Vicenda Vassallo il Cilento trema

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Il coinvolgimento della figlia del generale Domenico Pisani, Ausonia, nella vicenda di due omicidi a Roma legati alla droga hanno aperto uno scenario sconvolgente , che neanche in una “fiction” ci saremmo immaginati, alla vicenda dell’omicidio del sindaco pescatore Angelo Vassallo, ma, stando all’inchiesta della Procura, e all’attenzione dedicata, con grande continuità e professionalità, e sopratutto persistenza e rilevanza, dal quotidiano La Città, viene svelata oggi quasi nei minimi dettagli in un reportage di Luigi Colombo


Le citazioni di Hamingway, impresse nei piccoli cartelli affissi lungo la strada che conduce al porto di Acciaroli, sono ormai sbiadite. Qualche turista si ferma a leggere, la scritta ricorda della festa che Angelo Vassallo stava organizzando dedicata proprio allo scrittore americano che pare abbia più volte soggiornato nel piccolo borgo. Poi va avanti, lungo la sabbia bianca e l’acqua cristallina. Tira una leggera brezza, ma la giornata è ottima per i bagnanti. I pescatori ormai hanno lasciato il posto agli altri “abitanti” di questa terra: centinaia di turisti che giá da qualche fine settimana ormai affollano il paese delle “cinque vele”. • Ma ad essere sbiaditi non sembrano essere solo i cartelli del premio nobel. Sembra esserci un velo sottile che ricopre l’intero porto. C’è nell’aria qualcosa di strano, si sente, si tocca, quasi ti bagna come quelle splendide acque onore e vanto del sindaco Vassallo. Perché la notizia dell’arresto della figlia del generale Domenico Pisani, Ausonia, accusata di un duplice omicidio a Roma, ha scosso in molti. Anche se passeggiando tra le stradine di Acciaroli, qualcuno dice ancora di non sapere di quel fermo e di quelle accuse inquietanti. Altri, però, preferiscono non parlarne. Non la conoscono, o non la vedono da anni. Qualche altro passo e altre chiacchiere. «Si, aveva problemi con la droga, lo sapevamo tutti qui in paese, ma non si vede da parecchio», confessa qualcuno. • L’impressione è che sia la caratura del padre a incutere un certo timore. Il generale è stato uno dei fondatori dei Ros e poi a capo di stato maggiore dell’Arma dei carabinieri. Un personaggio che ha sempre riscosso, quando rientrava nel suo paese d’origine e nella casa di Cannicchio, molto rispetto. • E se le cronache di tutti i giornali sono piene di presunti collegamenti tra la mattanza romana a cui avrebbe partecipato la figlia di Pisani e l’assassinio del sindaco di Pollica, in molti preferiscono non dire nulla. O meglio, se na parla nella cerchia ristretta degli amici. Non si può altrimenti, anche dopo le dichiarazioni di Dario Vassallo, fratello di Angelo, che parla di «pista giusta», ma di un «rischio di insabbiamento» dell’inchiesta. • E fa strano passare da un sostanziale silenzio su quello che è accaduto alle confessioni di un’altra parte degli abitanti del paese.Dove i contrasti tra il sindaco ucciso e il generale non sono solo noti, ma vengono cacciati fuori a chiare lettere. «Lo sanno tutti che non correva buon sangue, pare per una questione di permessi edilizi negati». • Ovvio, da qui a sostenere che il generale possa essere in qualche modo coinvolto nell’omicidio è ipotesi a dir poco fantasiosa. E lo sa anche la famiglia Vassallo. «Nessuno di noi ha mai sostenuto questo – dice Antonio, figlio di Angelo. Però è un fatto che il generale avesse intorno persone che non erano considerate, per così dire, specchiatissime». Fatti e circostanze che sono state riferite fin dal primo momento al procuratore capo di Salerno Franco Roberti. Ma che fino ad ora non hanno trovato alcun riscontro oggettivo, né vi sarebbero ipotesi investigative che puntano in questa direzione. • Acciaroli in questi giorni sembra una cittá di medie dimensioni: negozi e bar affollati, ristoranti pieni. L’estate è arrivata e con essa il flusso di persone che da anni si riversa in questo borgo incontaminato del Cilento. Per il resto dell’anno, però, conta pochissimi abitanti. Si conoscono tutti. E proprio per questo, a nove mesi di distanza, sembra ancora più assurdo che una persona – seppur in un luogo isolato e in tarda serata – abbia potuto esplodere nove colpi di pistola trucidando il primo cittadino e nessuno possa fornire un qualche elemento utile agli investigatori. Non è credibile, e lo sanno gli stessi inquirenti che in più occasioni hanno lanciato l’appello alla collaborazione. • Come tutti sanno di frequentazioni, che per la gente del posto sono poco raccomandabili, anche dell’altro ufficiale dell’Arma che qui è spesso in villeggiatura e che rimosse la telecamera al porto poche ore dopo l’assassinio, per poi consegnarla agli investigatori solo successivamente. «Anche lui è molto amico degli Esposito, una famiglia napoletana non ben vista», ti spiegano. Nessuno sembra credere alla “cricca” di affaristi pronti a spartirsi il territorio. Ma, allo stesso tempo, tutti ripetono che molti affari si concentrano nelle mani di poche persone. • Ibagnanti si godono il sole e il mare, la buona cucina. Forse volutamente ignari di ciò che qui sta accadendo. Di quel “velo”, dicevamo, che va squarciato al più presto.

