Van Gogh al Museo di Capodimonte

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Il Museo di Capodimonte[1], dopo Vermeer, ospiterà dal 6 febbraio, per tre settimane, due dipinti di van Gogh rubati il 7 dicembre del 2002 al Van Gogh Museuum di Amsterdam e ritrovati dalla Guardia di Finanza l’anno scorso. «La spiaggia di Scheveningen durante un temporale» è dell’agosto 1882 e ritrae la riva marina della località nei pressi de l’Aja, durante una giornata particolarmente ventosa. La veridicità del quadro è testimoniata appunto da questa circostanza perché il vento trascinò granelli di sabbia che rimasero attaccati alla vernice usata dal pittore. Il secondo «La congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen» è del 1884 e ritrae l’uscita dalla funzione religiosa. Questo quadro aveva un grande valore affettivo per van Gogh perché si tratta della piccola chiesa nella quale il padre esercitava l’attività di pastore. Il primogenito del pastore Theodorus van Gogh nacque morto, quando un anno dopo, lo stesso giorno: 30 marzo 1853, sua moglie diede alla luce un bimbo gli impose lo stesso nome: Vincent Willem. Nessuno più di van Gogh fece dell’esperienza pittorica un’esperienza di vita dato che l’arte diventò il mezzo prediletto attraverso il quale van Gogh elaborava le sue esperienze, al quale consegna i suoi commenti e attraverso il quale articolava i suoi fallimento e le sue speranze[2]. Tutta la sua opera lancia un messaggio forte e appassionato: la carica espressiva della pittura rivela gli stati d’animo dell’artista, l’ansia di comunicare e l’intensa inquietudine che tormenta la sua esistenza trovano nella pittura uno straordinario veicolo espressivo. Per il temperamento inquieto e per l’originalità della sua opera, fu isolato tanto nella vita quanto nell’arte[3]. In alcune lettere c’è la consapevolezza della propria diversità, a causa della quale si vede rifiutato dalla gente comune quasi fosse un criminale, un atteggiamento che lo esaspera, per questo scrive: «Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico e sgradevole; qualcuno che non ha posizione sociale né potrà averne mai una, in breve l’infimo degli infimi. Ebbene anche se ciò fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno»[4].

Deborah e Aniello Clemente (ringrazio mia figlia per il contributo estratto dalla sua Tesi di laurea in Storia dell’arte contemporanea: Arte e malattia “Alberi cresciuti storti ma dai succulenti frutti”).

Van Gogh al Museo di Capodimonte

[1] Via Miano 2, Napoli, tutti i giorni dalle 8,30 alle 19,30 (mercoledì chiuso). Info 081-74.99.111

[2] Cf. I. F. Walter, Vincent van Gogh, Taschen, Roma 2001.

[3] Cf. M. C. Prette, Capire l’arte, Giunti, Milano 2008, 304-305.

[4] Lettera del 1882. Cf. E. Crispino, van Gogh, Giunti, Firenze 2003, 98-99.

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