IL SINDACATO DEGLI SCRITTORI CATTOLICI GUIDATO DA FRANCESCO GRISI, di Pierfranco Bruni.

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Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’interessante testo “COME NASCE IL SINDACATO DEGLI SCRITTORI CATTOLICI QUARANT’ANNI FA GUIDATO DA FRANCESCO GRISI” di Pierfranco Bruni, Consulente Culturale della Presidenza della Camera dei Deputati e Presidente Nazionale del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”.

 

 

COME NASCE IL SINDACATO DEGLI SCRITTORI CATTOLICI QUARANT’ANNI FA GUIDATO DA FRANCESCO GRISI 

PARTICOLARI INTERESSANTI DA DOCUMENTI INEDITI 

SCONTRO TRA INTELLETTUALI MARXISTI E MONDO CATTOLICO 

LE SCELTE INIZIALI DI FRANCESCO GRISI, ANTONIO BAROLINI, ETTORE PARATORE 

 

 

di PIERFRANCO BRUNI*

 

  

 

 

Nel 1971 nasceva ufficialmente il Sindacato Libero Scrittori Italiani dopo uno scontro tra intellettuali cattolici e intellettuali marxisti del Sindacato Nazionale Scrittori. Ma la spaccatura all’interno del Sindacato Nazionale Scrittori si verifica nell’autunno del 1970. Da una costola del Sindacato Nazionale Scrittori nasceva il Sindacato Libero Scrittori Italiano. Il nuovo Sindacato verrà ufficializzato soltanto alcuni mesi dopo. Infatti lo statuto porta la data del gennaio del 1971.

 

Il Sindacato Nazionale degli Scrittori aveva come capostipite, a cominciare dal 1945, Corrado Alvaro. Il protagonista ,e uno dei “rivoltosi” forti della scissione e della istituzione del Sindacato Libero Scrittori Italiani, fu lo scrittore Francesco Grisi, insieme ad Antonio Barolini. Francesco Grisi sarà il primo Segretario generale del Sindacato Libero Scrittori Italiani, carica che manterrà ininterrottamente sino ad aprile del 1999, anno della sua scomparsa.

 

Gli scrittori Antonio Barolini e Francesco Grisi furono i primi firmatari dello Statuto del Sindacato Libero Scrittori Italiani sorto tra il 1970 – 1971. Barolini e Grisi furono, in realtà, i “bersaglieri”, in prima linea, di quella battaglia per la difesa della libertà culturale. Tra i fondatori che firmarono lo Statuto, oltre a Grisi e Barolini, spiccano Marcello Camillucci, Giuseppe Gironda, Ettore Paratore, Fausto Gianfranceschi, Domenico Volpi, Gaetano Salveti, Francesco Boneschi.

 

L’Atto costitutivo del Sindacato Libero Scrittori Italiani, comunque, venne registrato a Roma il 22 gennaio del 1971. Polemiche e scontri avevano occupato i mesi precedenti. Perché il Sindacato Nazionale Scrittori, il cui segretario in quel periodo era Libero Bigiaretti (l’autore del famoso romanzo “Disamore”), si spacca? In realtà si era creata una vera e propria frattura politica all’interno di quel Sindacato che era stato rifondato, nel 1945, da Corrado Alvaro e resta segretario sino al 1956 (Alvaro morì in quell’anno). Vi subentra Giovanni Battista Angioletti (nato nel 1896 e morto nel 1961). Alla sua morte prende il posto Libero Bigiaretti.

 

Nel maggio del 1970, durante un congresso, venne messa in discussione la linea del Sindacato e per tentare di risolvere la questione venne costituito un Comitato per cercare di dirimere i problemi e preparare un’Assemblea nel corso della quale si doveva discutere un nuovo statuto. L’Assemblea si svolge l’Otto novembre del 1970 ma il risultato della discussione portò ad un conflitto insanabile e quindi ad una relativa scissione.

