Carla Villa Maji, Scala incontra New York una proposta per i 150 anni dall´unità d´ Italia

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Carla Villa Maji, Scala incontra New York una proposta per i 150 anni dall´unità d´ Italia

Dopo l’intervento polemico su Scala in costiera amalfitana , sulla cittadina più antica della costa d’ Amalfi, di fronte Ravello, origine di Padre Enzo Fortunato, del convento di San Francesco d’ Assisi,  riceviamo e pubblichiamo 

Carla Villa Maji, 20 febbraio 2011

 
” Riflessioni sul rapporto degli Italiani, del Sacro Convento di Assisi e della Rivista San Francesco Patrono D’Italia con il Vaticano, una proposta per Scala incontra New York 2011 in occasione dei 150 anni dall’unità d’Italia” di Carla Villa Maji

Dopo la pubblicazione di “Le mie vacanze a Scala e … ”  ho lasciato Assisi, non so per quanto, ogni tanto bisogna uscirne. Assisi può essere molto condizionante persino per lo spirito più libero, o che si sia creduto tale prima di incontrarla, lo scrivevo non molto tempo fa a Padre Enzo Fortunato, infatti mi sono spesso chiesta come cambierebbe per lui il suo rapporto con il Sacro Convento se all’improvviso si trovasse a non essere più il direttore della sala stampa, il direttore di San Francesco Patrono D’Italia, l’animatore di Scala incontra New York.
Di Assisi mi piacciono i cieli cangianti, mi piacciono i venti, mi piace la piana intorno alla collina, mi ha sempre ricordato nella sua maestà un luogo per l’atterraggio di ufo, vado e torno ormai da più di dieci anni … un’amica assisana, una rarità, mi dice sempre “Carla, non so chi te lo fa fare…”. Di Assisi mi piace la tranquillità, a qualsiasi ora, mi piacciono i tramonti e la luna quando si fa piena sopra la basilica di San Francesco a notte tarda.
Assisi con i suoi inverni freddi e solitari, con le sue  monache che scorrazzano oltre i limiti di velocità entro le mura medioevali coi loro suv e che ormai non ti sanno fare  più neanche il caffè, mettono le macchinette, meglio se vai a prendertelo al bar, giusto per essere sani e umani prima che religiosi, Assisi coi fraticelli e le fraticelle che passeggiano di quando in quando in coppia, io trovo tenerissima questa romantica sublimazione e anzi un auspicabile abito contro alcune possibili  triste e tristi degenerazioni, Assisi con le orde di turisti di passaggio che nell’uscire dalla basilica del Santo dopo la funzione già si interrogano su cosa mangeranno a pranzo, se gli strangozzi al tartufo o il riso ai funghi porcini mentre passano probabilmente per la prima e probabilmente per l’ ultima volta sotto gli affreschi, i libri del 1200 per chi non sapeva leggere, ma questi al 1200 non ci sono ancora arrivati, il loro programma scolastico si è fermato prima, se sappiano leggere o no non si sa, non aspettano neanche che il celebrante sia uscito, o che l’ostia sia loro scesa giù per l’esofago, stasi o regressione allo spirito della tribù se non del branco non so, un dato antropologico emergente in questi flussi, fa male, questa è la condizione di almeno cinque miliardi e mezzo dei sei che siamo sul pianeta, è una stima ottimistica, del resto scrivevo anche a Padre Fortunato non molto tempo fa che la religione cristiana è per eccellenza quella del recupero, e questo è giusto…

Aggiungerei però che la logica del recupero dovrebbe essere sempre accompagnata dal rispetto della volontà altrui, perché se uno preferisce pensare agli strangozzi al tartufo anziché studiare arte non lo si può obbligare e se, procedendo verso le ipotesi più estreme, uno non vuole essere idratato e nutrito e ospedalizzato forzosamente, se lo ha detto lo ha scritto lo ha implorato  perché non ne può più, e invece lo si obbliga, questa è violenza privata non è più recupero, magari con l’acquiescenza di governi che si comprano così le loro impunità..il vizietto di interporsi tra te e il tuo corpo, tra te e la tua coscienza, tra te e Dio, la Chiesa lo ha sempre avuto, gli Italiani non sono mai ancora stati cittadini, sono sempre stati e lo sono ancora sudditi e festeggeranno l’unità di Italia da sudditi, non da cittadini, peccato. l’Inquisitore ordina la tortura, il Re acconsente, il Medico esegue. Di recente il Vaticano ha chiesto scusa per i roghi ma si è affrettato a sostituiti con le piaghe da decubito, dice che è lo spirito che conta ma ci tiene a inchiodarlo alla tua carne transeunte in putrefazione, per certi aspetti i roghi avevano più senso e coerenza, perché l’anima della strega fosse liberata…
Italia, Pax Vaticana.

