Questa sera la cantante Roberta Gambarini a Villa Rufolo: «Bello essere a Ravello, per me un grande onore»

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Per due volte candidata ai Grammy Awards per il disco dell’anno (con «Easy to love» e «So in love») e nel 2011 anche come migliore cantante, in terna con i mostri sacri Dee Dee Bridgewater e Cassandra Wilson. Basterebbe questo per dire del valore di Roberta Gambarini, la cantante torinese attesa stasera alle 21.30 sul palco del Belvedere di Villa Rufolo per il Ravello Festival. Ben nota al pubblico napoletano – Roberta è stata due volte al festival di Pozzuoli e a serate del Summer Live Tones al Maschio Angioino – per Ravello sarà al centro di un progetto «site specific» costruito con il Salerno Jazz Collective che comprende alcuni dei migliori esponenti del vivaio campano di matrice boppistica come i salernitani fratelli Dario, Sandro e Alfonso Deidda, il batterista Amedeo Ariano, il sassofonista Gerry Popolo e il vibrafonista Pierpaolo Bisogno, il pianista anglocavese Julian Oliver Mazzariello, il trombettista nocerino Giovanni Amato e il sassofonista campagnese Daniele Scannapieco. Un concerto sul Belvedere di Villa Rufolo a Ravello. Uno scenario unico per la sua voce. Che serata sarà? «Visto lo spazio e l’occasione, per me sarà una grandissima emozione. Personalmente ritengo sia un grande onore essere qui». Per l’occasione suonerà con un gruppo di musicisti salernitani fra i più interessanti dell’attuale scena italiana. Ha già collaborato con loro? Ci sarà qualche omaggio alla musica napoletana trattata come materia per standard? «Questo doveva rimanere un segreto… Sì, certo, faremo un omaggio alla musica napoletana. Sono contentissima di esibirmi con questi musicisti, alcuni dei quali conoscevo già. Feci infatti un concerto con la Salerno Big Band Orchestra e con Roy Hargrove anni fa e mi ricordo, per esempio, di Gerry Popolo e Daniele Scannapieco. Sono molto al corrente del fatto che il Salernitano (e ovviamente Napoli e tutta la Campania) sia un’area geografica particolarmente ricca di talenti. Talenti come il bassista Joseph Lepore originario di Salerno che ha condiviso con me la scelta di trasferirsi in America. Qui da voi c’è una bella scuola artistica e, mi ripeto, una concentrazione altissima di talenti, dovuta pare anche all’attitudine a suonare originariamente strumenti nelle bande». Lei si è esibita spesso in Campania. Non è che qui possa nascere prima o poi un progetto discografico live? «Sì. Sono stata a Pozzuoli (i Campi Flegrei li adoro) e a Napoli. Sarebbe una bella idea». Oggi lei è considerata una delle realtà vocali più interessanti del jazz internazionale. Quanto è stato difficile per un’italiana affermarsi in America? «In una scala da uno a cento direi mille. Non è stata una passeggiata, ma un percorso lungo e da subito difficile per ambientarsi. Sta di fatto, però, che nel 2018 festeggerò i vent’anni di “dipartita” dall’Italia e continuo tutt’oggi a fare incontri importanti e soprattutto a imparare. Cosa che non si finisce mai di fare». Roberta, infatti si è trasferita a Brooklyn nel 1998 e ha saputo farsi strada a partire dalla fortunata partecipazione al concorso canoro del Thelonious Monk Institute of Jazz, in cui si classificò terza. Viatico per le successive collaborazioni con star come Herbie Hancock, Christian Mc- Bride, Ron Carter, Dave Brubeck, Toots Thielemans, Hank Jones. Questa sera, sul palco del Belvedere di Ravello, darà vita a un repertorio diviso fra i classici standard e la rilettura di alcuni brani di autori non propriamente jazz come Astor Piazzolla ed Ennio Morricone. Accompagnata dalla all star di musicisti salernitani. (Corriere del Mezzogiorno)