COSTA D’AMALFI CON IL TURISMO NEL DNA, ARCHEOLOGIA UN CAMPO DA ESPLORARE

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COSTA D’AMALFI  CON IL TURISMO NEL DNA

LA LEZIONE DELL’ARCHEOLOGIA UN CAMPO ANCORA TUTTO DA ESPLORARE

Di Giuseppe Liuccio

La Costa d’Amalfi ha il turismo nel DNA. Basta rifarsi alla storia non solo recente ma anche passata per rendersene conto. E là dove non ci sono testimonianze scritte viene in aiuto l’archeologia con reperti di grande pregio artistico e di assoluto valore di documentazione. Di epoca romana sono le Ville Marittime di Minori, Amalfii e Positano, dove la ricca sempre e, qualche volta, anche colta borghesia  trascorreva lunghi periodi dell’anno in “convivia” all’insegna di prelibatezze e leccornie allietati da canti di musici, danze di cortigiane discinte e compiacenti, conversazioni di letterati e filosofi spesso  assoldati per fare corona  al padrone di casa che curava, così, la sua immagine con un ritorno in  termine di prestigio e di potere.Era l’esaltazione dell'”otium” che  curava fisico e mente, corpo ed anima.

Quella meglio conservata è la Villa Marittima di Minori, che appare fin da subito dotata di tutti,gli optionals di una dimora di lusso, dove venne a svernare una fetta consistente di antica nobiltà ricca di titoli e sesterzi. E’ organizzata su due piani, curata con affreschi e mosaici, attrezzata con strutture termali, ninfeo, piscina, peristilio e “viridarium”. Risale al I secolo dopo Cristro,Non mancano testimonianze della stessa epoca a Marina di Vietri, che già con gli Etruschi fu potente di traffici e commerci con il nome di “Marcinna” e poteva contare su di un porto naturale molto frequentato nell’attuale insenatura di Fuenti.

Interessanti testimonianze sono venute alla luce in più località nel territorio di Tramonti. A Polvica è stata scoperta una Villa rustica, anch’essa risalente al I secolo d,C. Altre testimonianze si trovano a Cesarano. Evidentemente le ville rustiche di Tramonti costituivano “unità produttive con le grandi ville dell’otium del litorale ed erano organizzate per lo sfruttamento del suolo tramite la coltivazione della vite, l’impianto di orti e frutteti, la raccolta di castagne e lo sfruttamento dei boschi alle quote più elevate”, come sottolinea in un bel saggio di Domenico Camardo. E questa “romanità” del territorio è testimoniata anche dai toponimi  prediali di alcuni casali tuttora esistenti come Campagnano, Capitignano, Corsano, così come quello di Figline, che ritenuto per secoli collegabile alla presenza di un orfanotrofio è,invece. da riferire più correttamente alla lavorazione della ceramica.”Figlinae” in latino era il termine con sui si indicava tutto il vasellame di terracotta..

Ma  la presenza di insediamenti d’epoca romana sta a dimostrare che il Valico fu una strada di collegamento tra il mare della costa e Nuceria, città popolosa, potente e ricca e, di là, con Pompei, Ercolano e Stabia, che furono località di grande prestigio artistico, culturale e, conseguentemente, turistico alle foci del Sarno. L’archeologia ci consente, così, di ridisegnare vie di comunicazioni ed interconnessioni culturali di cui fu testimone/protagonista l’antica Campania, non a caso chiamata, “Felix”, a testimoniare non tanto e non solo la fertilità del suolo, ma anche la mitezza del clima e la bellezza dei paesaggi e in grado, quindi, di offrire soggiorni gradevoli e per questo ricercati dalle classi abbienti e, conseguentemente, esaltate nelle opere di grandi letterati:Virgilio, Orazio, Tibullo, ecc.

D’altra parte tutta la Costa del Basso Lazio, da Formia a Gaeta, da Sperlonga a Terracina, lungo tutto il litorale domiziano e fino a Baia, Bagnoli, Pozzuoli, per finire a Capri con quell’arditezza della Villa di Tiberio a volo d’infinito,  sono una prova tangibile di questo Giardino dell’Eden, regno delle Sirene. luogo deputato   alla “Dolce Vita dell’antichità”

Forse non sarebbe peregrino se la Sovrintendenza ai Monumenti, che è destinataria di un cospicuo finanziamento per celebrare gli “Ozi Marittimi” ne destinasse una fetta a recuperare questi itinerari che testimoniano il protagonismo della Costa di Amalfi nel vasto circuito del mercato turistico di qualità di Basso Lazio e Campania già nel I secolo d.C, anche per rianimarne la vitalità sul piano dell’ARCHEOGUSTO (archeoagricoltura, archeoflovivaismo, ancheoenogastronomia, archeoattività del tempo libero, ecc.).Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta se fossimo fecondati dal “daimon” della ricerca e dalla “curiositas” della scoperta per legare il presente al passato e costruire il futuro.I sindaci delle Costa, a cominciare a quello di Minori, sollecitino in questa direzione il Ministro dei Beni Culturali, On,  Dario Franceschini, molto sensibile a questi temi. Si potrebbe anche ipotizzare, e pechè no?, una sezione autonoma  della Sovrintendenza che  curi ed amministri questo patrimonio archelogico della Costa d’Amalfi per qualificare,arricchire e diversificare l’offerta turistico/culturale del territorio

 

Giuseppe Liuccio

liucciogiuseppe@gmail.com