Auguri a mio fratello Michele

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Potrebbe sembrare un uso improprio usare un blog per inviare degli auguri, ma ciò che appartiene a un singolo non è riflesso dell’intera umanità? C’era un uomo su una barca che decise di fare un piccolo foro ai suoi piedi. “Cosa fai?”. Gli gridano gli altri. “Cosa vi interessa – risponde lui – il posto è mio!”. “È vero – risposero in coro – ma annegheremo tutti!”. Questo potrebbe valere per l’idea ebraica del peccato come fatto collettivo di popolo ma anche per qualsiasi buona azione che arricchisce chi la fa, chi la riceve e la comunità. Una stretta di mano, una pacca sulla spalla, un abbraccio, mani giunte, il palmo della mano alzato, tanti sono i gesti per dire all’altro la nostra vicinanza. Come la parola e come il silenzio, quando il gesto è abitato, esso è indirizzato, rivolto verso qualcuno, portatore verso di lui di un’intenzione[1]. Caro Michele, la storia umana è storia di bellezza, di armonia, di gesti eroici dettati dall’amore, ma è anche storia di ferite. Ferite legate al limite creaturale, alla fatica dei giorni, alla malattia, provocate da incomprensioni, emarginazioni, violenze. Queste ferite interpellano la ragione e la fede e spesso è difficile trovare delle risposte ma di certo sappiamo che Dio ha detto al popolo liberato dalla schiavitù: «Io sono il Dio che ti guarisce» (cf. Es 15,26). E lo fa in modo insolito quando nel Figlio sperimenta le ferite e il dolore dell’umanità e, allora, si fa prossimo, si avvicina, aiuta chi ha bisogno ad attivare una relazione nuova con se stesso, gli altri e Dio. Noi, spesso feriti e bisognosi di cura, dobbiamo imitare lo stile di Gesù: un gesto terapeutico, il sapersi fare carico dell’altro, solidarietà e amore, non sono solo obbedienza alla sequela del Maestro, ma gesti che offrono all’altro la possibilità di aprirsi di nuovo alla vita, di alzare lo sguardo, di risalire la china[2]. Nel Libro dei Proverbi è scritto: «Leali sono le ferite di un amico, fallaci i baci di un nemico. Il profumo e l’incenso allietano il cuore, la dolcezza di un amico rassicura l’anima. Non abbandonare il tuo amico né quello di tuo padre, non entrare nella casa di tuo fratello nel giorno della tua disgrazia. Meglio un amico vicino che un fratello lontano» (Pr 27,6.9-10). Potrebbe essere vero se il fratello “lontano” non è come te, sempre presente nel mio cuore, al quale auguro, in questo fausto giorno del tuo compleanno, ogni bene e che il Signore o qualsiasi Entità nella quale tu possa riconoscere un Trascendente, vegli su di te e la tua famiglia. Michele un abbraccio forte.

Auguri a mio fratello Michele

[1] Cf. J. M. Gueullette, La bellezza di un gesto, G. Piccinno (trad.), Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2016, 18.

[2] Cf. Editoriale in horeb, tracce di spiritualità, anno XVI (2007) n. 3, 3.