L´entusiasmo della Valle del Sarno pop Orchestra

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Grande successo per la formazione di oltre trenta elementi che ha proposto al pubblico dello splendido auditorium di Pagani musica da film con incursioni nello swing e nel latin-rock degli anni Settanta

 

 

 

Di Olga Chieffi

 

Piacevole serata, giovedì sera, nella splendida cornice del nuovo auditorium di Pagani dedicato a Sant’Alfonso, il cui palcoscenico ha tenuto a battesimo la neo nata Valle del Sarno Pop Orchestra, un interessante disegno, nato sulle tracce del “sistema Abreu”, cioè il progetto sociale e musicale messo a punto in Venezuela da Josè Antonio Abreu e sostenuto e ammirato dai più grandi musicisti del mondo, a cominciare da Claudio Abbado, che è riuscito a produrre “una resurrezione”, strappando i giovani alle bande criminali, riscattandoli da una situazione di miseria materiale e spirituale, dando loro la forza per lottare per il proprio futuro e per quello delle persone vicine. 
Mentre gli economisti di tutto il mondo si stanno domandando se davvero gli aiuti stanziati negli anni siano serviti allo sviluppo dei Paesi più poveri, e se i complicati progetti delle organizzazioni internazionali abbiano mai prodotto un qualche risultato, il sistema Abreu fa tornare in mente un antico detto cinese: “Se dai un pesce ad un uomo, si nutrirà una volta. Se gli insegni a pescare, mangerà tutta la vita. Se i tuoi progetti valgono un anno, semina il grano. Se valgono cent’anni, istruisci le persone”. Istruirle, significa farle diventare “persone di valore”. Suonare in un’orchestra, infatti, è molto di più che studiare la musica, significa “entrare in una comunità, in un gruppo che si riconosce come interdipendente”, perseguire insieme uno scopo. Su questo purissimo assunto estetico, l’orchestra formata da trentatré elementi, ma intenzionata a portarsi sui cinquanta strumentisti, ha ricevuto il battesimo del pubblico e della critica, con “padrini” il consigliere provinciale Massimo D’Onofrio, il Vice Prefetto Roberto Amantea, l’Assessore alle politiche sociali del comune di Pagani Gino Mongibello e ancora  il consigliere Michele Franza del comune di San Marzano, un giovanissimo oboe prestato alla politica, unitamente al suo collega Silvio Oliva. Diretti da Erica Potenza, la formazione ha inteso esprimere la sua anima plurilinguista, aprendo la serata con “Pop looks Beethoven”, un noto arrangiamento di Richard Newmann, ispirato dal tema della quinta sinfonia di Ludwig Van Beethoven, proseguendo con un solo proposto dal violinista Enzo Tortora, in cui ha evocato il leitmotive della colonna sonora di Schindler’s List, firmata da John Williams. La selezione della musica per film è continuata con un momento interamente dedicato a Ennio Morricone, geniale musicista romano dalla lunghissima e inesauribile vita artistica,  considerato in tutto il mondo come l’autore di musiche da film per eccellenza, in cui ha sempre sfoderato un eclettismo eccezionale e mantenendosi sempre ad un elevato livello qualitativo, un medley in cui si è passato dalla nostalgica “Once upon in America” a “Giù la testa, sino all’intensità della melodia di Nuova Cinema Paradiso, affidata al soprano Valentina Vitolo. La carrellata di questo seguito genere è continuata con il tema di “1492: La conquista del Paradiso”, uno dei successi di Vangelis, per poi accennare alla rumbetta di “La vita è bella”, creata da Nicola Piovani, prima di chiudere questo primo set con l’ esecuzione della colonna sonora dei Pirati dei Carabi firmata da  Hans Zimmer, ove si gioca con l’apparente schizofrenia di Jack Sparrow e si ricama intorno alla sua improvvisa personalità multipla un tema spiritoso e a tratti inquietante. Tra le forme artistiche sviluppatesi nel Novecento, il jazz è tra quelle che hanno saputo meglio catturare lo spirito, le inquietitudini ma anche le epifanie di un secolo dall’inarrestabile dinamismo. In quanto genere portatore di una peculiare filosofia musicale, il jazz sta dimostrando di poter trascendere il secolo in cui ha fatto la sua comparsa, proiettandosi coerentemente, anzi, vitalisticamente nel nuovo Millennio, diversamente da altri fenomeni artistici esplosi, ma anche spentisi. Musica di ieri, di oggi e forse di un domani ormai in essere, il jazz sta finalmente trovando una più chiara e coerente definizione in ambito estetico, in grado di condurre gli addetti ai lavori  ad osservare e vivere il fenomeno da una prospettiva pertinente e feconda, come dimostra la fioritura di studi e soprattutto di pubblico, nei confronti di questo genere, ma possiamo dire sulle musiche afroamericane in genere, che stanno vivendo un periodo significativo di sviluppo. La direzione artistica dell’orchestra ha, quindi, pensato di proporre quello swing che sbarcò proprio qui a Salerno con gli alleati, il più noto Glenn Miller, con la sua semplice esposizione della linea melodica da parte di clarinetto e sax tenore nello spazio di un’ottava, su di una stratificazione armonica prodotta dalle altre ance e dagli ottoni, cedendo poi, la ribalta al crooner Francesco Gambilongo, il quale ha intonato “New York, New York!” e l’estatica “Moon River”, prima di scatenare il pubblico in sala con due portrait, uno dedicato a Carlos Santana con la sua rovente cavalcata latin-rock e l’altro all’eccentrico o rey del mambo Perez Prado, che ha concluso tra gli applausi la serata.

 

olga.chieffi@virgilio.it