Minori: Chi sorveglierà i sorveglianti?

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Quis custodiet ipsos custodes?

Chi sorveglierà i sorveglianti? Quando mi trovo ad attaccare qualcuno, qualcosa che non va, qualcosa che non accetto o che non condivido non mi perdo d’animo e lo faccio con la coscienza del fatto che al silenzio preferirò sempre far tacere i miei sensi di colpa piuttosto che farne fare le spese alla mia coscienza. Questo non giustifica o rende le cose che dico vere, giuste ed assolute.

Ho atteso un po’ prima di lanciarmi ferocemente e sparare contro la Croce Rossa. Ho respirato e riflettuto. Avrei voluto lamentarmi, far sentire ancora solitaria la mia voce sperando che la eco avrebbe destato qualcuno. In questo silenzio ho capito alcune cose più profonde dei problemi e dei disservizi di questo mio territorio che è la mia casa: Minori.

“The Sound of Silence”, Il suono del silenzio di Simon e Garfunkel sarebbe forse la colonna sonora più adeguata. I capolavori hanno un buon gusto per i superficiali e i lampi della genialità per chi invece riesce a scavarne a pieno i significati.

Provate ad ascoltarla seguendo queste immagini come in un videoracconto… Un Barometro sul Lungomare che è fermo su “Nuvoloso” dal giorno della sua installazione, lo stesso lungomare mutilato delle palme ormai malate e memori di vecchi fasti e storie di malinconico fascino. Una spiaggia spoglia dei suoi bagnanti, un strada principale piena di saracinesche e povera di attrattive. I bar semivuoti, e le stesse persone che si riscaldavano d’inverno nei soli due posti aperti la sera sono le stesse che si rinfrescano nelle calde sere d’estate. E poi le solite cose che tutti conosciamo. I locali che ospitavano i nostri amministratori si sono portati via luci, rumori e gli stessi amministratori. Il futuro è sempre più nero mentre il passato diventa sempre più luminoso.

Ma io non voglio lamentarmi di questo, non voglio approfondire. Sarei ridondante. Sarei Banale, ovvio e dozzinale.

Io credo di aver capito che ciò che auspichiamo e che creiamo fa parte della nostra natura. Una natura che non si può certo cambiare. Non sono gli amministratori, i sindaci, gli assessori o i commercianti: queste sono prima di tutto persone che fanno parte della stessa comunità. Sono le persone, gli abitanti, i vecchi e i giovani che creano questo dissesto. Fanno parte tutti della società e quindi dobbiamo partire dal difenderci da noi stessi. La colpa non è di uno o di pochi, abbiamo sviluppato questa mentalità negli anni ed ora ci troviamo a questo punto per aver creduto in questo. Un Sindaco in questo non può fare miracoli, soprattutto con i mezzi attualmente a disposizione. Un’associazione di ragazzi fa fatica a restare d’accordo, come possiamo mai sperare in qualcosa di meglio nel proiettarci nel futuro.

Siamo la parodia di un paese. Tocca partire dalle famiglie, dalle case e dalle scuole  a far si che le cose cambino. Non serve tagliare i rami secchi. Dobbiamo pensare a come procurarci i migliori germogli per un nuovo futuro. Perché siamo nella merda, ma dalla merda può nascere un fiore bellissimo.

 

Davide Sammarco