Assisi tutta rifatta, e non tocchiamo chi ci ha messo i soldi, Assisi con le sue bottegucce, Assisi  patrimonio dell’Umanità, Assisi con il Sindaco pelatino magro magro perso dentro la sua giacca, che ti riceve e mentre gli parli non ti guarda, continua a digitare sul computer, gli dici “Sindaco, se sta lavorando aspetto…”   ti risponde da dietro gli occhialini “No prego, sto prendendo appunti…”, poi ti rinfila l’ultimo numero di due riviste patinate sui siti dell’Unesco, giusto per capirci meglio, eppoi Assisi e la massoneria, Assisi con la Diocesi che mi chiede una fideiussione irrevocabile dell’importo di tutti i quattr’anni dell’affitto anziché i  tre o i sei mesi al massimo come d’uso, tanto più dovendo io apportare qualche miglioria a mie spese per entrarci, Assisi a volte c’è da non poterne più…ho dovuto insistere con l’amministratore per avere un documento scritto con tale richiesta e quando in banca a Milano il consulente familiare, la famiglia sono io sola, l’ha letto poi mi ha fissato e mi ha detto “che l’è questa roba qui… guardi dottoressa li mandi a ffnclzxyzvvffnclvfflog1,6vaffxvff espvffbipbip1,6bitbitvaff…”  nome di un pianeta agli estremi della nostra galassia “…son minga giusti questi…come si chiama questo direttore qui?”, la firma è illeggibile infatti ma conservo la lettera curiale come una reliquia, spiraliche impronte digitali di qualcuno che abbia un nome ci saranno almeno, l’ho anche profumata all’olio essenziale di melissa e di arancio perché per precauzione mi sono fatta un massaggio rilassante e rivitalizzante mentre la meditavo con respirazione diaframmatica controllata, bisogna pur elaborare delle strategie sincroniche per non farsi venire l’infarto, dopo può essere troppo tardi, sarebbe da portare in una bella cornice nella basilica di sotto, alla tomba del Santo poverello…l’unica volta che mi è capitato invece di fare una segnalazione ai Vigili Urbani di Assisi, che in qualche modo toccava gli interessi di una istituzione religiosa ma di laici, dopo un bel po’ di tempo ho scoperto che il file non era nel computer dei vigili perché il vigile addetto era malato…ma chissà, forse è guarito, spero perché di tempo ne è passato un bel po’, non vorrei che fosse un male inguaribile o qualcosa di irrimediabilmente cronico…Assisi centro, Assisi centro Italia, Assisi Roma, Assisi centro-sud…
Assisi, Pax Vaticana.

Anche in Assisi comunque, che lo si creda o no, ci sono gli Italiani, pochi in verità,  per loro come per tutti discernere la verità dalla menzogna  si fa sempre più difficile per la continua riproposizione mediatica, che neanche la città serafica può rifuggire, anzi, di un modello mentale lineare  bipolare e fittizio  piuttosto che integrato connesso e aderente alla realtà, pertanto non stupisce neanche questo perdersi nella nazione della decenza, insieme con l’intelligenza … questo  invocare di tanti Italiani la libertà quale libertà non dall’ignoranza non dall’indigenza dalla volgarità dall’abbruttimento dall’indifferenza dall’ingiustizia dalla violenza dalla sudditanza del corpo della mente dello spirito, ma come libertà di rotolarsi come porci nella propria  pozzanghera, questo sarebbe il concetto di libertà con il quale dovremmo festeggiare secondo molti i 150 anni dall’unità d’Italia, in nome del fatto che comunque saremmo deboli peccatori, che anche l’Imperatore ormai nudo è un povero peccatore, che bisogna compatirci tutti vicendevolmente, e darci vicendevolmente licenza per ogni licenziosità, che chi è senza peccato scagli la prima pietra, che le cose importanti non sono queste, che uno coi suoi soldi ci fa quello che vuole…ecco, bisognerebbe tornare a discutere su questo “suoi”, se non sarebbe più corretto che in una società si pagassero prima degli stipendi decorosi a chi lavora corrispondenti a un adeguata quantità di beni e servizi utili, e dove chi lavora lavora per sé e per una convivenza civile e per ciò che è utile all’emancipazione dell’umanità dalla malattia, dalla povertà e dall’ignoranza, e poi al netto, si lasciasse quel che resta, e solo se proprio ne resta, per le tasche e le esigenze dellla Corte, prima il pane e i libri e l’aria pulita, poi le orchidee e i marron glacé e i miasmi del sollazzo di Palazzo. Infatti, non è che  non ci sia alcuna alternativa , è che chi dovrebbe spiegarla non è in grado di spiegarla e non è in grado perché ha già fallito e ha già fallito perché ha fatto il contrario di quello che avrebbe dovuto fare, perché ha sempre tolto dalle tasche dei soliti noti, in particolare della classe media, perché ha voluto programmaticamente per decenni proletarizzarla ben prima di chi è venuto poi,, perché non solo ha preso dai soliti noti senza mai toccare gli intoccabili, ma l’ho ha fatto non investendo per l’interesse di tutti ma sperperando per quello della propria Corte, alla quale ha preferito dare il nome di Salotti dando invece il nome di Egemonia, di gramsciana memoria, alla strategia, perché dopo aver fallito non solo continua a proporsi ma continua a chiedere che se ne vada chi ha fallito solo molto dopo e che è ancora lì proprio perché chi se ne sarebbe dovuto andare ancora prima non se ne è ancora andato e non lascia spazio abbastanza a chi molte cose non solo saprebbe spiegarle, non siamo un popolo di deficienti dopo tutto anche se spesso ci comportiamo come fossimo tali,, ma anche farle.

