Piano di Sorrento, contrasto al traffico e allo smog con Salvatore Mare(M5S)

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Piano di Sorrento -Non sarò breve, quindi vi chiederò di dedicare un po’ del vostro tempo alla lettura di questo mio scritto, convinto che riuscirò a far comprendere una volte per tutte il pensiero che alimenta le mie considerazioni, ribadendo tra l’altro i concetti palesati in più occasioni, in merito all’inquinamento atmosferico in penisola sorrentina.
Appare lampante che lo smog qui, terra scevra da insediamenti industriali, è prodotto prevalentemente dall’enorme quantità di mezzi circolanti sulle nostre strade, arterie piccole ed insufficienti per il transito di tutte le moto, auto, Van, Furgoni, Bus e Camion, ed in piccola parte anche dagli impianti di riscaldamento, seppure da considerare in funzione per brevi periodi dell’anno, visto il clima mite che il luogo ci riserva.
Ma procediamo con ordine:

Il piano traffico
Da recenti confronti con il Comandante della Polizia Municipale, dott. Marco Porreca, ho chiesto di rivedere il piano traffico stilato nel 2000.
Le pubbliche amministrazioni dei comuni sorrentini, Massa Lubrense e Vico Equense compresi, commissionarono alla società bolognese SISPLAN, uno studio sul traffico del comprensorio, atto ad ottenere soluzioni per una situazione che già all’epoca si definiva insostenibile.

Per sgomberare il campo da strumentalizzazioni, premetto che il piano traffico stilato, sebbene comprensoriale e preferibilmente adottabile da tutti i comuni interessati, non avrebbe avuto obbligatorietà di essere recepito anche in quelli adiacenti; fatta questa doverosa precisazione, il piano fu di fatto bocciato. Infatti già il 18/12/2000, prot. n.240 04.01.01, l’ASCOM, associazione generale del commercio, turismo e servizi, fece pervenire la sua opposizione motivata alla realizzazione del piano traffico a Piano di Sorrento, con nota a firma del pres. Pietro Ruggiero.
Fra le note leggo un passaggio: «Con la presente si evidenzia – se necessario – che il regolare scorrimento del traffico costituisce polmone vitale del commercio locale che è l’unica fonte economica del Paese per cui ogni decisione deve richiedere, nell’interesse generale, chiarimenti dettagliati e l’incontro di proposte circostanziate per l’opportuna, realistica miglior decisione».
In sostanza ci si opponeva a 5 punti che avrebbero stravolto l’intero impianto progettato dalla SISPLAN, e sprecato tutto il lavoro, oltre al costo del progetto:
A. Opposizione inversione senso unico Via dei Pini.
B. Opposizione chiusura al traffico di Piazza Cota.
C. Opposizione al senso unico di Via Legittimo.
D. Opposizione divieto svolta a sinistra Via Cavone – Corso Italia.
E. Opposizione chiusura centro storico di Via San Michele.
Con deliberazione Consiliare n. 4 del 15/3/2001, evitando di intraprendere un percorso di conflittualità verso una delle parti più autorevoli dell’economia cittadina, la pubblica amministrazione accoglieva tutte le doglianze dell’ASCOM.
Superfluo far notare che il commercio è favorito nelle zone a traffico limitato ed anzi, in molti comuni fra cui la vicina Sorrento, è richiesta la chiusura dell’arteria principale, proprio per incoraggiare lo struscio.
Inutile anche sottolineare che il traffico nel frattempo è aumentato a dismisura e sarebbe il caso di rispolverare ed applicare il piano messo a punto dalla SISPLAN, unitamente ad altri provvedimenti di cui tratterò in seguito.
Qui il piano revisionato, dopo le osservazioni dell’ASCOM.

