ETERNITA’, ISTANTE E DURATA

0
86
L'universo nell'iride

Dal Dizionario filosofico Treccani: Essenza = La realtà propria e immutabile delle cose, intesa soprattutto come la forma generale, l’universale natura delle singole cose appartenenti allo stesso genere o specie”.

Ho disegnato con la matita su un foglio di carta un semplice triangolo. Ora, sul foglio esiste in atto uno specifico triangolo che chiamo il ‘mio triangolo’. Qual è l’essenza di questo triangolo? Non è la sua superfice o la sua altezza. Queste sono proprietà del mio triangolo. L’universale natura o ‘essenza’ di tutti i singoli triangoli è che hanno tutti tre lati e che la somma degli angoli interni è sempre di 180 gradi. Ora prendo la gomma e cancello il mio triangolo. Lo specifico triangolo non esiste più. E la sua essenza? L’essenza del triangolo esiste prima che io disegnassi il triangolo e anche dopo la sua cancellazione.

L’essenza è eterna. Le essenze, quella del triangolo, la mia, la tua, quella di Paolo … tutte le essenze sono eterne. Le essenze eterne, fuori dal tempo, si effettuano, cioè si realizzano, nel tempo in determinati istanti (per esempio, nel momento in cui ho completato il disegno del triangolo, oppure, l’istante in cui un certo ovulo ha incontrato un certo spermatozoo e attualizzato l’esistenza di Paolo).

Anche l’essenza della Natura è eterna, non è sottomessa al tempo. Eternità però non deve essere intesa come infinito scorrere del tempo senza inizio e senza fine. Piuttosto è l’eternità di cui parla S. Agostino: “tota simul et perfecta possessio” (Tommaso d’Aquino,  Summa theologiae, I, 10, 1).  L’eternità consiste nell’essere “TOTA SIMUL”, “TUTTO IN UNA VOLTA”, privo di qualunque fluire o divenire nel tempo.

Insomma la durata non ha niente a che vedere con l’eternità.

L’essenza eterna della Natura si effettua in atto, cioè, si realizza nelle cose del mondo fisico, in relazione ad un certo istante: c’è quindi un rapporto di uno a molti tra l’essenza eterna e le sue realizzazioni in infiniti istanti. Ognuno di questi infiniti istanti è un punto nello spazio-tempo quadridimensionale definibile con le coordinate: x,y,z,t 

E’ qui entra in scena Paolo con la sua capacità percettiva e la sua struttura psichica. Paolo percepisce tramite i sensi le attualizzazioni dell’essenza in determinati istanti e, corrispondentemente, la sua struttura psichica-emotiva ne elabora gli effetti: prova un’emozione o un sentimento. In termini filosofici, la percezione è una ‘affezione’, il sentimento/emozione è un ‘affetto’. Ora, del mondo, Paolo conosce solo le ‘affezioni’ e gli ‘affetti’ implicati, nient’altro.

L’affezione, o percezione, determina per Paolo un passaggio da uno stato psichico precedente ad uno stato psichico successivo.

Stato 1: Paolo è in stanza buia ed è leggermente incazzato perché non trova l’interruttore per accendere la luce.

Stato 2: Pietro entra nella stanza e accende la luce. Paolo tira un sospiro di sollievo e dice grazie Pietro.

La percezione della luce determina in Paolo il passaggio dall’incazzatura al sollievo.

Un passaggio, per sua natura, è altra cosa rispetto ad entrambi gli stati che ne costituiscono i termini. La specificità della transizione consiste nella ‘durata’. La durata è un passaggio vissuto, una transizione vissuta e, in quanto vissuta, presuppone l’esistenza di un ente (Paolo) capace di percepire gli eventi e di esserne affetto.

La durata non è mai una cosa ma un passaggio, con l’aggiunta: in quanto vissuto. Se non c’è nessuno che ‘vive’ il passaggio non c’è durata, perché l’essenza in sé non ha durata: per l’essenza il tempo non scorre.

Esistono comunque infinite attualizzazioni dell’essenza in infiniti istanti come punti nello spazio-tempo, ed è solo la nostra percezione, unita alla nostra struttura psichica, a creare la durata e il tempo.

Secondo Kant, tolto l’uomo, non c’è né tempo né spazio.

Ma torniamo a Paolo nella stanza buia.

Stato 1, percezione: buio, affetto: incazzatura.

Stato 2, percezione: luce, affetto: gioia.

Prendiamo i due stati psichici e mettiamoli in qualsiasi intervallo di tempo, un minuto, un secondo, un milionesimo di secondo, possiamo prendere intervalli sempre più piccoli sempre più vicini l’uno all’altro. Per quanto suddividiamo all’infinito il tempo, scandendolo in segmenti sempre più piccoli e ravvicinati, avremo solo stati, punti nello spazio-tempo. La durata è sempre il passaggio da uno stato a quello successivo.

