IL RACCONTO DEL LUNEDÌ DI CIRO FERRIGNO

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Nella seconda metà del XVIII secolo Tunisi conobbe una notevole espansione: popolata da genti di diverse etnie, appariva una piccola metropoli cosmopolita con un porto molto attivo. Moltissimi erano gli europei, in particolare gli italiani, impegnati negli scambi commerciali via mare. L’immigrazione favorì l’espansione della città tanto che furono demolite le vecchie mura e inglobati alcuni sobborghi, con la nascita di nuovi quartieri.
Il Regno di Napoli e di Sicilia con Carlo III e Ferdinando IV, in quegli anni, viveva un’epoca d’oro; fiore all’occhiello era la marineria, con l’epopea della cantieristica sorrentina. Le navi con bandiera borbonica solcavano tutti i mari e negli anni settanta del Settecento erano di casa a Tunisi. In questo contesto si inserisce la vicenda del capitano Mariano Cafiero di Meta.
Il veliero, da lui comandato, era ormeggiato già da giorni, nel porto della città africana, alla banchina della zona turca, in attesa del vento propizio per far ritorno a Napoli. In quel periodo don Mariano aveva avuto modo di conoscere e frequentare persone del luogo e, tra queste, la moglie del Pascià. Non sappiamo se ci furono leggerezza nel comportamento dell’uomo, promesse “da marinaio” o peggio ancora seduzione e rapporti carnali. Ma la donna finì col perdere completamente la testa e un giorno si presentò a bordo del veliero e chiese all’uomo di scappar con lui. Gli mostrò un forziere pieno di gioielli che avrebbero assicurato ai due i mezzi di sostentamento per la vita. Superato l’imbarazzo, l’uomo le disse che non poteva accontentarla, essendo già sposato. Come prova ulteriore le mostrò un marinaio: “Tant’è vero che sono ammogliato, che questi è mio figlio”. La principessa, umiliata ed offesa per il rifiuto cominciò ad inveire contro l’uomo, giurando che presto, molto presto, l’avrebbe colpito la sua vendetta: “Pagherai, pagherete, tu ed il figlio tuo!” Terra di grandi passioni la Tunisia. Ancora una storia d’amore si tramuta in odio e spiana la via alla tragedia. Dopo tanti secoli, come nella vicina Cartagine, si ripete il tremendo addio tra Didone ed Enea!
L’anatema della principessa provocò il panico a bordo, l’angoscia e il pianto. Mariano Cafiero, tra le lacrime e lo sgomento, tornò col pensiero alla sua terra. A poca distanza dalla sua Meta, da poco, si era verificato un fatto prodigioso. La Madonna, invocata da una donna del popolo chiamata Rosella, era corsa in suo aiuto, ridonando la salute al figlio malato e restituendo la Sua Immagine nitida miracolosamente da un vecchio quadro annerito. Il Comandante fece un voto solenne: “Madonna di Rosella, se stasera fai soffiare il vento favorevole così che possa scappare da qui, quando arriverò a casa, darò tanta moneta a Rosella, fino a quando el¬la dirà: basta!”.
Su Tunisi calavano le ombre della sera, si accendevano le fievoli luci del porto e della città bianca, quando, prima come alito leggero, poi via via più consistente, cominciò a soffiare un vento propizio per la navigazione. Alzava alto il fumo dei fuochi accesi sui moli, muoveva lo scafo, faceva sventolare le bandiere ai pennoni, faceva tintinnare i ferri legati alle corde lungo le fiancate del bastimento e spumeggiare l’acqua. Era lo stesso vento che, poco meno d’un secolo dopo, avrebbe accompagnato le apparizioni della grotta di Massabielle! Subito ogni uomo dell’equipaggio fu al suo posto, furono sciolte le vele e sollevate le ancore ed il veliero si allontanò dalla città, veleggiando verso Napoli. La Madonna di Rosella, invocata, si era mossa in soccorso di Mariano Cafiero, di suo figlio, dell’equipaggio e del veliero. Appena tornato al paese, l’uomo adempi il voto.
Quando nel 1886 si iniziarono a raccogliere gli elementi utili per procedere all’Incoronazione della Madonna di Rosella, i Cafiero furono i primi a comunicare questo evento miracoloso. Era il 26 novembre di quell’anno quando Serafina Cafiero, figlia del fu Mariano, riferì il tutto alla presenza di un nutrito gruppo di testimoni: Francesco e Letizia Cacace, Carlo De Nicola, il Canonico Antonio Cacace, e i suoi nipoti Giosuè e Nicola Cafiero. L’autenticità del racconto fu garantita da don Mariano Maresca, rettore della chiesa. La Madonna delle Grazie di Rosella fu incoronata solennemente dal Capitolo Vaticano il 10 giugno 1888.
Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno

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