Le centraline per il rilevamento della qualità dell’aria
Esse non risolveranno il problema, nessuno l’ha mai pensato, hanno il mero scopo di evidenziare un dato che al momento non c’è, ed anche se tutti sappiamo, possiamo solo immaginare ma non confermare.
Se il dato esistesse e risultasse quel che a ragione si presuppone, dovremmo necessariamente prendere quei provvedimenti anche drastici, per alcuni addirittura impopolari. Non c’è alternativa, dobbiamo decidere se tenere la testa sotto la sabbia o «sapere».
Per quanto mi riguarda, seppur bipede, non sono uno struzzo; preferisco andare dal medico, prendere conoscenza di una eventuale patologia e avviare un processo di cura, anziché brancolare nell’ignoranza e convivere con una malattia che probabilmente nel tempo, nelle migliori delle ipotesi, si sarà cronicizzata, oltre a lasciarla in eredità ai miei figli, unitamente ad un ambiente pessimo e in continuo peggioramento.

Usi ed abitudini
Non lo dico io, ma se pensiamo ancora di spostarci per 500 metri con l’auto o lo scooter, siamo purtroppo completamente fuori dal mondo.
Personalmente, e fin quando ne avrò forza e possibilità, uso ed adopererò la bicicletta per gli spostamenti che richiedono una certa urgenza (vi assicuro che spesso arrivo prima dei miei amici che percorrono lo stesso tratto in auto, specie negli orari di punta), e quando ho tempo e tranquillità, invece vado a piedi, anche per diversi chilometri.
Quando poi la destinazione è fuori città, preferisco andare con i mezzi pubblici e non avere il disagio del parcheggio, il traffico, la fila in autostrada, l’incidente di percorso e tanti altri pensieri. Preferisco, ma allo stato attuale e con i mezzi che abbiamo, mi rendo conto che l’impegno è stoico e spesso non è possibile; nel qual caso anch’io utilizzo l’auto «cercando» almeno di riempirla, e di non essere l’unico ad usufruirne. Ma anche questo capita, ed a volte il passeggero coincide con l’autista, sprecando per una sola persona, un mezzo altamente inquinante ed invasivo sotto molteplici aspetti, oltre che falsamente comodo.
Convenienza dell’auto
Abbiamo un mezzo che può pesare dall’una alle due tonnellate, un ammasso di metallo fortemente inquinante anche nelle sue parti usurabili, pneumatici, batterie, metalli in attrito, spinto da un motore che produce altri gas nocivi e polveri sottili (PM 10 e PM 2,5), per tenerlo generalmente fermo, in un’area, un box, o in strada.
Allora, per meglio spiegare questo dato, ho fatto due calcoli e mi sono chiesto: «Per quanto tempo ho usato l’automobile lo scorso anno? Quanto mi è costata? Che velocità avrò tenuto in media»?

Ho stimato con dati in eccesso, che in un anno percorro km. 6.215, che il tempo di utilizzo della vettura è stato di 344 ore, pari a poco più di 14 giorni, quindi ne deduco che è stata ferma 8.416 ore, più di 350 giorni, praticamente l’ho tenuta “parcheggiata”, “spenta”, “inutilizzata” per il 96% del tempo.
Ho viaggiato ad una velocità media di (udite udite) ben Km/h 18: altro che guida sportiva.
In effetti, arrotondando sempre per eccesso i decimali, la media in percorso urbano è di Km/h 11, misto urbano extraurbano con prevalenza del secondo Km/h 46, misto con prevalenza in superstrada Km/h 60, misto con larga prevalenza in autostrada Km/h 86.
Altra domanda spontanea, va bene la velocità, va bene il tempo, ma quanto avrò consumato?
Circa L. 350 di gasolio, calcolando un consumo specifico medio di Km/l 18, poco più di un litro all’ora, spendendo circa € 580,00.
Aggiungendo indicativamente € 500,00 di assicurazione, € 150,00 di tassa di circolazione, € 35,00 annuali di revisione biennale, € 100,00 di box mensile, € 250,00 di usurabili, € 100,00 di tagliandi, senza contare il costo di per se della vettura, i parcheggi, i pedaggi autostradali ed eventuali riparazioni meccaniche, oltre le sanzioni eventuali per violazioni del codice della strada, mi è costata in tutto € 2.804,71, che divisa per i poco più di 14 giorni effettivi di utilizzo, fa € 195,68 al giorno, o se vogliamo vederla da un altro punto di vista, se divido per 365 giorni il suo costo complessivo, ossia € 7,30 al giorno, ho pagato € 2.700 per non utilizzarla.

