P4 LUIGI BISIGNANI-LETTA: "ERA AMICO DI TUTTI"INDAGATO L´AD DI FERROVIE

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NAPOLI – Per due ore dinanzi al giudice per le indagini preliminari, Luigi Giordano, l’uomo d’affari Luigi Bisignani si è difeso. Ha risposto alle domande inerenti i tre capi di imputazione per le quali sono stati disposti gli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta «P4» ma anche anche a qualche ulteriore domanda fatta dai sostituti procuratori Francesco Curcio e Henry John Woodcock. Bisignani è giunto a Napoli da Roma accompagnato da uno dei suoi due avvocati, Fabio Lattanzi a bordo di una Merdeces «Classe A». Poi dall’interno del cortile del Palazzo di Giustizia, evitando la folla di giornalisti e cineoperatori assiepati sin dalle prime ore del mattino ai vari ingressi della cittadella giudiziaria, ha raggiunto, al 12mo piano della Torre B, l’ufficio del giudice Giordano.

L’obiettivo di Bisignani, ha detto all’uscita l’altro legale di fiducia, Giampiero Pirolo, è stato quello di ricostruire «i fatti e dare loro corretta qualificazione giuridica». Ma il legale ha anche ricordato che Bisignani è già stato sentito più volte dai sostituti procuratori. «Io ho perso il conto mentre il dottore Woodcock ricorda cinque in tutto» ha detto ancora il legale riferendo ai giornalisti che il giudice per le indagini preliminari è rimasto «sorpreso» dal fatto che Bisignani sia stato sentito «anche dopo la richiesta di custodia cautelare» avanzata nello scorso mese di marzo. La procura di Napoli contesta all’ex giornalista e uomo d’affari, che ha tante amicizie che contano, tre capi d’accusa in cui sono ipotizzati i reati di favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio. Si tratta dell’acquisizione illegale di notizie riguardanti due procedimenti giudiziari. I filoni dell’inchiesta avviata dalla Procura partenopea, che vede coinvolto anche l’ex magistrato e attuale parlamentare del Pdl, Alfonso Papa, sono diversi. Per alcuni, gli atti sono già stati trasmessi alla Procura di Roma perchè di competenza degli inquirenti della capitale. Bisignani ha varcato la porta dell’ufficio del gip Giordano qualche minuto dopo le 13,40. Ad attenderlo, oltre al gip, anche i due pubblici ministeri titolari dell’inchiesta.

Il tempo di adempiere alle formalità di rito e poi si è entrato nel vivo della materia: sul tappeto quelle tre contestazioni mosse dalla Procura di Napoli per le quali il gip ha firmato l’ordinanza. Ma i sostituti procuratori avrebbero fatto, secondo quanto riferito dall’avvocato Pirolo, qualche domanda nuova alla quale l’indagato «ha risposto». Quale? Il legale però non lo ha voluto dire «Bisignani però è tranquillo», ha detto ancora il suo avvocato confessando però un pò di delusione in merito all’emissione dell’ordinanza perchè «è sempre stata offerta piena collaborazione. Ha sempre parlato di vicende che erano già note». I due sostituti procuratori titolari dell’inchiesta nell’allontanarsi dall’ufficio del giudice per le indagini preliminari non hanno voluto fare dichiarazioni lasciando però intendere di essere fiduciosi. Il collegio difensivo dell’uomo d’affari ha fatto sapere che solo nelle prossime ore presenterà al gip l’istanza di revoca della misura cautelare e poi valuterà l’eventuale impugnazione davanti al tribunale del riesame. Al momento gli stessi legali non hanno ancora ritirato gli atti integrali allegati alla misura cautelare.

INDAGATO AD DI FERROVIE L’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti risulta indagato nell’indagine sulla P4. L’iscrizione nel registro degli indagati è riportata nella richiesta di arresto (per Bisignani) dei pubblici ministeri Francesco Curcio e Henry John Woodcock, che gli constestano il reato di favoreggiamento personale (art 378 cp). Nella richiesta i magistrati scrivono che il nome di Moretti viene fuori in seguito alla denuncia che l’imprenditore De Martino avrebbe voluto presentare per una serie di presunti illeciti perpetrati ai danni della propria società da parte di Ferrovie dello Stato e segnatamente da alcuni soggetti dell’ufficio tecnico di Trenitalia legati all’ad Moretti. Denuncia che sarebbe stata ‘bloccatà da Papa, il parlamentare del Pdl nei confronti del quale è stato chiesto l’arresto. Interrogato, Moretti ha messo a verbale, dicono i pm «non solo di conoscere Bisignani e Papa» ma ha anche dichiarato «di essere stato contattato dall’onorevole Papa che – secondo il racconto del Moretti – si sarebbe lamentato per il trattamento ricevuto su un treno da parte di un controllore». Al riguardo, dicono ancora i pm, «appare invece evidente che, mentre appare una vera e propria presa in giro l’ipotesi che un uomo come il Papa potesse incomodare il Moretti per vicenda tanto banale (e per tale ragione il Moretti è stato iscritto a mod.21 per il delitto di cui all’art 378 cp), il Papa, dopo aver ‘stoppatò la denuncia del De Martino abbia, poi, contattato il Moretti…appunto per vantare, per rivendicare e per ‘spenderè nei confronti dello stesso Moretti il credito derivante, appunto, dall’avvenuta surrettizia sottrazione alla cognizione dell’autorità giudiziaria di una vicenda che comunque avrebbe coinvolto in qualche modo il Moretti stesso e/o comunque l’azienda da lui amministrata».

