Sorrento, sebbene sollecitati dal Genio Civile, i controlli sul dissesto idrogeologico sembrerebbero non rappresentare una priorità per le Autorità comunali.

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Oltre ad ignorare le disposizioni richieste per il ripristino dello stato dei luoghi delle opere abusive rilevate in passato sul demanio idrico, le Autorità regionali lamentano una scarsa collaborazione da parte dell’UTC ed in particolar modo del Comando di Polizia Municipale con continui rinvii dei sopralluoghi. Crolli e smottamenti come l’evitata tragedia di Ponte Orazio a Meta stanno a significare che il territorio vive una vera e propria emergenza ambientale a cui Autorità locali ed Amministrazioni non possono assolutamente sottrarsi.

   Sorrento –  La costante vigilanza delle zone a rischio rappresenta senz’altro una delle operazioni  fondamentali affinché si possa instaurare una successiva opera di difesa e protezione dalle calamità relative al dissesto idrogeologico. Tuttavia quella che dovrebbe rappresentare sempre una priorità, visto la enorme fragilità dei nostri territori, troppo spesso viene sottovalutata se non totalmente ignorata dalle Autorità locali ed Amministrazioni comunali. Il crollo di Ponte Orazio a Meta rappresenta l’ennesima catastrofe che probabilmente si poteva evitare se vi fosse stato da tempo maggiore attenzione e consapevolezza verso determinate tematiche, come il rischio idrogeologico. La cui attenzione, per un territorio morfologicamente fragile come quello sorrentino, dovrebbe senz’altro rappresentare una priorità per chi amministra.

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Manutenzione e costante monitoraggio dei rivoli e dei valloni potrebbe rappresentare un primo importante passo in tale direzione. Il controllo delle vie d’acqua (evitando che esse siano deviate e spesso in modo abusivo vengano cementificate ed in alcuni casi persino tombate),  le norme relative alle distanze, (entro le quali non è possibile realizzare alcuna struttura), vengano rispettate, costituiscono importanti mansioni eseguite da Autorità Regionali, come il Genio Civile. L’insieme  dei corsi d’acqua e relativi alvei fanno parte del Demanio Idrico, mentre le sponde  esterne degli argini che potrebbe essere soggette ad invasione solo in caso di eventi straordinari, appartengono ai proprietari dei fondi rivieraschi. Pertanto i periodici sopralluoghi, eseguiti dai tecnici regionali lungo il Demanio Idrico,(al quale nella maggior parte dei casi si accede attraversando proprietà private), oltre a quella dell’ Ufficio Tecnico Comunale, necessita della collaborazione  della Polizia Municipale. Purtroppo, nonostante l’importanza delle operazioni, molto spesso viene a mancare tale sostegno ed i tecnici regionali sono costretti a sobbarcarsi delle inutili trasferte. Una scarsa sinergia che ultimamente  viene evidenziata dal Genio Civile qualora  i sopralluoghi interessano il reticolo idrografico del Comune di Sorrento. Infatti,  in passato si sono dovute vivere situazioni imbarazzanti presso l’Ente di Piazza Sant’Antonino, a causa di improvvise disdette di sopralluoghi in precedenza stabiliti.  Giustificate da costanti sopravvenute emergenze non tanto a parte dei tecnici comunali, ma in particolar modo dal Comando di Polizia Municipale. Causando, in tal modo, una serie di visite a vuoto da parte dei Tecnici regionali.

Inoltre l’ignorare in modo assoluto le disposizioni richieste per il ripristino dello stato dei luoghi, qualora i sopralluoghi effettuati dai tecnici regionali evidenziano, lungo il demanio idrico, la presenza di opere abusive, sembrerebbe essere una ulteriore anomalo modo di procedere da parte del Comune di Sorrento. Secondo la prassi, dopo sopralluoghi eseguiti in modo congiunto dal personale dell’Ufficio Tecnico Comunale, Funzionari del Genio Civile di Napoli e Provincia, e Agenti di Polizia Municipale, qualora vengono rilevate e verbalizzate delle situazioni di abusivismo, spetta all’UTC relazionare per poi passare alla fase successiva in cui il Sindaco adotta i dovuti provvedimenti in merito.  Ebbene finora, nonostante lungo valloni e rivoli ,siano state rilevate innumerevoli situazioni di abusivismo, che  contribuiscono ad innalzare  il rischio  relativo al dissesto idrogeologico, non risulta essere stato adottato alcun provvedimento da parte della Amministrazione comunale.

In tale occasioni come è noto  oltre all’Art. 54 del D.lgs n. 267 del 18/08/2000,  dovrebbero essere in modo categorico applicate le norme relative al  Regio Decreto n.523 del 25 luglio 1904 – Testo unico sulle opere idrauliche, che tuttora in vigore, regola la distanza  delle strutture dai corsi d’acqua, che spesso viene totalmente ignorato. Un inspiegabile e quanto meno singolare stato di inerzia che in ogni caso sta a dimostrare quanto il dissesto idrogeologico, per un territorio fragile come quello sorrentino sia preso in considerazione sia dalle Autorità locali ma sopra tutto dall’Amministrazione comunale. Il cui vertice, secondo l’art. 15 della Legge n. 225/1992 dovrebbe, tra l’altro, rappresentare il primo responsabile sul territorio di tutte le attività di Protezione Civile. Non solo l’Art. 36 del DPR n.66/1981 prevede che sia compito specifico e prioritario del Sindaco informare le popolazioni circa le situazioni di pericolo o comunque connesse con esigenze di Protezione civile. In penisola sorrentina, prendendo in considerazione soltanto gli ultimi eventi, come la frana a Capo di Sorrento, ai crolli nel Vallone dei Mulini ed infine al Ponte Orazio a Meta, è evidente che la natura, di fronte a tale noncuranza, continua a sobbarcarsi anche tale compito… –  – 07 aprile 2017– salvatorecaccaviello.

 

 

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