Domenica scorsa 13 febbraio ho detto addio via e-mail alla redazione della Rivista San Francesco Patrono D’Italia. Infatti all’ora di pranzo avevo trovato un messaggio dal cellulare di Padre Enzo sul mio con il quale mi si  “rinnovava”, ma in verità mi veniva fatto per la prima volta, l’invito a non usare più quella o altre utenze. Il Padre non si è firmato, ammesso e non concesso che sia stato egli stesso a digitare quelle poche parole e di sua volontà…come emerge infatti dallla mia lettera al Positanonews del 13 febbraio scorso,  egli deve ubbidienza al  Custode del Sacro Convento Padre Giuseppe Piemontese, il quale gli prescrive anche a chi debba o non debba parlare e a me non deve. In verità, Padre Piemontese ha anche aggiunto che se voglio veramente bene a Padre Enzo è meglio che io non lo cerchi e che comunque l’unico interlocutore tra me e  il Padre è egli stesso, il Custode. Non so se mi spiego, solido cubico e piccolo tagliato nella montagna ben piantato sui piedi un po’ allargati  risucchianti da sotto la sottana sacerdotale verso il baricentro e la zona pubica l’energia tellurica, il Custode è l’unico detentore del fallo al Sacro Convento, altri possono considerarsi tali ma solo se autorizzati. Certo, lo sospettavo, avevo mandato una comunicazione a Padre Fortunato un poì di tempo fa, verso la fine di ottobre mi pare, comunque prima che io festeggiassi fuori Assisi il mio compleanno che cade di 29, nella quale sostenevo che Padre Piemontese ha un buon controllo del mentale… vede più di quanto non sembri… e che avevo avuto come l’impressione che mi osservasse…
Ma non dovrebbe essere l’ubbidienza quella nello Spirito, la semplicità il saper parlare al cuore, la castità il considerare  l’amore come una forza  che ci attraversa e ci trascende, da vivere con chiara consapevolezza, e non un coacervo di oscure pulsioni da rifuggire? Non ho ancora capito da quale di questi tre punti di vista Padre Piemontese  mi consideri pericolosa. Personalmente considero la sua proibizione come un abuso sociale, psicologico e spirituale. Non so cosa ne pensino i Generali Francescani, di quanto accaduto, qualsiasi cosa ne pensino non ha più molta importanza perché con il presente papato, lo dico con tutto il rispetto per Benedetto XVI nelle cui affermazioni spesso mi ritrovo aldilà dei presupposti dogmatici non condivisi, le iniziative degli Ordini Francescani sono rientrate tutte sotto il controllo e sottoposte all’approvazione del Vaticano attraverso la Curia, certo io credo che il Sacro Convento di Assisi meriterebbe una “custodia” meno invasiva e inquisitoria.

