SCALA DELLA MADRE DIVINA E DI UNA DOMANDA A PADRE ENZO FORTUNATO

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SCALA DELLA MADRE DIVINA E DI UNA DOMANDA A PADRE ENZO FORTUNATO

Scala Ravello costiera amalfitana costa d Amalfi. Riceviamo e pubblichiamo

di  Carla Villa Maji

Avrei voluto che questo testo vi arrivasse l’otto, giornata che ricorda e commemora il sacrificio di tante donne. Seppure in ritardo, lo dedico comunque a tutte le donne e anche agli uomini di buona volontà.
Il mio testo precedente, del 21 febbraio, chiudeva con una questione già accennata in “Le mie vacanze a Scala…” pubblicato l”11, proprio un mese fa.
Riferendomi a un editoriale di Padre Enzo Fortunato, secondo il quale dovremmo sentirci uniti dal fatto di essere figli di uno medesimo Padre, obiettavo che a maggior ragione ciò dovrebbe accadere nel sentirci figli di una medesima Madre, e che in verità Dio è prima di tutto Spirito. Per me questa è stata una evidenza già nell’età pre-scolare e, avendone mantenuto la memoria, l’educazione religiosa piuttosto che spirituale non l’ha scalfita
Vorrei ripartire da qui, dall’oblio di un tale concetto nelle religioni monoteistiche dell’area mediterranea e dalla preminenza storica, anche all’interno di tradizioni consapevoli delll’aspetto spirituale e  materno del divino, della parata sacerdotale di solo uominii in lunghe vesti, ciò che vedremo anche nella prossima riunione inter-religiosa con Papa Benedetto XVI  prevista in ottobre in Assisi e che sarà, sotto tale aspetto, come la precedente avvenuta sotto il pontificato di Papa Giovanni Paolo II .

In verità,, a dispetto di quel logos per il quale l’accesso al simbolico sarebbe permessa solo dall’intervento del padre, vecchia teoria che ha trovato sostenitori anche in psicoanalisi e sulla quale sembrano basarsi anche alcuni articoli che si leggono ancora nel terzo millennio su certe riviste cattoliche, cominciando appunto da quella diretta da Padre Enzo Fortunato, la madre viene logicamente prima del padre, ella  non solo ci genera, ci assiste, ci nutre, ma ci trasmette anche la lingua, ci fa fare i primi passi, ci educa e ci lascia andare, persino da un punto di vista genetico prendiamo qualcosa di più dalla madre, il genoma mitocondriale, il femminile si può auto-riprodurre e clonare, i due emisferi sono più integrati nel cervello femminile, più piccolo essendo la massa corporea inferiore, ma contenente più materia grigia, la spirale con l’elicoide logaritmica è la forma base dell’universo.
Storicamente, invece, bisogna  ricordare che nella più antica tradizione cristiana donne e uomini partecipavano con eguale dignità ai ministeri, che in gran parte della tradizione gnostica Dio è riconosciuto anche come Madre, che in quanto Madre viene fatto coincidere a volte con lo Spirito stesso, che in tale tradizione Padre e Madre a volte sono riconosciuti come aspetti, piuttosto che come Persone, che in Vangeli  come quelli di Filippo, Tommaso, degli Ebrei , tutti esclusi dal canone ufficiale della Chiesa insieme agli scritti gnostici, la persona e l’aspetto di Dio in quanto Madre oltreché Padre è riconosciuto con eguale dignità.

La più antica tradizione indù considerava il Brahman stesso, il cui etimo rimanda “al rendere grande” piuttosto che al creare dal nulla, Dio, generato e non creato, dalla Divina Madre. Tale tradizione, assolutamente logica e realistica, venne poi oscurata, ma mai del tutto, da alcune successive  patriarcali, di derivazione caucasica ovvero indoariana. Per inciso, “arian” in sanscrito significa nobile e non è sinonimo di germanico, come certi  filologi teutonici sembrano suggerire. Un’altra delle leggende ricorrenti è che il patriarcato costituisca in generale una evoluzione rispetto al matriarcato, ma la questione richiederebbe un  testo a parte.
In ogni caso, nella tradizione filosofica indiana, Dio è Atman e Paratman, Spirito individualizzato e supremo, con aspetti e personificazioni materne al pari che paterne.
Da notare anche che l’universo di discorso e la divisione semantica delle lingue orientali sono differenti da quelli delle lingue occidentali e che pertanto nella tradizione orientale non esistono parole e concetti  traducibili come materia,  sostanza o creazione dal nulla anche se questo a volte viene fatto.