Lo so, è un paradosso, ma pari modo risulta ovvio che dobbiamo rivedere il concetto dell’auto di proprietà; all’estero, in paesi più lungimiranti e virtuosi, lo stanno facendo, implementando ed ampliando le stazioni di car sharing, in visione di un futuro più smart e più a misura d’uomo.

Ammodernamento e costruzione strade
Non occorre aumentare le strade o la capacità anzi, ciò significherebbe portare altre auto in penisola ed aumentare l’inquinamento, anche quello acustico, troppo spesso sottovalutato ma non meno deleterio per la salute umana.
Occorre ridurre la mole di veicoli e non aumentare la velocità.
Necessariamente l’indigeno dovrà cominciare a tenere comportamenti più virtuosi ed usare il buon senso, di contro bisognerà altresì limitare il giungere da altri luoghi con mezzi di proprietà.
Quindi anche limitare il trasporto e consegna merci in orari specifici, impedire l’accesso ai bus turistici in penisola, dare la possibilità di transitare sulla SS 145 solo a chi ha reale necessità tramite permessi ben ponderati; ai turisti potrebbe essere concesso il solo passaggio ed unicamente per il tragitto per raggiungere il parcheggio, prenotato magari utilizzando una semplice app.
E il turismo, ed il commercio? Di cosa vivremmo?

Potenziamento del trasporto pubblico
La Vesuviana Sorrento-Castellammare, dev’essere intesa come una linea metropolitana, con corse ogni 10′ al massimo, e corse notturne anche ogni ora, per dare la possibilità a chi partecipa alle serate sorrentine, di lasciare l’auto negli ampi spazi già cementificati di Pioppaino, che potrebbero essere attrezzati anche per i Bus turistici.
Non mi si dica che non ci sono i soldi. Si tratta di investimenti mirati, e non sbagliati o fatti solo per spendere fondi di cui si è resa disponibilità, ed ogni riferimento alla galleria di Pozzano, il buco nero che ha inghiottito oltre 75 milioni di euro di danaro pubblico e che ci ha solo arrecato disagi, non è casuale. Vedere: traffico in centro a Vico Equense e i danni del camino per l’estrazione dei gas di scarico.
Si tratta di scegliere «i buchi giusti», e per morfologia del territorio quelli ferroviari andavano fatti, così come è lampante che si debba migliorare il trasporto su ferro in penisola, fermo da tempi di cui non ho più memoria. Si pensa alle stazioni, giustamente, ma di come e quali treni debbano giungerci, non c’è nemmeno la teoria.
Raddoppio della linea ferroviaria. Sono sogni?
Ripeto, sono questioni di scelte politiche, basti pensare al TAV Roma-Pompei: quella sarebbe veramente la mazzata finale.

Allora la soluzione è la metrovesuviana?
Già da sola potrebbe risolvere, ma considerando nella peggiore delle ipotesi più che dimezzato il traffico veicolare, e per non lasciare una posizione di predominio, di monopolio alla Metropolitana Sorrento-Castellammare, allora, e solo in quel caso si potrà pensare anche al trasporto alternativo, quello su gomma, quando le arterie stradali saranno libere e scorrevoli.
Infine, volendo ancora intervenire, il terzo sbocco naturale sarebbe il potenziamento delle linee del mare, collegando in un triangolo Napoli, Castellammare di Stabia e Sorrento.