 

Antonio Barolini e Francesco Grisi intervistati dal settimanale “Gente”, proprio in quelle settimane del 1970, lasciarono delle pesanti dichiarazioni. Barolini: “La nostra reazione è nata dagli arbitri, dalle illegalità, dalle sopraffazioni di un gruppo che, investito di un potere illimitato e temporaneo, ha tentato di prorogare questa situazione in violazione dello statuto e di ogni regola di convivenza civile”.

 

Cosa era avvenuto in realtà? In una “velina” finora riservata si legge: “Nel corso dell’Assemblea nazionale del Sindacato Nazionale Scrittori, svoltasi a Roma il 7 e 8 novembre, come già nell’assemblea del 7 – 8 maggio, per la seconda volta non è stato possibile eleggere il Consiglio Direttivo, contravvenendo alle norme statutarie, all’Ordine del Giorno di convocazione ed alla linea dialettica degli iscritti; tutto ciò a causa dell’atteggiamento intollerante di un gruppo di potere, che punta ad una involuzione antidemocratica. Un gruppo di iscritti, convinti di un necessario rinnovamento, vista l’impossibilità di giungere a dar vita ad una azione sindacale consona alla funzione sociale degli uomini di cultura, ha abbandonato l’assemblea. In relazione a ciò, è in corso un’azione democratica intesa a risolvere la grave situazione sindacale”.

 

Il dibattito continuò nel corso dei mesi successivi. Francesco Grisi in una sua dichiarazione sempre al settimanale “Gente” sottolineò: “Non è un caso che queste grandi manovre siano cominciate dopo che nel partito comunista la ‘linea Amendola’ è divenuta linea ufficiale e prevalente”. E così prosegue con molta chiarezza: “E’ palese il disegno dell’estrema sinistra di impadronirsi di alcuni organismi importanti dal punto di vista culturale: non per niente l’assalto al sindacato scrittori si è svolto contemporaneamente all’assalto alle Associazioni sindacali dei giornalisti e dei magistrati. La tattica di questi gruppi è sempre la stessa: presentando richieste in continuazione, mettendo in votazione sempre nuovi ordini del giorno, essi riescono a stancare qualsiasi assemblea. Quando la maggioranza dei congressisti abbandona l’aula, si prendono decisioni importanti e definitive. I risultati sono quelli che i contestatori pretendono”.

 

La prima Assemblea del Sindacato Libero si svolse il 18 novembre. Commenta sempre Francesco Grisi: “Ci rendemmo conto di aver fatto qualcosa di importante, capimmo che ancora una volta la cultura poteva indicare una strada al mondo politico”. Importante fu la relazione che svolse il senatore Giuseppe Spataro, Vice presidente del Senato, democristiano, al primo Congresso del Sindacato Libero Scrittori, che fu una vera e propria “benedizione”, e l’attenzione di Dino del Bo, Ministro democristiano, nei confronti del Sindacato stesso fu precisa e anche rigorosa.

 

Ma proprio nel novembre 1970 il giornalista della Rai Andrea Barbato sferrò un duro attacco ai fondatori del nuovo Sindacato cattolico in una lettera indirizzata ad Antonio Barolini usando questi termini: “…che – permettimi di dirlo – non avrebbe neppure il diritto di fregiarsi dell’aiuto di uno scrittore come te. (…) Davvero pensi (…) che esiste un attacco a tutti i centri intellettuali del paese? Davvero vuoi mescolarti con… pazienza, non scriverò quei nomi”.

 

Comunque le adesioni al nuovo Sindacato di marca cattolica si arricchirono con i nomi, oltre a quelli già citati, di Italo De Feo, di Diego Fabbri, Francesco Compagna, Adriano Grande, Guido Gonnella, Luigi Volpicelli, Alberto Consiglio, Giuseppe Prezzolini, Raimondo Manzini e molti altri successivamente: da Giuseppe Selvaggi ad Aldo Garosci, da Luigi Preti a Panfilo Gentile a Franz Maria D’Asaro. Subito dopo esploderanno le polemiche ideologiche tra marxisti, cattolici e intellettuali conservatori. Ma questo è un altro capitolo che ricostruiremo successivamente con documenti alla mano.

 

 

 

*PRESIDENTE DEL CENTRO STUDI E RICERCHE “FRANCESCO GRISI”