UNA PIUMA BIANCA PER LA PACE E L´UNITA´, IN PIÙ UNA BREVE NOVELLA DAL SACRO CONVENTO DI ASSISI.

0

UNA PIUMA BIANCA PER LA PACE E L’UNITA’, IN PIÙ UNA BREVE NOVELLA DAL SACRO CONVENTO DI ASSISI.

Venerdì scorso al mattino mi sono risvegliata alle cinque e venti, un poco prima del solito, con uno dei miei sogni particolari. In questo sogno provavo un dolore acuto all’alluce destro, che in realtà è sanissimo, e lo guardavo mentre si apriva come una teca lasciando intravedere un calamo conficcato nella carne che diveniva, nell’essere estratto, l’intera piuma, bianca, perfetta.

Avevo gettato proprio prima di andare a dormire qualche rigo, qualche spunto da cui sviluppare un nuovo testo per i lettori del Positano News, pensavo in particolare a alcune parole forse un po’ abusate, comuni alla politica e allo Spirito e che pertanto scatenano una serie di equivoci inconcludenti, essendo gli intenti e le vie dell’una di rado coincidenti con quelle dell’altro.

La pace spirituale, “shanti”, nasce da un habitus, quindi da uno stile di vita  adatto alla cessazione di quelle  agitazioni mentali, di quei modi d’essere,  il sanscrito”vritti” viene spesso tradotto in modo semplicistico e perciò stesso fuorviante come “vibrazione”,  termine molto riduttivo e più adatto a una concezione della realtà facilmente fisicalista, che impediscono  quell’analisi e conoscenza dei nostri processi mentali  e della loro origine indispensabile alla realizzazione spirituale.

In “Il vuoto nella nostra vita, nella scienza, in Buddha e in San Francesco” pubblicato il 25 marzo scorso, avevo sottolineato la necessità della comprensione dell’illusorietà non solo esistenziale ma anche ontologica delle cose al fine di raggiungere tale realizzazione  e proponevo un punto di vista per certi aspetti anticipato in ” La Divina Madre…” pubblicato dieci giorni prima, il 15.

La disciplina dell’aspirante spirituale è in vario modo codificata, diverse sono le circostanze e le età dell’iniziazione, e per lo più prescrive il controllo sensoriale e l’astensione da comportamenti lesivi nei confronti del prossimo o dell’ambiente, l’essenzialità e l’austerità ma anche  il rispetto nella cura di sé e la semplicità dei mezzi, lo studio e la meditazione, un’attività utile al benessere comune e il non attaccamento.

Essendo  in grado di offrire provati risultati, tale stile di vita dovrebbe costituire la base dell’educazione fin dalla giovanissima età, in modo da evitare spiacevoli ritardi, inconvenienti, spreco di tempo, di capacità, di talento. Tuttavia ciascuno affronterà a modo proprio il percorso, secondo le tendenze in atto con le quali viene al mondo,
ovvero secondo il proprio karma, “kr” rimanda all’azione, e dharma, “dhr” rimanda al fondamento, ovvero al dovere.

Quanto maggiore è il nostro discernimento, quanto più siamo liberi, liberi di fare la cosa giusta… l’educazione critica ci emancipa, non deve essere considerata un condizionamento perché, al contrario, tiene alla larga il giovane da modelli  e ambizioni di basso profilo, lo conduce a scelte autentiche e adatte e al rispetto dei  maestri, lo sorregge nei momenti difficili..

Nella vita politica la parola pace è molto in voga e  vaga. Come scrivevo in occasione della marcia della pace in Assisi nella scorsa primavera, tutti sembrano darsi un gran da fare per la pace, marciano per la pace, organizzano concerti per la pace, conferenze per la pace, chi più ne ha più ne metta, arrivano stanchi morti alla sera per la pace, i giovani si agitano assai per la pace, sventolano bandiere, striscioni arcobaleni e quant’altro.

In assenza di chiari fondamenti e di idee concordi su come realizzarla, chi manovra tutti questi eventi per la pace per lo più manovra anche la guerra. Ci sarebbe un solo modo per fare dei movimenti per la pace strumenti utili piuttosto che variazioni paesaggistiche per qualche  pomeriggio primaverile, e cioè legare il concetto di pace a quello di non-violenza, “a-himsa”, e pertanto di non-collaborazione e di  resistenza passiva, così come fece Gandhi.

