Il Napoli c’è ma quanta paura

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Mertens segna il 20° gol in campionato, doppietta di Insigne

Azzurri avanti 0-3 dopo 39′ con la doppietta di Insigne e una perla di Mertens. Al 6′ Skorupski para un rigore a Dries. Nella ripresa i gol di El Kaddouri e Maccarone su rigore

Il confine tra l’estasi e il tormento è un interruttore invisibile, però percettibile, che trasforma Empoli-Napoli in un’ora e mezza di straordinaria follia, la partita che non t’aspetti (mai e poi mai), perché ormai sembra tutto perfettamente scritto e non c’è traccia di doversi perdere tra Kafka e Freud: è calcio, talvolta «scienza» esatta, ma quando il pallone non si mette a rotolare in quel labirinto ch’è il cervello si finisce altrove, tra l’angoscia e la psicologia. Quarantacinque minuti a godersi il Napoli, nella sua ammaliante – quasi ordinaria, eppur neanche ostentata – bellezza: 0-3, con persino un rigore sbagliato e un dominio del campo, del gioco, dello spazio, dei tempi che indurrebbero a distrarsi, perché tanto è andata. Poi si spengono le luci, s’inaridisce il talento, s’oscura ogni orizzonte, anche il più prossimo, e finisce con l’Empoli che va vicinissimo all’impresa, si contorce per la sesta sconfitta consecutiva, ma almeno ha gocce di autostima che torneranno utili in questo finale incandescente.

PRIMA PARTE. Quando si dice: non c’è partita. E’ un tempo, e sembra basti, perché il Napoli fa quel che vuole, scappa via dal pressing avversario, lo doma, anzi lo castiga prendendosi il pallone dai piedi di Costa dopo spregiudicato appoggio di Dioussé (e rigore di Mertens, al 7′, che Skorupski para ancora: e siamo a tre su otto), poi lo stordisce, lasciandosi guidare da Jorginho, appoggiandosi su Insigne (19′: gol con ringraziamento a Costa), raschiando il fondo del talento di Mertens (la ventesima perla è su punizione dai 25 metri) e poi sistemando il fiocco dal dischetto (38′: stavolta con Insigne, che chiede e ottiene l’«autorizzazione» da Jorginho). E’ palpabile la differenza, apparentemente incancellabile; ci sono analogie – vero – nella scelta di giocare, ma la qualità del Napoli è così alta (da applauso, 13′, la sinfonia nello stretto da Mertens, Callejon, Insigne e Hamsik e una autorevolezza che spinge a sospettare finisca in goleada.

SECONDA PARTE. Né l’ipotesi di essere in presenza d’un Evento, o di qualcosa che possa somigliargli, s’avverte nella ripresa, quando il Napoli continua a essere padrone di se stesso con un possesso palla che viaggia intorno al 66% ed è ritmato da Jorginho. Però compaiono tracce di accademia, una forma di narcisismo che introduce al distacco tra la mente e il corpo: perché il Napoli smette di correre, di danzare, quasi di presenziare alla propria domenica e scopre fatalmente di non saper ritrovare né coordinate (è uscito Jorginho), né dinamismo, né vibrazioni che Hamsik non gli dà, che Ghoulam ha smarrito, che l’Empoli scova prima con una serie di «infiltrazioni pericolose» di Thiam (tre volte in area) poi con la punizione di El Kaddouri (25′), a modo suo una scarica elettrica sulla partita.

THRILLER. Era successo già a Roma, al Napoli: aveva le chiavi del castello e ha rischiato di ritrovarsi nello scantinato a lacrimare; e a Empoli sta per capitare ancora, di avvertire il brivido freddo d’un choc che non ha spunti razionali, né argomentazioni tecnico-tattiche plausibili. Martusciello non stravolge ma ritocca (fuori Pucciarelli, che non ci sta e si prende una lezioncina a caldo, poi Diussé e largo a José Mauri e a Maccarone) ma è sparito il Napoli, incapace di tenere un pallone (sette tiri nel primo tempo, appena quattro nella ripresa), di nascondere quella sua preoccupazione che il rigore di Maccarone (35′: per fallo di Ghoulam su Krunic) dilata, sino a sgretolare anche la più elementare delle certezze che invece diventano ombre sul destro di Thiam (43′) utile per sbuffare, per buttar fuori dall’anima ciò che è visibile a occhio nudo. Il terrore dipinto negli occhi di chi vuole, vorrebbe essere Grande, e fa una fatica disumana per riuscire a diventarlo. Ma sono cinque vittorie consecutive in trasferta, otto di vantaggio sull’Inter, sei sulla Lazio: c’è chi sta peggio del Napoli. E anche dell’Empoli.

fonte:corrieredellosport