I segnali di questa regressione autoritaria erano già chiari intorno all’inizio del presente millennio. Allora avevo  un amico in Assisi, che ha ormai lasciato il mondo essendo anziano e malato, che si chiamava Padre Massimiliano Mizzi detto Max. Padre Mizzi non era italiano, era maltese e era un personaggio di alto rango all’interno dell’Ordine di Malta. Aveva una grande predilezione per le filosofie orientali, in particolare per la cultura e la filosofia giapponese, conservo ancora un fazzoletto che mi regalò con gli ideogrammi  corrispondenti al tempo nevoso,  il Giappone è stato per me anche un luogo dell’immaginario, quando ero piccola mi piacevano molto la china la calligrafia l’acquerello i fiori di pesco, li disegnavo continuamente. Nel pomeriggio io e Padre Mizzi facevamo spesso merenda nella cucina del Cefid dando da mangiare agli uccelli. Il Cefid è il centro francescano per il dialogo interreligioso. Padre Mizzi non mi faceva mistero di alcune sue idee, andavamo d’accordo e ci si fidava l’uno dell’altra. Allora, essendo più giovane piuttosto idealista e caratterialmente sempre un po’ sopra le righe, non mi rendevo conto di quanto potesse essere rara e non scontata la nostra amicizia. Essendo malato fu affiancato e poi sostituito come direttore del Cefid da un americano prima e attualmente da un rumeno, quel Padre Bejan con il quale secondo Padre Fortunato avrei dovuto parlare, in verità qualche volta l’ho cercato ma non si trova mai. E’ chiaro, da quello e da come scrive, che Padre Bejan conosce sicuramente meglio i monoteismi dell’area mediterranea con i quali il cattolicesimo dialoga più facilmente perché sono tutti e tre legati a una idea di Dio come Padre e a un rapporto tra i Ministri del culto e i fedeli profondamente gerarchico.
Tradizioni più introspettive, che pongano l’accento sul sé spirituale e sulla meditazione, vengono considerate pericolose per l’ordine gerarchico e come tali liquidate dalla Chiesa Cattolica per lo più con argomentazioni paralogistiche o filologicamente scorrette. Bisogna anche aggiungere d’altra parte che l’orientalismo è stato ed è anche terreno di caccia in occidente di sé dicenti maestri che molto spesso creano associazioni, sette, istituzioni e quant’altro dove la logica delle relazioni è nell’idolatria verso il guru unita all’appiattimento delle individualità specifiche con il conseguente aggravarsi dei problemi di natura dissociativa e di derealizzazione di cui molto spesso le persone che si avvicinano a tali organizzazioni soffrono. Ho avuto modo di studiare il fenomeno in diversi luoghi. e a tale problematica alludeva il mio primo testo da me inviato invano alla redazione della rivista San Francesco il 15 febbraio 2010, il giorno dopo avere ricevuto in omaggio un numero della rivista, che ancora non conoscevo.
Nella mia mail di commiato alla redazione di San Francesco, domenica scorsa 13 febbraio 2011, ho preso spunto dal più recente editoriale di Padre Fortunato, il quale deduce il senso di fraternità e sorellanza dalla consapevolezza di essere figli di uno stesso Padre. Continuando un tal ragionamento però, bisognerebbe aggiungere che ancor più tale sentimento si manifesterebbe nel sentirci figli tutti di una medesima Madre. Sappiamo tutti che c’è stato anche un Papa che ha azzardato una apertura in questa direzione ma il caso ha voluto che il Suo pontificato sia durato un solo mese lunare.
In verità, in una  prospettiva spiritualista e cosmologica ci si armonizza vicendevolmente riconoscendosi nella medesima origine spirituale e cosmica e questo forse è il vero modo di essere kata olos, universali.

Di tali questioni avevo già scritto a Padre Fortunato tra settembre e ottobre senza  ricevere risposta. Ormai però sappiamo che i suoi margini di libertà anche nel rispondere sono piuttosto esigui, praticamente inesistenti. La rivista San Francesco Patrono D’Italia è pertanto ben costruita, ha sempre delle belle immagini tra l’altro e mi complimento con chi le produce ma, come ho scritto più volte al suo direttore, è molto elusiva di molte questioni, in particolare in tema di sessualità, bioetica, giustizia e libertà, che trovano laceranti dissonanze tra gli stessi cattolici. Il blog, che potrebbe essere uno strumento per affrontarle, invece sonnecchia, più volte ho proposto degli spunti sui quali interrogare i lettori ma sono rimasti puntualmente elusi.
Auspico quindi  che almeno la manifestazione “Scala incontra New York 2011” sia trasformata in una occasione di crescita civica, con incontri e dibattiti, anche su temi come quelli qui proposti, non solo di passiva fruizione di spettacoli, che lasci una traccia sul territorio anche con il ritorno delle piogge, quando i forestieri se ne vanno, soprattutto per i giovani scalesi, coi quali più volte mi sono trattenuta in conversazione quest’estate, perché vengano stimolati a leggere ancora di più, a studiare ancora di più, a non arrendersi mai. Questo, in occasione dei 150 anni dall’unità d’Italia dovrebbe essere fatto in tutta la Nazione, in tutti i suoi comuni, in tutti i suoi borghi, teniamo accesa la luce!

Carla Villa Maji 20 febbraio 2011