GOVERNO RISCHIA GROSSO. DIVISIONI SULLA MANOVRA ECONOMICA

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ROMA – Il governo ora rischia grosso. La manovra economica, che secondo alcuni quotidiani sta provocando uno scontro durissimo all’interno della maggioranza e che potrebbe provocare le dimissioni del ministro Giulio Tremonti, rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso di un governo già debole da mesi, dopo l’abbandono alla maggioranza da parte di Fini e Futuro e Libertà.
Prima del vertice decisivo tra Berlusconi, Bossi e Tremonti, è stato lo stesso leader della Lega a confermare la giornata molto delicata per l’esecutivo, rispondendo di sì ai cronisti che gli chiedevano se il governo rischia sulla manovra, per poi correggere parzialmente il tiro con il gesto della mano a destra e sinistra, a significare ‘così così’, all’uscita dopo l’incontro. Lo stesso Tremonti, prima del vertice, ha smentito le voci di presunte “dimissioni in tasca”. «No, in tasca ho solo una manovra molto seria e responsabile che sarà oggetto di un dibattito molto serio e responsabile. E sarà una manovra nell’interesse dell’Italia e degli italiani», ha detto il ministro dell’Economia.

AUMENTI AGLI STATALI CONGELATI Stop agli aumenti di retribuzione, anche accessori, per il personale delle pubbliche amministrazioni, fino alla fine del 2014. È quanto prevede la bozza della manovra finanziaria.
La bozza prevede anche una proroga del turn over nel pubblico impiego ancora per un anno, ma esclude dalla stretta i Corpi di Polizia, i Vigili del Fuoco e agenzie fiscali.

LA SPENDING REVIEW Addio tagli lineari: parte dal 2012 il processo di ‘spending review’ «mirata alla definizione dei fabbisogni standard propri dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato». È quanto si legge nella bozza della manovra, in cui si sottolinea che «in caso di omessa trasmissione dei dati» relativi alla revisione della spesa degli enti interessati, «senza motivata giustificazione entro il termine previsto, l’amministrazione competente riduce la retribuzione di risultato dei dirigenti responsabili nella misura del 2%».

CROCE ROSSA PRIVATIZZATA «A decorrere dal primo gennaio 2012» viene privatizzata la Croce Rossa Italiana e il personale non militare rischia di essere posto in mobilità. Verranno invece risolti entro l’anno tutti i contratti a termine. È quanto si legge nella bozza della Manovra finanziaria. Da tale giorno l’ente «ha propria personalità giuridica di diritto privato e piena capacità giuridica e patrimoniale per il raggiungimento dei suoi fini» e «si configura come ausiliaria e collaboratrice delle P.A. nelle attività umanitarie e sociali messe in atto da quest’ultime». La ‘vecchià Cri verrà messa in liquidazione e «il personale civile con rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato», se «non assunto, su chiamata e con il proprio consenso, è posto in mobilità».

DONNE IN PENSIONE A 61 ANNI DAL 2012 Dal 2012 per «le lavoratrici dipendenti e le lavoratrici autonome la cui pensione è liquidata a carico dell’assicurazione generale obbligatoria», il «requisito anagrafico di 60 anni, per l’accesso alla pensione» è incrementato «di un anno». È quanto si legge nella bozza della manovra finanziaria, in cui si sottolinea che «i requisiti anagrafici sono ulteriormente incrementati di un anno a decorrere dal 2014, nonchè di un ulteriore anno per ogni biennio successivo, fino al raggiungimento dell’età di 65 anni».

