Sant’Agnello, Stabilimento Katarì potrebbe la competenza essere del Demanio Idrico?

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Legittimo sembrerebbe il dubbio sollevato, poiché l’intero tavolato facente parte della struttura copre il rivolo proveniente dal Vallone San Giuseppe, a sua volta incanalato in uno scatolare fino allo sbocco in mare. Pertanto quella che una volta era un naturale estuario, appartenente al demanio marittimo, ora l’intervento artificiale potrebbe far rientrare l’intero percorso fino al mare nelle  competenze del Demanio Idrico, con tutte le relative conseguenze legate alle concessioni ed ai regolamenti.  

Sant’Agnello – Sembrerebbe non avviarsi a conclusione l’ingarbugliata vicenda relativa allo stabilimento balneare “Katarì” che si affaccia a Marina di Cassano a Piano di Sorrento. A quasi due anni dalla chiusura , provocata da una serie di vicissitudini che ancora vedono coinvolti l’Amministrazione comunale santanellese e la società Mask. Quest’ultima accusata  di non aver versato alle casse comunali la somma di 170 mila euro relativi ai canoni annuali dal 2013 al 2015. Mancanza che ha portato alla chiusura dello stabilimento ed ad una diatriba con le opposizioni che visto il comportamento degli uffici preposti circa la formalizzazione delle dovute contestazioni  hanno minacciato finanche di rivolgersi ad Enti ed Autorità preposte. Dopo oltre ltre due anni di discussioni l’Amministrazione capeggiata dal Sindaco, Piergiorgio  Sagristani  ha indetto l’ennesima gara d’appalto, mediante procedura aperta finalizzata alla selezione di un operatore a cui affidare la gestione del Katarì. Oltre alla spiacevole situazione legata al recupero dei canoni non pagati potrebbe presentarsi un ulteriore ostacolo per il Comune di Sant’Agnello rappresentato dall’anomala situazione legata al posizionamento della struttura in questione. Infatti come è noto una gran parte del tavolato facente parte dello stabilimento copre il rivolo proveniente dal Vallone San Giuseppe( che fa da confine tra i comuni di Sant’Agnello e Piano di Sorrento) il cui percorso è stato incanalato in uno scatolare fino allo sbocco in mare. Pertanto tale struttura artificiale realizzata con fondi regionali rappresenta il prosieguo del corso d’acqua e quindi potrebbe essere di competenza del Demanio Idrico. Se così fosse spetterebbe alla Regione Campania e nello specifico al Genio Civile gestore del Demanio Idrico curare gli aspetti normativi, la predisposizione ed il rilascio delle concessioni e di conseguenza i relativi incassi. Nonché far rispettare le norme relative al Regio Decreto 523/1904Testo unico sulle opere idrauliche.  Insomma si potrebbe aprire uno scenario ulteriormente complicato con il quale gli attuali protagonisti sarebbero chiamati a confrontarsi .- 10 giugno 2017 – salvatorecaccaviello.

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