Nel passaggio, magari inconsapevole perché estremamente repentino, il corpo di Paolo si è mobilitato completamente per adattarsi al nuovo stato. Non siamo in presenza di una transizione fisica, ma di una transizione biologica: è il corpo di Paolo che realizza la transizione. Ma in cosa consiste per Paolo questa transizione? In un aumento o in una diminuzione della sua potenza. Incazzato al buio, la potenza di Paolo è indebolita; sollevato con la luce la sua potenza è aumentata.

Gli affetti comportano realmente diminuzioni o aumenti di potenza. Tutti gli affetti di gioia (amore, compassione, generosità, altruismo … ) aumentano la potenza; tutti gli affetti di tristezza (odio, invidia, ira, rancore, … ) la debilitano.

La domanda a questo punto è: c’è la possibilità di privilegiare gli affetti di gioia? E’ possibile limitare al massimo quelli di tristezza?

La tesi della durata come fenomeno piscologico e non fisico sembra assurda, paradossale. Noi infatti percepiamo chiaramente che il tempo scorre e che tutto ha una durata. Appunto, “percepiamo”, ma il percepire implica l’uso del nostro apparato conoscitivo (soggettivo) e non ci dice come stanno le cose realmente (oggettivamente). E’ la fisica che può venirci in aiuto. Innanzitutto la meccanica quantistica e la teoria della relatività.

Non mi metterò qui a illustrare le due più moderne teorie scientifiche. Mi limiterò a citare quello che hanno scritto gli scienziati in merito al tempo e allo spazio.

Cominciamo con Albert Einstein:

For us physicists, the distinction between the past, the present, and the future is only an illusion

Per noi fisici, la distinzione tra passato, presente e future è solo un’illusione.

Kurt Goedel, uno dei più grandi matematici del XX secolo e collaboratore per un certo periodo di Einstein:

Given the relativity of simultaneity, it is impossible to slice space-time into a stack of ‘NOWS’ in a unique way, indicating that it is unrealistic to suppose that the world consists of such a series of fleeting ‘nows’ with the past and the future non-existent. It is more realistic to suppose that the past and the future exist statically and that time do not really pass.” (K. Goedel. A Remark about the relationship between Relativity Theory and Idealistic Philosophy).

Data la relatività della simultaneità, non è più possibile dividere lo spazio-tempo in sezioni di ‘adesso’ in modo univoco. Ciò implica che non è realistico pensare al mondo come a una serie di fugaci ‘adesso’ con il passato e il futuro non esistenti. E’ più realistico pensare che il passato e il futuro esistono staticamente e che il tempo in realtà non scorre .

Brian Greene, Fisico. Teoria delle Stringhe:

Just as we envision all of space as really being out there, as really existing, we should also envision all of time as really being out there, as really existing too” (B. Greene, The Fabric of the Cosmos).

Proprio come noi immaginiamo tutto lo spazio come realmente essere là fuori, come realmente esistente, allo stesso modo dovremmo immaginare tutto il tempo come realmente essere là fuori, come realmente esistente.

Stephen Battersby, Divulgatore scientifico, New Scientist:

All the events that have happened or will ever happen are marked by points in this “block” of space-time, like bubbles suspended in ice. Past and future have the same footing, and there’s no flow

Tutti gli eventi che sono accaduti o che accadranno sono contrassegnati da punti nel ‘blocco di spazio-tempo’, come bolle d’aria sospese nel ghiaccio. Passato e futuro sono sullo stesso livello, non c’è nessun flusso, niente scorre.

Stephen Hawking, Titolare della cattedra di Newton a Cambridge – Autore di ‘A Brief History of Time’:

… what we call real time is just a figment of our imaginations

… ciò che chiamiamo tempo reale è solo frutto della nostra immaginazione

David Bohm, fisico quantistico, ideatore dell’interpretazione ontologica della Meccanica Quantistica:

In the enfolded, or implicate, order, space and time are no longer the dominant factors … Rather, an entirely different sort of basic connection of elements is possible, from which our ordinary notions of space and time, along with those of separately existent material particles, are abstracted as forms derived from the deeper order.” (Bohm, Wholeness and the implicate order, 1980).

Nell’ordine ripiegato, o implicato, (quello dell’essenza delle cose, NdA) spazio e tempo non sono più i fattori dominanti …  Piuttosto, un tipo completamente diverso di collegamento tra elementi è possibile, dal quale le nostre nozioni comuni di spazio e tempo (frutto della nostra struttura conoscitiva, NdA), insieme con quelle di particelle materiali esistenti separatamente (negli istanti di tempo, NdA), derivano come forme di proiezioni dell’ordine più profondo (l’essenza, NdA).

Luigi Di Bianco

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia una risposta