Costa d’Amalfi soffocata dal traffico, incontro flop. Posidonia “Facciamo a numero chiuso come nelle Cinque Terre”

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Costa d’Amalfi soffocata dal traffico, incontro flop. Posidonia “Facciamo a numero chiuso come nelle Cinque Terre”  L’incontro di oggi ad Amalfi con gli assessori della Regione Campania e gli albergatori è stata come prevedibile la montagna che ha partorito il topolino, Gennaro Pisacane, fra gli operatori più attivi della Costiera amalfitana è stato emblematico in questo , evidenziando come Matera, assessore al turismo , fosse digiuno di problematiche del ramo. L’incontro è stato prevedibilmente un flop , ma non poteva essere altrimenti. E spieghiamo perchè. Innanzitutto per i tempi, NON SI FANNO INCONTRI SULLA MOBILITA’ E L’EMERGENZA ESTIVA A MAGGIO INOLTRATO. La problematica del traffico c’è stata già l’anno scorso e da Positanonews prima già da gennaio lanciavamo l’allarme. Poi gli “attori” erano anche il Prefetto di Salerno e la SITA, l’unico servizio pubblico sul territorio, che andavano interpellati, la problematica delle deroghe che non vanno date a nessuno, le misure , che devono essere inferiori agli 8 metri sempre e comunque. Cose basilari non affrontate e non decise, eppure non possono non essere condivise per chi conosce la S.S. 163 e ha visto ambulanze bloccate fra Positano e Praiano e fra Atrani e Castiglione di Ravello nei giorni scorsi .

La Costiera è soffocata e Posidonia , l’associazione di Positano da sempre in prima fila contro il traffico via mare e via terra insiste “Ci vuole il numero chiuso – dice il presidente di Posidonia Vito Casola -, via terra e via mare, via terra no agli autobus e se possibile targhe alterne, non si possono aspettare soluzioni tecniche, per l’immediato dobbiamo sopravvivere. Il numero chiuso sarebbe l’ideale, come fanno a Venezia e alle Cinque Terre, ma anche gli sbarchi a Positano sono eccessivi ”

Il problema via terra è comune a tutti , forse salvo la Grotta dello Smeraldo a Conca dei Marini che con gli autobus turistici ci campa,  via mare ci soffre solo Positano.

Ma Cosa è successo nelle Cinque Terre, lembo di terra della Liguria che somiglia per certi aspetti alla Costiera amalfitana, ce lo dice Repubblica

Scendono lungo i vicoli dei borghi, è un fiume umano curioso ed entusiasta che va verso il mare: ma nelle piazzette, sugli agognati moli, incrocia l’altra corrente di turisti appena sbarcata dai battelli. Quasi non si respira, altro che iodio. Per il gelato serve prenotarsi, poi almeno un’ora d’attesa al ristorante, la toilette che non si libera mai. Chi prende i sentieri e risale su per i vigneti dello Sciacchetrà, alla ricerca di un soffio di vento, di un panorama da ricordare, deve mettersi paziente in coda. Il sole così fa un altro effetto, vero? Nelle piccole stazioni i «buttadentro» di Trenitalia pigiano la gente dentro i vagoni che pare la metropolitana di Tokio, alle biglietterie c’è una ressa da stadio. E tra qualche settimana i visitatori – la maggior parte stranieri – aumenteranno ancora: il 30 per cento in più dell’anno passato, secondo le previsioni. Nel 2015 sono stati due milioni e mezzo, che record. Però Manarola ufficialmente fa 353 abitanti, Corniglia 195, Vernazza 921. Insieme alle ultime due (Riomaggiore, Monterosso) non arrivano a cinquemila persone: meno della metà delle presenze turistiche in un solo giorno di punta. Eppure, dicono che le Cinque Terre siano uno degli ultimi paradisi d’Italia.

