IL SONNO AIUTA A IMPARARE: CONOSCENZE PIÙ SOLIDE

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MILANO – Inutile passare le notti sui libri: per memorizzare più cose bisogna dormire di più. Non si tratta del solito consiglio della mamma al figlio maturando, ma della conclusione di due rigorosi studi scientifici pubblicati su Science. I ricercatori di due diverse università statunitensi hanno cercato di capire il rapporto tra sonno a apprendimento osservando quello che accadeva nel cervello dei moscerini della frutta. In entrambi i casi hanno dimostrato che dormire serve a riordinare e consolidare i ricordi accumulati durante il giorno, così da trovare lo spazio per le cose che si apprenderanno il giorno seguente. Nel primo studio, gli esperti del centro per il sonno dell’università del Winsconsin hanno osservato che i collegamenti tra le cellule nervose del cervello (chiamate sinapsi) aumentano di numero e dimensioni durante le ore di veglia per tornare normali durante il sonno. Questo fenomeno è particolarmente visibile nei moscerini che si trovano in un ambiente stimolante e che apprendono molte cose grazie alla presenza di altri simili: per loro, il riordino dei ricordi accumulati richiede più tempo, e per questo hanno bisogno di dormire di più. «Il sonno serve a sfrondare le sinapsi appena create», spiega Chiara Cirelli. «Bisogna creare spazio per permettere la formazione di nuove connessioni, altrimenti si rischia di bloccare il processo di apprendimento», aggiunge. Questa operazione di pulizia «serve a risparmiare energia – dice ancora la ricercatrice – e per il cervello l’energia è fondamentale. Imparare senza dormire è una cosa insostenibile da un punto di vista energetico». Un ruolo fondamentale in queste operazioni di ‘pulizià delle connessioni cerebrali lo gioca la proteina Fmr1: gli scienziati hanno infatti osservato che quando è presente in quantità eccessive, impedisce il moltiplicarsi delle sinapsi durante la veglia e di conseguenza riduce il bisogno di sonno. I risultati di questa ricerca hanno trovato conferma anche in un secondo studio condotto presso l’università di Washington. Qui i ricercatori, guidati da Jeffrey M. Donlea, hanno fatto in modo che i moscerini maschi imparassero a non eseguire i loro rituali di corteggiamento in presenza di altri insetti con cui non possono riprodursi. Se normalmente questo ricordo svanisce nel raggio di un periodo brevissimo, si è invece visto che nei moscerini più riposati (che avevano dormito quattro ore) può durare fino a due giorni. LEGGO