IN NOME DEL CUORE Un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per Assisi libera e italiana

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IN NOME DEL CUORE
Istituzioni religiose e politiche a confronto con i problemi della società civile in Assisi.
Un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per Assisi libera e italiana
di Carla Villa Maji

In Assisi si è svolta anche quest’anno, nella magnifica piazza di San Francesco, la annuale manifestazione organizzata dai Francescani Minori Conventuali  “In Nome del Cuore”, concerto di beneficenza a favore delle missioni francescane presso alcune nazioni estere in difficoltà. Nella stessa  serata, alternativamente, chi ha voluto ha potuto godere del nuovo appuntamento con l’eclisse di luna. La manifestazione, sotto il profilo artistico, è stata  a tratti un po’ fiacca ma nel complesso discreta godendo comunque della presenza di alcuni beniamini della canzone italiana, a proposito dei quali però nessuno ci ha ancora spiegato se essi abbiano riversato il loro dichiarato amore per l’umanità gratuitamente almeno per una sera o se abbiano offerto alla buona causa quanto eventualmente dovuto loro. Nelle prime file del pubblico, molte autorità assisane e forestiere. Anche il Vescovo di Assisi Domenico Sorrentino intervenendo brevemente ha parlato d’amore e solidarietà, come è di rito in tali occasioni..Vorrei a tal proposito ricordargli che nell’autunno-inverno appena scorso ho atteso dai primi di novembre a fine gennaio  che il consiglio di amministrazione dell’Istituto Serafico Diocesano mi assegnasse un appartamento piccolo e solo un po’ sotto il costo di mercato nonostante la Curia fosse informata dei costi assurdi che intanto spendevo per “l’ospitalità religiosa” delle monache, e colgo l’occasione per segnalare che in quindici anni durante i quali vado e vengo da Assisi non ho mai visto una sola auto della Guardia di Finanza fuori da alcun monastero. Dopodiché, quando sembrava che nulla più ostasse, l’amministratore della Curia non mi ha chiesto la normale garanzia per i primi tre o sei mesi di canone, ma una fideiussione bancaria per la somma corrispondente alll’intera durata della eventuale locazione di quattro anni, con il pretesto che la cifra sarebbe servita alla copertura delle esigenze di un seminarista perché, naturalmente, in un mondo tutto precario, proprio il clero, che dovrebbe affidarsi giorno dopo giorno alla divina provvidenza più degli altri dando così l’esempio, esige  certezze.. L’amministratore della Curia ha tentennato non poco prima di darmi una lettera con tale richiesta scritta, alla fine me l’ha lasciata dopo giorni e giorni in segreteria avendo io insistito anche perché il mio consulente in banca voleva vederla. Dopo averla vista, pur dicendomi che avrebbe potuto aiutarmi, il consulente mi  ha sconsigliato la cosa e io stessa, anche per altre questioni, ho deciso di volgere lo sguardo altrove. Voglio specificare che il Vescovo era stato da me informato via mail della richiesta e che aveva risposto di non saperne niente, invitandomi a rivolgermi al Vicario, persona squisita ma che non ne sapeva anche perché da poco in Assisi. Aggiungo anche che la lettera in questione è firmata a macchina “Direttore dell’Istituto Serafico” con apposta una firma illegibile anche a detta del consulente in banca. Quanto all’ospitalità religiosa in Assisi, essa è per lo più praticata nei monasteri con l’unica cura della massimizzazione del profitto, della convenienza e del comodo delle monache,  senza il benché minimo spirito di servizio al prossimo e in particolare ai singoli. e con reiterate richieste di pagamento in contanti, più di una volta mi sono sentita rifiutare sia la carta di debito che di credito, tra l’altro ho scoperto che esiste ancora una legge in Italia che obbliga al pagamento in contanti se richiesti anche per cifre sostanziose. Purtroppo nel mondo cattolico c’è spesso, non sempre, l’abitudine a pensare che l’attenzione verso gli altri sia una questione che riguardi solo momenti straordinari e ben pubblicizzati e non il quotidiano confronto con la società civile e italiana intorno. Per quel che ne so, ma mi si corregga se sbaglio, alla manifestazione “In Nome del Cuore” non sono stati invitati neanche coloro che hanno attività nella via San Francesco che porta in Basilica e addirittuura l’anno scorso ai Frati Cappuccini, uno degli ordini francescani, è stato chiesto da parte dei Conventuali organizzatori il pagamento del biglietto.Credo che chi vuole aiutare gli altri può farlo con  discrezione senza sedere in prima fila ai concerti e neanche in Chiesa, infatti sta anche scritto nei Vangeli che chi ostenta il proprio fare ha già avuto la propria ricompensa nel mondo. Assisi in verità ha subito uno svuotamento negli ultimi anni, in particolare dopo il terremoto e la ricostruzione non si è fatto niente per incoraggiare le famiglie a viverci, anzi, si è fatto il contrario, si è fatta speculazione edilizia, ma nessun servizio ai cittadini e l’amministrazione rappresentata dal sindaco neo-eletto Claudio Ricci, rieletto in gran parte coi voti del clero,  sembra più interessata a farne un terreno dell’Unesco, che sta alla cultura come il Fondo Monetario sta agli interessi dei cittadini e delle singole nazioni piuttosto che dei banchieri… l’organizzazione mi pare la stessa.
Alla fine della manifetazione si è intravista la silhouette svolazzante di Padre Enzo Fortunato, infaticabile organizzatore della manifestazione, forse a furia di correre qualche volta si dimentica di controllare la propria direzione di marcia, ma questo pare un problema generale dell’età presente, egli è stato quindi brevemente invitato sul palco dove ha simpaticamente e calorosamente invitato a continuare a inviare il proprio contributo finanziario nei giorni seguenti.
Mi appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, perché si prenda a cuore che i luoghi come Assisi continuino a essere per chi ci vuol vivere poiché, prima di essere luoghi di culto o luoghi “tutelati” dall’Unesco, o luoghi per turisti sempre più maleducati, per non parlare dell’abbigliamento da spiaggia shorts ciabatte e canottiera di molte signore e ragazze in visita nella città serafica, essi sono territori dello Stato Italiano e della cittadinanza italiana, qui, sto scrivendo in Assisi, mancano ormai solo le Guardie Svizzere.intorno alle mura. La prima ricchezza di una città sono i suoi cittadini, con le loro capacità e il loro talento e il loro lavoro, che non necessariamente deve essere quello dell’albergatore o del venditore di souvenirs, ma un qualsiasi onesto lavoro utile alla collettività. Lo ringrazio infinitamente,

Carla Villa Maji
16 Giugno 2011

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Carla Villa Maji è dottore in filosofia, specialista in estetica e in estetica musicale, perfezionata in filosofie orientali, consulente culturale.