VIA LIBERALIZZAZIONI DELLE PROFESSIONI «Le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle professioni, diverse da quelle di architetto, ingegnere, avvocato, notaio, farmacista, autotrasportatore, sono abrogate quattro mesi dopo l’entrata in vigore dal presente decreto». È quanto si legge nella bozza della Manovra finanziaria. La bozza spiega che il termine «restrizione» comprende «la limitazione del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica attraverso la concessione di licenze o autorizzazioni amministrative per l’esercizio, senza che tale numero sia determinato, direttamente o indirettamente sulla base della popolazione o di altri criteri di fabbisogno». Cade quindi anche «l’attribuzione di licenze all’esercizio di una professione solo dove ce ne sia bisogno secondo l’autorità amministrativa», oltre al «divieto di esercizio di una professione al di fuori di una certa area geografica e l’abilitazione a esercitarla solo all’interno di una determinata area». Decadono anche «l’imposizione di distanze minime tra le localizzazioni delle sedi deputate all’esercizio della professione», «il divieto di esercizio della professione in più sedi oppure in una o più aree geografiche» e «la limitazione dell’esercizio della professione ad alcune categorie professionali o divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di taluni prodotti». Fra le restrizioni che scompaiono, anche «la limitazione dell’esercizio della professione attraverso l’indicazione tassativa della forma giuridica richiesta all’operatore», l’imposizione «di requisiti professionali in relazione al possesso di quote societarie», «l’imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura di beni o servizi» e «l’obbligo di fornitura di specifici servizi complementari all’attivit… svolta». Il testo prevede comunque che «singole professioni possono essere escluse, in tutto o in parte, dall’abrogazione delle restrizioni», ad esempio nel caso in cui «la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico».

ROMANO: MINISTRI SENZA STIPENDIO «Dal prossimo mese i ministri non avranno lo stipendio, solo quello da parlamentare». Lo ha detto il ministro delle Politiche Agricole, Saverio Romano uscendo da Palazzo Grazioli.

MONTEZEMOLO: BALLETTO FOLLE «Mi sembra semplicemente folle e irresponsabile il balletto, a cui stiamo assistendo in queste ore, tra le diverse ‘animè del Governo, relativamente ai conti pubblici. Sento continuamente ripetere che l’Italia non è la Grecia. Stiamo attenti. Non è ripetendo ritornelli rassicuranti che ci mettiamo al riparo da rischi fin troppo reali». È quanto si legge in una nota di Luca Cordero di Montezemolo. «Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: massimo supporto alla linea del rigore del Ministro dell’Economia, non esiste alternativa e non è tempo di rotture o dimissioni, richieste o ricercate», aggiunge Montezemolo, sottolineando che «lo spazio per i giochi della politica e per le partite di potere personale si è esaurito, siamo sulla linea del Piave, gli impegni sul deficit vanno mantenuti presto e senza esitazioni».

«Vorrei ricordare a tutti, Ministro dell’Economia compreso, che fino a qualche mese fa la favola che eravamo usciti più forti del resto dell’Europa dalla crisi economica andava per la maggiore. Qui – prosegue Montezemolo – abbiamo bisogno di rigore nei conti e coraggio nell’indirizzare le poche risorse verso la crescita, ad incominciare dalle liberalizzazioni e dalla concorrenza totalmente ignorate dall’esecutivo a tutto vantaggio dei monopoli piccoli e grandi e delle aspirazioni neostatalistiche di una parte dei Ministri di questo Governo ‘liberalè».

TERZO POLO: OK SE MISURE ANTI-DEFICIT Il Terzo Polo è pronto a sostenere le misure del governo antideficit, ma a condizione che siano «credibili ed efficaci». È questo, in sintesi, il contenuto di una nota congiunta dei deputati dei gruppi del Terzo Polo Benedetto Della Vedova (Fli), Gian Luca Galletti (Udc), Linda Lanzillotta (Api), e Giuseppe Reina (Mpa). «Ribadiamo la nostra attenzione sulla fragilità dei conti pubblici italiani. L’allentamento del rigore – spiegano gli esponenti del Terzo Polo – accrescerebbe la sfiducia dei mercati e rischierebbe di far precipitare l’Italia nel baratro finanziario. Il nostro giudizio complessivo sulla politica economica del governo Berlusconi e sulla sua responsabilità per gli scarsi tassi di crescita del Paese – aggiungono i parlamentari centristi – è definitivamente negativo e include una critica severa ai tagli lineari, e non selettivi, operati sulla spesa pubblica. Diamo però atto al ministro Tremonti di avere agito per evitare che alla mancanza di crescita si sommasse il ritorno alla politica del deficit di bilancio». «Il contenimento del disavanzo a livelli accettabili, nell’attuale situazione, è forse – si legge ancora nella nota – l’unico elemento di credibilità della situazione italiana e come tale va assolutamente preservato. Per questo, nel caso in cui all’interno della maggioranza perdurassero gli scontri irresponsabili che rischiano di gettare nel discredito dell’inaffidibilità internazionale la finanze pubbliche del Paese, i parlamentari dei gruppi del Terzo Polo valuteranno con senso di responsabilità nazionale la possibilità di assicurare il loro sostegno per il varo delle misure di contenimento del deficit, riduzione del debito e rilancio della crescita economica, capaci di assolvere agli inderogabili impegni europei. Nel caso in cui – concludono i quattro parlamentari – si arrivasse a un compromesso inefficace all’interno alla maggioranza, ad annacquamenti e rinvii delle misure necessarie, escludiamo ogni possibilità di sostegni parlamentari».

