Il Salvator Mundi di Leonardo a Napoli VIDEO

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Il Salvator Mondi di Leonardo a Napoli

Raramente Napoli negli ultimi anni è stata al centro di eventi culturali di richiamo nazionale in grado di valorizzare , promuovere la sua vocazione turistica di città d’arte. Eppure sembra che ultimamente, seppur con estrema cautela ,qualcosa nell’ambito culturale partenopeo si stia muovendo. Lo testimonia la bellissima, quanto mai unica, mostra del Salvator Mundi di Leonardo presso il museo Diocesano di Napoli, sino al 30 marzo, piazza Donnaregina, al prezzo di 6 euro, promossa dall’ arcidiocesi e sostenuta dalla Regione. Poter ammirare dal vivo un’opera di Leonardo è sempre un’emozione unica, va però aggiunto che in questo caso si tratta di un’opera mai esposta prima in Italia e conservata in una collezione privata svizzera. Si comprende dunque l’importanza dell’esposizione che ha inoltre il pregio di catalizzare l’attenzione sul museo diocesano di Napoli, luogo di arte da sempre poco valorizzato rispetto al suo reale potenziale. Ritornando alla mostra il Salvator Mundi di Leonardo è uno dei suoi quadri meno noti al grande pubblico, ma non per questo è meno affascinante ed enigmatico. Cristo è ritratto di mezzo busto, frontalmente, su uno sfondo scuro, con la tecnica ad olio. Con lo sguardo ci scruta in profondità, cosi come solo i volti di Leonardo sanno fare, da qualunque prospettiva ci poniamo. E’ impressionante come da quest’opera si evinca lo studio fisiognomico che ha visto Leonardo impegnato per anni. Il Salvator Mundi dovrebbe risalire al 1499, dunque al secondo soggiorno milanese del maestro, dovrebbe essere di commissione francese. Leonardo aveva dunque già realizzato la celebre ultima cena, presso il refettorio di Santa Maria delle Grazie, suo capolavoro frutto dei lunghi studi di fisiognomica. Nel Salvator Mundi di Leonardo è inoltre evidente l’influenza di Antonello da Messina, il celebre pittore del 400 che primeggiava in Italia nella tecnica della pittura ad olio e nell’attenzione minuziosa, tutta fiamminga, sui particolari. Anzi Antonello lo si può definire il ponte, la cornice tra l’arte fiamminga, con i suoi chiaro-scuri, e l’arte italiana, con i suoi studi prospettici. Leonardo e Antonello probabilmente si sono conosciuti, incontrati a Venezia ma di ciò non abbiamo alcuna certezza storica, ciò che è certo e che Leonardo prosegue lo studio dei moti dell’animo già intrapreso da Antonello. Il Salvator Mundi di Leonardo si rifà al quadro omonimo del grande pittore siciliano, attualmente conservato alla National Gallery di Londra. Si tratta di un dipinto ad olio su tavola , databile al 1465-1475. Il Cristo Salvatore di Antonello é però raffigurato oltre un parapetto ligneo, su sfondo scuro, secondo la maniera fiamminga. L’iconografia col mezzo busto benedicente, oltre il tipico fisico del Salvatore, rimanda ad esempi fiamminghi. D’altronde il regno di Napoli, che dal 1442 comprendeva anche la Sicilia, fu culturalmente in stretto rapporto con le altre aree provenzali e iberiche, ispirate allo stile delle fiandre. Ritornando al dipinto di Leonardo in mostra va osservata la tridimensionalità e la tecnica dello sfumato nella realizzazione dei capelli e della barba. Ciò che però maggiormente sorprende chi si trova al suo cospetto è la splendida sfera che il Cristo regge in mano, una sfera in cui si possono riscontrare gli studi di riflessologia del maestro. Nella sfera, simbolo del potere universale di Cristo, possiamo notare i riflessi della tunica e una croce di un realismo impressionante. Merito della mostra è di aver accostato a questo autentico capolavoro anche due dipinti di derivazione leonardesca raffiguranti il medesimo soggetto. Si tratta del Cristo benedicente, proveniente da San Domenico Maggiore, attribuito al pittore leonardesco Girolamo Alibrandi , messinese di frequentazione giorgionesca, e del Cristo fanciullo di Gian Giacomo Caprotti, detto il salai. Quest’ultimo è a mio avviso il più interessante essendo una rielaborazione del soggetto del Salvator Mundi e non una mera copia. Dopotutto Gian Giacomo Caprotti è divenuto famoso non per le sue doti, qualità artistiche ma per il rapporto speciale che lo legava al maestro toscano. Entrato a 16 anni nella bottega di Leonardo, il maestro nutrì per questo giovane uno speciale affetto, sulla cui natura tanto si è scritto, tanto da nominarlo suo erede universale nelle disposizioni testamentarie. Dunque, il confronto con l’opera del maestro sarebbe impari, ma l’esposizione ha la finalità di mostrare come anche questo soggetto leonardesco sia stato oggetto di riproduzioni, rielaborazioni che ne attestano la fama di cui godette. Una mostra importante da non perdere per chi si trova, anche di passaggio, a Napoli. Ciò che dispiace è costatare la poca risonanza mediatica dell’evento culturale e la carenza di cartoline, libri presso il museo.
Dott. Antonio Contiero
Laureato in giurisprudenza e diritto canonico con la passione per l’Arte
Antonio.contiero@gmail.com

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