Integrazione: la parola d’ordine dell’Arci

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Un’accoglienza che non si limiti a un livello puramente assistenziale, ma che instauri con lo straniero un dialogo di ampio respiro. È questo il nodo cruciale del convegno che l’Arci di Salerno ha tenuto nella sua sede in Via Portacatena in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Sara Bruno, Presidente di Arci Solidarietà Salerno Onlus, ha ricordato il successo del  progetto “Incontriamoci qui”, in cui ragazzi stranieri e italiani hanno preso parte a itinerari lungo la Costiera amalfitana e cilentana, Padula, Pertosa, Paestum e hanno unito le forze per la creazione di un blog. “Gli immigrati sono stati protagonisti di un’azione di inclusione sociale-ha detto- Chi si trova di fronte a queste persone comprende come la visione propagandistica che genera paura e diffidenza sia infondata. Corsi di italiano, laboratori di informatica, orientamento al lavoro sono le tappe di un percorso che intende contribuire ad abbattere le differenze”. Laura Glognoli ha illustrato il cammino compiuto a livello nazionale e locale dallo Sprar, il sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati. “La Protezione Civile, con cui agiamo, mette in campo la sua azione sotto un aspetto emergenziale, ma noi miriamo a un’accoglienza integrata che segua le persone dal punto di visto sanitario, sociale, linguistico. Stiamo puntando a 1700 posti che si aggiungono ai 3000 precedenti, pur sapendo che è una goccia nel mare. Il 43 per cento di coloro che hanno usufruito del sistema di protezione ha trovato un’abitazione o un impiego e lo Sprar di Salerno ha totalizzato 65 posti e ha effettuato 121 accoglienze con 80 beneficiari di primo ingresso”. “Non è facile creare una sinergia tra i popoli quando si ha a che fare con terribili carenze legislative che tengono sulla corda i richiedenti asilo-ha sottolineato Francesco Arcidiacono, coordinatore del progetto Sprar Arci Salerno- ma l’importante è non perdere di vista l’obiettivo che ci siamo prefissati. Alchimondo, il bimestrale realizzato con la Tenda, è uno strumento che dà voce agli immigrati, partendo da una prospettiva cittadina per poi misurarsi con tematiche variegate e contribuisce anch’esso ad abbattere i pregiudizi”. È stata inoltre presentata la mostra “Mondo cartoon, viaggi senza frontiere”,sostenuta dal Consiglio Italiano per i Rifugiati. Qui disegnatori stranieri e alcuni italiani –tra cui Vauro ed Ellekappa- hanno creato tavole in cui la ferocia si unisce all’ironia più tagliente. Le tematiche del razzismo, della ricerca di un equilibrio, del dialogo interculturale che muore spesso sul nascere hanno preso vita con tratti incisivi che colpiscono immediatamente lo spettatore senza ricattarlo psicologicamente, ma inchiodandolo alla nuda evidenza dei fatti. Si oscilla dal clima beffardo dell’opera del tanzanese Godfrey Mwampembwa, in cui una troupe pretende che una famiglia oppressa da miseria e violenza sorrida davanti alle telecamere, alla vertigine dell’omino dell’ucraino Michael Mayevsky che precipita in un baratro dove lo hanno condotto le insegne con su scritto freedom, fino al sarcasmo senza sconti del portoghese Rodrigo De Matos, dove la porta che un extracomunitario sta per aprire nasconde una scarpa gigante pronta a colpirlo, passando per la lucida disperazione del disegno dell’iraniano Saeed Sadeghi, dove la scritta freedom è tracciata con il sangue di un uomo decapitato. Se è vero che un’immagine vale più di mille parole, quest’esposizione è superiore a mille discorsi.

Gemma Criscuoli