«Così rischiano di diventare un inferno. Ci stiamo giocando tutto. Il territorio. Gli abitanti del posto. E i turisti». Vittorio Alessandro, direttore del Parco delle Cinque Terre, qualche mese fa su Repubblica aveva pronunciato la parola proibita: numero chiuso. Un’intervista ripresa dai grandi media internazionali – questo è davvero uno degli ultimi patrimoni che il mondo ci riconosce – che però a casa aveva scatenato polemiche e anatemi. «Adesso qui non verrà più nessuno, mi maledicevano i commercianti!. Invece. «A marzo, il mese dopo la pubblicazione dell’articolo, +95 per cento di visite. E +25 ad aprile, +30 a maggio. Impressionante». Giura che non ha mai pensato di proibire l’ingresso ai turisti. Anzi. «Che sciocchezza: mica possiamo mettere i tornelli all’ingresso dei borghi, oppure tirare su dei muri. Volevo solo invitare ad una riflessione: così non possiamo continuare, stiamo per esplodere. Bisogna ripensare l’approccio alla grande bellezza di questi luoghi: e regolare i flussi, consapevolmente. Altrimenti è la fine».

Ripete che non ci ha mai pensato, Vittorio Alessandro, però il «numero chiuso» in qualche modo nelle Cinque Terre sta per introdurlo. Lungo i 45 sentieri che dipendono dal Parco, un centinaio di chilometri d’incanto a picco sul mare gestiti dall’Ente, nei mesi scorsi sono stati installati dei contapassi con la collaborazione del Ministero dell’Ambiente. Hanno scoperto che nel giro di un’ora, tra mezzogiorno e l’una, nel percorso tra Monterosso e Vernazza passano fino a 450 escursionisti. «Troppi. In questo caso in gioco non c’è tanto la biodiversità, quanto la sicurezza delle persone: perché il sentiero non può reggere un peso eccessivo, si rischiano frane e cambiamenti nel regime dei corsi d’acqua. Non possiamo permettercelo».

Così nei prossimi giorni, sulla base di uno studio dell’Università La Sapienza, gli ingressi saranno contingentati per orari e percorsi. «Con giudizio e con calma, ma cominciando: subito. E senza fermarci, mai. Perché abbiamo il dovere di goderne ma prima ancora di proteggerlo, il nostro paradiso». È un peccato mortale se la più famosa delle tratte da percorrere a piedi, la suggestiva Via dell’Amore tra Riomaggiore e Manarola, sia chiusa da quasi 4 anni a causa di una frana. Chissà quando potrà essere riaperta. Però nel frattempo, sugli altri sentieri, l’obiettivo è quello di sapere in anticipo – grazie alle prenotazioni online – il numero esatto dei visitatori: fissando ogni giorno un limite massimo agli ingressi, garantendo anche grazie ad una rete wi-fi allargata la possibilità di monitorare i visitatori e intervenire nella maniera migliore in caso di incidenti.

A pochi chilometri ci sono anche Framura, Portovenere, Lerici. Paesi come versi, il Golfo dei Poeti dove si tuffava Lord Byron. Da quando nella vicina La Spezia hanno cominciato ad attraccare le navi da crociera, i numeri dei giorni festivi e fine settimana fanno paura. In treno ogni giorno sono più di seimila, e quasi tremila quelli dei battelli, più gli arrivi ai pullman e auto. «Nei borghi il discorso è diverso: sarebbe folle proibire l’ingresso, e comunque devono decidere i sindaci. Però i flussi vanno razionalizzati». Partendo dai gruppi dei croceristi. «Che vanno meglio distribuiti sul territorio, in modo che non si concentrino tutti negli stessi posti e alle stesse ore. Si può fare, ma serve una gestione razionale e agile», suggerisce Alessandro. Altrimenti

si toglie vivibilità a tutti. «Soprattutto a chi vive in questi paesi, e ormai si sente spaesato, orfano come un veneziano nella sua città». Perché il passo dal paradiso all’inferno è breve.