Un amore speciale. Le difficoltà di una coppia Down decisa a sposarsi, tra il «no» dei parenti e il parere del giudice

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Fanno conoscenza alla festa di Carnevale dell’Associazione «Raggi di sole»: lui L., arrivato dalla Liguria da qualche mese, la invita a ballare, lei S. accetta, mezzoretta a saltellare, lenti e veloci; ancora giovani, poca differenza di età, abbastanza in carne tutti e due. Si rincontrano qualche giorno più tardi, alla cartoleria danese; girano per i vari reparti, lei lo aiuta a scegliere dei quadernoni a righe, con la spirale. Il mese dopo L. la invita al cinema, S. accetta; l’ultimo film di James Bond, offre lui: primo spettacolo, scelgono due poltrone a metà della sala, all’uscita passeggiata sul lungofiume, risate, gelato, il primo di stagione. Lui racconta che da anni non ha più sua madre, che svolge piccoli lavori quando capita; lei lo informa di essere apprensiva, a volte, di saper cucinare bene. Siedono su una panchina, lui a un certo punto si sporge, le dà un piccolo bacio. Come 007. Nei mesi seguenti continueranno a vedersi: lei più orientata sui mercatini, lui sui negozi di bricolage. Per strada sempre mano nella mano: qualcuno li guarda, una coppia di down è una scena poco frequente. La festa di fidanzamento dopo otto mesi: i fiori, l’anello, lo champagne, i genitori di S. favorevoli: il matrimonio è per un prossimo avvenire, appena possibile. Muore il padre di L. e arrivano svariate seccature di tipo legale: soprattutto una richiesta d’interdizione, al Tribunale, avanzata formalmente a carico di L. L’iniziativa è di certi parenti siciliani, fratelli del padre defunto; L. andava meno d’accordo ultimamente con loro, telefonava poco, sentiva che c’era qualcosa di strano. Dicono che, ora che è orfano, L. potrebbe fare delle sciocchezze: buttare via i soldi in cose che non servono, farsi abbindolare dalla prima che passa, regalare orologi a destra e a manca, scomparire chissà dove. È girata voce che L. vuol fare ora testamento, scegliere altri eredi; prima gli zii erano sicuramente contemplati. Furbi però, hanno allegato il certificato di uno pseudo-psichiatra locale, che aveva conosciuto L. in tempi lontani, accennano nell’istanza al problema dei figli, subdolamente: «Attenzione, le probabilità che nasca un down in questi casi sono altissime». Spaventata S., se passa l’interdizione ogni piano romantico è a rischio: un interdetto non può sposarsi, né disporre dei suoi beni, né fare domande di lavoro; come si fa a vivere così? L. olimpico: «Finirà bene, conosco la legge; per noi non è più come un tempo». Lei si arrabbia: «Come fai a essere così calmo, mi urti a volte!». La richiesta di interdizione è stata respinta dal Tribunale. C’era stato un lungo colloquio dei giudici con L., una consulenza tecnica; tutto ok infine. Qualcuno consiglia ora L. di non farla passare liscia agli zii: danno esistenziale, hanno agito così per metterlo in difficoltà, per i loro interessi, non per il bene del nipote. È stata nominata successivamente a L. un’amministratrice di sostegno; piuttosto assente, formalista, non asseconda i vari progetti di vita, si provvederà presto a rimuoverla. Il problema eventuale dei figli? Staranno attenti i due «ragazzi», si sa del resto che i down non possono avere figli, praticamente è raro. La fidanzata, S.? Rinata, rassicurata, mille punti ha acquistato L. ai suoi occhi: così dev’essere un compagno, battagliero quando occorre, equilibrato al tempo stesso, ottimista sul futuro. Verrà cambiato ora il testamento, è già d’accordo il notaio, i «serpenti» saranno esclusi. L. gongolante, sanno già dove andare ad abitare; un vecchio appartamento sul fiume, basterà ristrutturarlo. Di nuovo a braccetto i due colombi, a passeggiare ogni due giorni: gli amici notano che quando S. protesta per qualcosa o si preoccupa, lui la guarda sorridendo adesso: «Non ti è bastata quella paura, non vuoi fidarti? ». Nozze fra due mesi. (Corriere della Sera)