Per essere capaci di non violenza, non collaborazione, resistenza passiva, bisogna avere quel carattere che si forma attraverso l’educazione e in particolare l’educazione spirituale, il che rimanda a quei valori educativi qui appena accennati. Quello stesso carattere che ci può condurre alla realizzazione di noi stessi come esseri spirituali ci può permettere di essere cittadini liberi e consapevoli.

La pax romana è violenta. La pax americana anche. La pax anglo-francese pure, mi pare. Quanto alla pax italiana non se ne comprende ancora il significato, forse perché l’Italia sembra a volte non essere ancora nata. L’Europa neanche. Gli Stati del Mediterraneo neanche. Della pax araba abbiamo elementi per pensare che non sia  proprio non violenta, comunque vada, e violenza chiama violenza. Bisognerà pur che ciascuno contribuisca a spezzare questa catena di cause e effetti infernali.

Il serpente di fuoco ci ricorda che la terra si muove, che tutto corre corre corre, più che marciare, che le nostre marce hanno il fiato corto. Ogni momento può essere favorevole a una rinnovata trasmutazione del cuore e della mente, a un mutamento di rapporti con la terra con il cosmo e per questo anche con gli altri. Se ci sarà educazione ci sarà verità, se ci sarà verità ci sarà rispetto, se ci sarà rispetto ci sarà pace, se ci sarà pace ci sarà amore.

Si dice che se ci abbandoniamo a pensieri egoici e ferini, regressivi perfino rispetto alla nostra recente storia, ciò avviene per causa della durezza dei tempi. Questa è una menzogna, perché sono proprio le difficoltà la misura del livello che abbiamo raggiunto, se non siamo civili, corretti, onesti, amorevoli quando esse bussano alla nostra porta, significa che non lo siamo mai stati, che ci eravamo illusi di esserlo, che indossavamo una maschera.

C’è chi volge le proprie attenzioni solo a sé medesimo, al massimo alle persone della propria piccola cerchia familiare, chi la estende un po’ a qualche amico, collega, socio e quant’altro, chi ai propri compaesani e concittadini, chi alla propria nazione, chi all’intero pianeta, in verità, solo chi ha realizzato l’Unità è capace dell’amore supremo,  tale persona è l’amore stesso ovvero un Maha-Atma, una Grande Anima.
                                                                                                  ————-
Solo per i cultori della materia ovvero per chi volesse essere aggiornato sul Sacro Convento…

mi è stato confermato da fonte autorevole e in alto loco che, da quando avete letto “Le mie vacanze a Scala…” pubblicato qui sul Positano News  l’11 febbraio scorso, il nostro amato frate scalese Padre Enzo Fortunato è sempre guardato a vista, ovvero controllato in ogni suo movimento, pare che il Sacro Convento gli abbia anche comprato, come incentivo per una retta condotta, un’auto nuova spesso guidata da una sorta di autista accompagnatore, e tutto ciò onde evitare che egli sia guardato un po’ più da vicino e solo di quando in quando, preghiamo per lui e per il successo del nuovo corso della sua vita, bisogna pur essere coerenti una volta fatta una scelta peraltro così prestigiosa e anzi non c’è dubbio che questo sia un passo piccolo ma significativo verso la Papa mobile, a giugno lo avevo sognato vestito di un bel sari rosso, come una bella sposa indiana, mentre lo inseguivo in un labirinto di nude pareti bianche appena intonacate, bellissimo, bisogna dire che il mio inconscio è capace anche di piccoli capolavori oltreché di presentimenti, anche il solo grado di cardinale pertanto gli starebbe a pennello, peraltro credo che ormai i lavori di trasformazione di una piccola tettoia dirimpetto la redazione in un grazioso gazebo in funzione di salottino dovrebbero essere terminati quindi egli dovrebbe avere più spazio per ricevere le ospiti e gli ospiti desiderati come si conviene all’eminentissimo direttore di una rivista teologicamente e politicamente corretta, si preparino pertanto gli Scalesi a accoglierlo, alla sua prossima visita nel natio borgo, in modo degno del suo rango, con petali profumati sul suo cammino e la brezza delle piume di pavone, ciascuno pertanto sieda dove trova la propria pace ma a debita distanza e con un cortese inchino.

Carla Villa Maji
4 Aprile 2011

Carla Villa Maji è dottore in filosofia da studi classici, specialista in estetica e in estetica musicale, perfezionata in filosofie orientali, consulente culturale.