Due campi scientifici dai quali attendiamo risposte vitali sono da una parte le scienze dello spazio, dall’altra le scienze della mente.
Il Dalai Lama, che fin da piccolo ha mostrato profondo interesse per le scienze,  partecipa di buon grado a convegni sulle ultime, nell’evidente tentativo di far accettare alla comunità scientifica il metodo introspettivo accanto al metodo sperimentale. In verità, la meditazione, quando correttamente intesa, non è solipsistico ripiegamento in sé,
ma una procedura attraverso la quale, allentando la presa dei sensi, si calmano alcune aree della mente e se ne attivano altre che favoriscono un’analisi più integrata dei  processi psichici non accessibile alle odierne teorie “sperimentali” della mente, sia che esse si basino su un modello computazionale o connessionista,  modulare o centralista, con riduzione della semantica alla sintassi o qualitativo, sulla teoria quantica o su sviluppi come le superstringhe, con approdi di volta in volta eliminativisti, nel senso del monismo materialistico, o dualisti, per i quali le vicende della coscienza sono contingenti ma non coincidono con quelle della funzione d’onda.
E’ chiaro che la nostra testa è situata su di un corpo mobile, che i nostri processi cognitivi si sviluppano in funzione del movimento più che della stasi e che pertanto  le scienze dello spazio multidimensionale possono dare risposte utili alle scienze della mente e alle nostre domande più profonde e viceversa.
 
Come persona e come donna ritengo che un riconoscimento di parità che non intervenga anche sul linguaggio, e pertanto sulla struttura di potere sottesa, non sia adeguato, non solo per gli effetti consci del linguaggio ma anche per la sua azione inconscia e pertanto più sottile e incontrollabile, e questo vale ancora di più  quando parliamo di spiritualità, cioè del punto più alto, rispetto al quale, per quanto saliamo, noi donne, secondo la prospettiva paternalistica, dovremmo comunque stare sempre un po’ sotto. Religioni che riconoscono Dio primariamente solo come Padre e eventualmente come Figlio non sono adeguate a creare un adeguato senso di autostima nelle donne.
A cinque anni mi chiedevo cosa fosse “la sostanza”, a dodici anni confidai alla mia insegnante di lettere, una suora, che non mi potevo riconoscere in un Dio solo Padre e che ciò stava determinando in me l’allontanamento dalla fede. Ella mi guardò e mi chiese “…solo per questo?”, “…mi sembra un motivo più che sufficiente” risposi. Ella non accennò mai più al problema, aveva capito, né mai mi discriminò, né mi discriminarono le sue consorelle, a scuola ero la migliore in tutte le materie e continuai a essere riconosciuta come tale.

La modesta storia  che ho voluto narrare ai lettori del Positano News nei testi dell’11, 13 e 21 febbraio, insieme alla totale assenza di alcune tematiche nella rivista San Francesco Patrono d’Italia e nel suo blog,  è un piccolo ma non insignificante sintomo della situazione.
Non ho notizie di Padre Enzo, sono fuori Assisi da un mese, da tempo quindi non lo vedo alle lodi del mattino, quando arriva in ritardo e si siede sull’ultima panca con un confratello, né dopo, durante la prima Messa, magari quando sbadiglia, gli spiegai con un sms che non era invisibile e da allora, almeno per un po’, sembrò controllarsi. Di rado mi recavo ai vespri ma non l’ho mai incontrato. Una volta sola ho ascoltato dopo i vespri anche il rosario, che io non ho mai recitato. Nel rosario i frati promettono di mantenersi casti e puri per poter contemplare in eterno il volto di Maria. Quell’unica volta Padre Enzo non c’era.
Se tornassi indietro forse gli scriverei meno e farei valere quel po’ di sana  fresca  e legittima voglia di prevaricazione sul maschio…l’avrei preso in disparte in uno di quei momenti in cui è un po’ sfatto assonnato e smunto, anche per l’eccessivo carico di lavoro ma non solo, e gli avrei chiesto “volete Voi  mantenerVi casto e puro anche con me e fermarVi a fare due chiacchiere anziché fuggire nascondendoVi dietro la gonna e il volere del Custode Padre Giuseppe Piemontese? …lo sapete Voi che fuggire non serve a niente, volete Voi affrontare il nemico?…” “…oui, madame, je le veux…”…

Carla Villa Maji
14 marzo 2011