminali di spostarsi facilmente sul territorio europeo e riuscire altrettanto facilmente a sottrarsi alla cattura. La possibilità di organizzare un crimine, arriva al punto tale che, come nel caso del povero Onofri, cinque persone di etnia rom partono dall’estero, arrivano in Italia, commettono un reato e poi, sfruttando la facilità di movimento, cercano di ritornare nel loro Paese. Questa facilità di movimento incide enormemente sulle indagini, ma fortunatamente a volte, con le sinergie operative di cui siamo capaci, riusciamo a porre freno”.