TREMONTI, GIALLO DIMISSIONI Tremonti resisterà? Il ministro dell’Economia avrebbe minacciato le dimissioni proprio alla viglilia della presentazione della manovra. Almeno a quanto si vocifera nel governo. Il ministro infatti non intende ammorbidire la manovra. “Chi parla in questi termini – assicura Tremonti – non ha capito cosa sta succedendo sui mercati. Venerdì scorso lo spread tra Btp e Bund ha sfondato il record, pensavamo fosse finita, e oggi il differenziale ha raggiunto i 223 punti: 9 in più rispetto a venerdì”. Tremonti ha garantito che non metterà mai la firma su una manovra all’acqua di rose che possa “mettere a rischio i titoli pubblici e quindi i risparmi di milioni di famiglie italiane” e farci rischiare di “fare la fine della Grecia”. Ma nè Bossi Berlusconi sembrano disposti ad ascoltarlo. Intanto è previsto in mattinata l’incontro tra Berlusconi, Bossi e Tremonti prima del vertice di maggioranza, proprio per tentare un’ultima mediazione. Ma Tremonti non intende farsi intimidire e potrebbe anzi minacciare le dimissioni. E, probabilmente, Berlusconi non ha nessuna intenzione di trattenere il ministro.

La violenta polemica scatenata contro Tremonti da Guido Crosetto (fedelissimo del premier), è stata la spia del malumore crescente che si respira a palazzo Grazioli. “Sono stanco – dice in privato il Cavaliere – di sentirmi dire: o così o niente. Questa volta Giulio, se insiste, potrà essere sostituito”, si legge su Repubblica. “Io – osserva il premier – condivido l’obiettivo del pareggio di bilancio, la tutela del debito italiano. Ma Tremonti non propone nulla per lo sviluppo e se il Pil non cresce, anche il rapporto con il debito è destinato a peggiorare”. “Nessuno di noi conosce questa benedetta manovra – confida un ministro furioso a Repubblica – Tremonti non ce l’ha fatta leggere. Ma se pensa di fare come l’altra volta, di farci votare in 3 minuti un pacco misterioso, si sbaglia di grosso”.

Anche in Parlamento, Tremonti non ha molti ‘amici’. “Quello che tagliò meglio di tutti i costi della politica – ricorda il ministro Gianfranco Rotondi – fu il cavaliere Benito Mussolini. E anche allora i giornali applaudirono. Questo non significa che fosse una cosa giusta. Oltretutto è come se il Cda di un’azienda pensasse di andare avanti insultando e prendendo a schiaffi gli azionisti: i parlamentari alla fine si arrabbiano e ti mandano a casa, tanto dal primo maggio non si può più minacciare elezioni anticipate. E io a casa non ci voglio andare”. L’arma forte di Tremonti è però la minaccia di un attacco fenomenale della speculazione. Il rischio c’è e il crollo simultaneo di tutti i titoli bancari lo scorso venerdì è stata un’avvisaglia di quello che potrebbe accadere. Intanto tra i nomi che si fanno strada in un possibile dopo Tremonti c’è Lorenzo Bini Smaghi. Membro del board della Bce, Bini Smaghi è in corsa per andare al vertice della Banca d’Italia dopo l’accordo raggiunto all’ultimo Consiglio europeo sulle sue dimissioni da banchiere europeo.

fonte:leggo