Terre di rara bellezza, quelle del Cilento. Scenari mozzafiato che si aprono ad ogni curva che t’accompagna da Agropoli alla fine della provincia salernitana.Terre di grandi interessi economici, quelle cilentane. Terre, talvolta, di sangue e cemento. • L’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo ha acceso lo scorso anno i riflettori su un territorio che troppo spesso era stato dimenticato dagli stessi investigatori. Ma che, invece, stava diventando, e che per alcuni versi lo è diventato, terra di bottini per speculatori e organizzazioni criminali. E la posizione geografica non ha donato solo bellezze incredibili, ma anche insolite alleanza criminali tra le cosche calabresi e quelle campane. Da almeno trent’anni camorristi, latitanti e personaggi legati alla criminalitá organizzata hanno messo gli occhi su questa perla. Per farne il loro territorio di conquista. • La costa cilentana è sotto lo scacco della camorra che, «come una pianta carnivora, sembra bella da vedersi, ma è distruttiva se t’avvicini. Ma Così facendo, ostinandosi a non voler vedere ed ammettere molti da queste parti ne sono diventati di fatto complici, ridotti a recitare il ruolo delle famose scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano, quando non peggio», dice Giuseppe Tarallo, ex sindaco di Montecorice ed ex presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e ambientalista di lungo corso. «E’ tempo che qualcuno analizzi seriamente chi si è impossessato del fronte mare, quali interessi gravitano in quest’area – aggiunge Tarallo. Da anni ho segnalato questi pericoli, ed è importante dare il via al più presto a quella che è stata definita “l’anagrafe degli investimenti”. Perché giá ora c’è il rischio di ritrovarsi con l’80 per cento della costa cilentana in mano alla camorra». Perché sono troppi anni che personaggi poco raccomandabili da queste parti fanno il bello e il cattivo tempo. «Sono arrivati qui oltre trent’anni fa come villeggianti – racconta ancora Tarallo. Poi man mano hanno creato una fitta rete di protezione e giá ora è condizionano le scelte di alcune amministrazioni comunali. Bisogna dare al più presto una risposta a questa domanda:da dove viene tutto il cemento rovesciato qui in questi anni? Il primo presidio di garanzia dobbiamo essere noi cittadini. Ma le istituzioni devono dare un segnale forte. Il primo, ad esempio, potrebbe essere quello di demolire per sempre il Castelsandra e i quattro immobili a Ripa Rossa di Montecorice». • Molti, troppi, gli episodi inquietanti del passato che ancora lasciano il segno in questo territorio. • Ad Acciaroli negli Novanta scontò quattro anni di soggiorno obbligato, ma restando sempre attivo al servizio del crimine organizzato, Francesco Muto, il “re del pesce” di Cetraro e capo di una delle più agguerrite ’ndrine che ipotecava affari e crimine dell’alto Tirreno. Muto, secondo il racconto del superpentito di camorra Mario Pepe, riuscì ad impossessarsi grazie all’usura della prima pescheria all’ingresso di Acciaroli. • Dall’altro lato, invece, vi era l’espansione nel Cilento degli uomini del boss Ferdinando Cesarano e dei presunti prestanome di Carmine Alfieri, ex capo della Nuova Famiglia negli anni Ottanta, diventato collaboratore di giustizia. «Negli ultimi anni il valore degli immobili e dei terreni nel Cilento è arrivato alle stelle – denuncia Legambiente nell’ultimo rapporto Ecomafia. Si toccano perciò gli interessi dei piccoli proprietari terrieri, questuanti perenni di microvarianti al piano urbanistico, degli speculatori edilizi alla ricerca di soldi facili, e della camorra». • Una colonizzazione del Cilento da parte della criminalitá organizzata cominciata quasi trent’anni fa. La Nuova famiglia, il cartello dei clan che si contrapponeva alla Nuova camorra organizzata di Cutolo, aveva stabilito negli anni Ottanta il proprio quartier generale a Castellabate. Il potentissimo clan dei Nuvoletta gestiva, di fatto, l’Hotel Castelsandra, che ancora oggi sorge sulla scogliera, a strapiombo sul mare, alla fine del bosco di San Marco di Castellabate. E dove per anni hanno trascorso la villeggiatura i più importanti e pericolosi boss dell’epoca.«Dopo la fine della guerra di camorra e l’inizio dell’egemonia dei Casalesi – viene ricostruito sempre nel rapporto Ecomafia – la colonizzazione del Cilento da parte della criminalitá organizzata si è fatta molto più silenziosa. Non più occupazione militare del territorio, ma insediamento lento e graduale». • Gli imprenditori e le societá vicine ai clan stanno comprando il Cilento pezzo per pezzo. I Cesarano, i Moccia di Afragola, i Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano, gli Schiavone di Casal di Principe investono da queste parti i loro soldi nel cemento, nella ristorazione, nel settore alberghiero. Senza però dare mai troppo nell’occhio. • E ancora oggi molte delle attivitá che vengono avviate da queste parti, sembrano nascere dal nulla. Con un unico denominatore: la certezza di una valanga di soldi da investire. Ristoranti, discoteche, che somigliano più a “lavanderie” che ad attivitá pronte a scontrarsi col rischio d’impresa. «Per la posizione geografica non ci sono dubbi che il Cilento e le aree protette, soprattutto quelle che hanno una propensione verso il mare, sono nel mirino delle Ecomafie – dice Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania. E non basteranno nè le forze dell’ordine, nè gli amministratori coraggiosi a difenderli, se non ci sará un concorso di forze, dalle forze sane, dai cittadini, dagli imprenditori onesti, dagli intellettuali che restano, per tentare uno sviluppo profondamente diverso». Per Buonomo, queste aree sono sottoposte «a un tentativo di corruzione paesaggistica, ambientale e territoriale». Da qui l’appello: «Se è vero che, come tanti dicono di credere, si tratti di un patrimonio, o se preferite di un un bene, comune, questa terra non può essere lasciata sola».