Napoli milionario. Gli azzurri provano ad arrivare secondi, ma ora sono ricchi anche da terzi in classifica

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NAPLES, ITALY - MAY 06: Faouzi Ghoulam and Dries Mertens of SSC Napoli celebrate the 1-0 goal scored by Dries Mertens during the Serie A match between SSC Napoli and Cagliari Calcio at Stadio San Paolo on May 6, 2017 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Dovesse chiudere sul gradino più basso del podio, la delusione del Napoli dei record resterebbe sul campo. Il terzo posto non sarebbe un dramma economico in ottica mercato. «Col bilancio che ha il club può operare come se fosse arrivato secondo» spiega Marco Bellinazzo, giornalista del «Sole 24 Ore», esperto di calcio e finanza, autore del libro «I veri padroni del calcio» in uscita oggi per Feltrinelli. A far da paracadute è anche la cessione di Higuain. «Quest’anno il Napoli ha un doppio bonus – aggiunge Bellinazzo – la partecipazione alla Champions, che dovrebbe fruttare tra i 60 e i 70 milioni, più la mega plusvalenza di 80 milioni per l’argentino. Quest’anno la società supererà per la prima volta i 300 milioni di fatturato. Il Napoli può fare acquisti senza preoccuparsi di ottenere prima il pass per i gironi di Champions». Come accaduto tre anni fa prima di essere eliminato dal Bilbao. Nel frattempo è anche cambiata la ripartizione del montepremi. Ora chi esce dal torneo ad agosto non intasca solo un paio di milioni, ma un indennizzo tra i 12 e i 13. «È un contentino – dice Bellinazzo – non paragonabile però ai soldi che ricevi quando entri nella fase a gruppi». Per accedervi direttamente Hamsik e soci dovrebbero strappare il secondo posto alla Roma.«In termini di incassi Champions – chiarisce Bellinazzo – chiudere secondi o terzi di per sé cambia poco, parliamo di una piccola quota dei diritti televisivi, un 3-4 per cento in meno o in più del market pool, che però è determinato in maniera preponderante dal cammino nella competizione. Quindi pochi milioni, non cifre che spostano gli equilibri. Chiaramente tutto cambia sul piano sportivo, perché da terzo arrivi ai preliminari e rischi di non qualificarti ai gironi». Il palcoscenico europeo è fondamentale anche per il brand. Il club azzurro di recente si sta aprendo molto all’universo social, con le dirette Facebook e i profili su Tinder e Dugout. «Sono iniziative che iniziano a spostare il Napoli sulla dimensione internazionale e digitale – commenta Bellinazzo – è chiaro che non bastano a potenziare il brand. Bisogna vincere, certo, ma soprattutto è necessaria un’immagine vincente e un’identità precisa. Servono politiche commerciali ad hoc e più attenzione alla propria storia. Nella gestione del trentennale dello scudetto il Napoli ci ha perso. Altre squadre avrebbero cavalcato l’evento». Nel suo libro-inchiesta Bellinazzo racconta il calcio attraverso la politica internazionale e viceversa: «Russia, Cina, i paesi arabi del Golfo e gli Usa hanno capito le potenzialità del calcio come strumento per arrivare al cuore delle masse e lo utilizzano in modo sempre più pervasivo e consapevole. In futuro il calcio sarà sempre meno eurocentrico. Il Napoli dovrebbe farsi trovare pronto in questa rivoluzione geopolitica e posizionarsi sui mercati internazionali con politiche attive. Dovrebbe cercare di creare un prodotto, non venderlo. Aprirsi ai gemellaggi con club cinesi e americani. Creare una sorta di Napoli 3.0 che possa essere la squadra dei napoletani all’estero e dei nuovi tifosi azzurri stranieri». (Corriere del Mezzogiorno)

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