Bike Sharing
Noi qui potremmo usare oltre al car sharing, il bike sharing, anche tenendo conto che c’è un progetto metropolitano «Programma di finanziamenti per il miglioramento della qualità dell’aria nelle aree urbane e per il potenziamento del trasporto pubblico – Decreto GAB/DEC/131 del 3 agosto 2007» cofinanziato dal MATTM e affidato alla partecipata ANEA.
Sono stati previsti stanziamenti per oltre € 350.000,00 per la progettazione, la realizzazione ed il monitoraggio, ma al momento le nostre amministrazioni non appaiono interessate.
Nel progetto, in prospettiva di mobilità sostenibile si inserisce l’intervento proposto con la realizzazione di un sistema di bike sharing, avente come presupposto l’utilizzo combinato bici/autobus, bici/treno. Di tale intervento è prevista l’implementazione in alcuni comuni della penisola sorrentina, luoghi notoriamente a particolare vocazione turistica.
In questo caso infatti il bike sharing può essere utilizzato:
– come mezzo di trasporto sostitutivo per gli spostamenti di breve durata;
– in combinazione con il trasporto pubblico per spostamenti di maggiore lunghezza; ad esempio per raggiungere dal proprio luogo di pernottamento una fermata della linea ferroviaria e/o viceversa, raggiungere dalla stazione ferroviaria i luoghi di proprio interesse.
In aggiunta ai suddetti servizi è ragionevole pensare ad un utilizzo del sistema a vantaggio dei turisti.
Ciò consentirebbe una riduzione di inquinamento acustico, dei gas di scarico, dei consumi di carburante, una maggiore disponibilità di parcheggi, un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici.
Nel POD (programma operativo di dettaglio), i benefici ambientali sono stati calcolati considerando la riduzione del numero di veicoli privati circolanti grazie all’offerta del servizio di bike sharing.
Riduzione delle emissioni

CO         (monossido di carbonio) (kg/anno) 1.431,00
NOx       (ossidi di azoto) (kg/anno) 445,00
PM10     (polveri sottili) (kg/anno) 53,00
CO2           (anidride carbonica) (kg/anno) 214.966,00

SERVIZIO di BIKE SHARING (Penisola Sorrentina)

TIPOLOGIA N. DI BICICLETTE N. VELOSTAZIONI N. STALLI TOTALI PER SINGOLA BICICLETTA N. UTENTI STIMATI COSTO UNITARIO PER VEICOLO
Ped. assistita 36 7 62 437
Ped. standard 59 10 92 670

E tutto questo solo prevedendo il servizio bike sharing, immaginiamo con tutte le misure prospettate cosa potremmo ottenere; ma qui non se ne parla proprio, si ha la convinzione che la bici è da sfigato e si continua a paventare la costruzione di parcheggi.

In conclusione
Sperando di aver fornito spunti di riflessione e prospettive diverse di approccio, tengo a precisare che queste sono idee concretizzabili.
È il programma che vorremmo si adottasse, quegli interventi di cui parliamo da trent’anni oramai, e che se avessimo cominciato ad attuarli allora, per tempo, e non vivere d’improvvisazioni, di misure tampone con le quali era ed è impossibile otturare buchi divenuti voragini, adesso ne vedremmo i frutti e potremmo essere inserite fra le città più «educate» al mondo; allora si che i turisti sarebbero realmente felici di spendere le proprie vacanze in luoghi di benessere psicofisico, e non di stress e smog.
Solo un cieco non vede sui loro volti il terrore nell’attraversare una strada, o il sobbalzare al passaggio ravvicinato di un veicolo, lo spiaccicarsi, l’appiattirsi al muro quando il traffico diventa violento e rumoroso nei momenti di stallo.
Vorremmo che si guardasse al futuro con lungimiranza e non solo all’immediato, non ci occorrono i parcheggi, non servono più strade e più larghe, ci vuole buon senso e desiderio di mettersi in discussione da parte degli amministratori, insieme alla voglia di rinunciare a finte comodità da parte dei cittadini, quali quelle di posare le terga su una poltrona con quattro ruote, che stanno inevitabilmente facendo rotolare noi ed il nostro bel paese verso una inesorabile fine. – 02 maggio 2017 – Salvatore Mare – Movimento 5 Stelle
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