LETTA: BISIGNANI AMICO DI TUTTI. MAI FESTEGGIATO CON LUI «Bisignani è persona estroversa, brillante e ben informata, ed è possibile che qualche volta dica più di quel che sa». Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta ha risposto il 23 febbraio scorso alle domande dei pm di Napoli, che indagano sulla cosiddetta P4, relative ai suoi rapporti con l’uomo d’affari coinvolto nell’inchiesta. «Con Bisignani intrattengo rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come ogni altro». «Bisignani – spiega poi Letta – è amico di tutti, Bisignani è l’uomo più conosciuto che io conosca. Bisignani è uomo di relazioni».
«Non escludo che Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell’autorità giudiziaria: sicuramente non mi ha detto che era intercettato e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto a Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto facondo», ha detto ancora il sottosegretario e braccio destro del presidente del Consiglio Berlusconi. «Non ho mai cenato con Bisignani e il procuratore generale di Roma, tanto meno per festeggiare il nuovo giudice della Corte Costituzionale Lattanzi, che ho conosciuto solo al Quirinale al momento del giuramento», ha detto ancora Letta ai pm.
Il sottosegretario Gianni Letta fu testimone di nozze di Luigi Bisignani. Lo ha ricordato lo stesso Letta, ascoltato dai pm di Napoli nell’ambito della indagine sulla P4. «Ho conosciuto Bisignani – spiega Letta – quarant’anni fa, dal momento che il padre era molto amico del mio direttore del Tempo Angiolillo, poi ho conosciuto la madre, poi il fratello Giovanni e poi anche Luigi che cominciò a fare il giornalista con Libero Palmieri che aveva iniziato anche me al giornalismo; poi fece carriera e diventò caporedattore dell’Ansa di Roma; Bisignani fu portavoce e addetto stampa di Stammati; io sono stato testimone di nozze, unitamente a Dini, di Luigi Bisignani».

BISIGNANI PARLO’ CON LETTA DOPO ARTICOLO DEL FATTO Luigi Bisignani avrebbe parlato col sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta «una volta dopo che Il Fatto Quotidiano parlava di una presunta indagine su Letta. E poichè Bisignani lavorava per una società che stampava Il Fatto fu tutt’uno parlarne con Letta». Lo ha detto il difensore dell’uomo d’affari, Giampiero Pirolo, al termine dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto questa mattina dinanzi al giudice per le indagini preliminari, Luigi Giordano. «Le vicende delle quali parla Bisignani erano già note e se ne parlava da tempo sui giornali», ha successivamente detto il legale ai cronisti.

MONTEZEMOLO: “MORETTI CE L’AVEVA CON ME” Luigi Bisignani «mi disse che Moretti di Ferrovie ce l’aveva con me». A riferirlo ai pm di Npaoli è Luca Cordero di Montezemolo, ascoltato lo scorso 23 febbraio in merito ai suoi rapporti con l’ex giornalista finito agli arresti domiciliari per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sulla P4. «Così facendo – aggiunge l’ex numero uno di Confindustria – mi fece capire che aveva rapporti con Moretti». Montezemolo precisa poi di non sapere «se Moretti (Mauro Moretti, amministratore delegato delle Fs, ndr.) e Ferrovie abbiano rapporti con Bisignani ovvero con la Ilte (società di cui Bisignani è dirigente, ndr.) che si occupa di stampa»

I LEGAMI CON LA SANTANCHE’ È stato Luigi Bisignani a «favorire» il rapporto tra il sottosegretario Daniela Santanchè e alcuni enti di Stato. Lo dice lo stesso ex giornalista arrestato nell’ambito dell’inchiesta P4 nell’interrogatorio davanti ai magistrati del 14 marzo scorso. I magistrati napoletani gli chiedono conto di una telefonata con l’esponente di Fli Italo Bocchino nella quale, tra l’altro, Bisignani dice «È l’ente più grosso amico mio». «Io sono amico dell’Eni perchè sono molto legato a Scaroni – risponde Bisignani – e da sempre all’Eni. Ribadisco che ho facilitato, come ho già detto, la costituzione di rapporti commerciali tra Visibilia (ovvero tra la Santanchè) e Eni, Enel e Poste».

“INFLUIVA SU SCELTE DI ALEMANNO” «La capacità di influenza di Bisignani e quindi del suo gruppo veniva in rilievo anche con riferimento al sindaco di Roma Alemanno». Lo scrivono i pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio in un capitolo delle richieste di misure cautelari avanzate nell’ambito dell’inchiesta sulla P4. I magistrati fanno riferimento in particolare alla testimonianza resa da Maurizio Basile, amministratore delegato dell’Atac, l’azienda di trasporti pubblici capitolina. «Nella primavera del 2010 Bisignani mi ha presentato al sindaco Alemanno e dunque Alemanno mi ha nominato suo capo di gabinetto dal luglio a novembre 2010. Dopodichè sono stato nominato amministratore delegato dell’Atac cumulando le due funzioni per un mese».

«Non c’è dubbio – afferma Basile – che Alemanno ascoltasse le indicazioni di Bisignani comprese la mia nomina. Tuttavia non so spiegare come mai Bisignani potesse vantare tale indubbio potere contrattuale su Alemanno». A detta di Basile «Alemanno ha partecipato anche a due riunioni-cene a casa della madre di Bisignani». Basile risponde poi sul contenuto di una intercettazione telefonica e spiega che «il sindaco doveva designare il direttore del Teatro Stabile di Roma e Luca Barbareschi era interessato: nella telefonata – dice – Bisignani mi chiede informazioni; in proposito il sindaco ha poi nominato un altro, e cioè Gabriele Lavia».

«Ricordo – afferma poi Basile – che in una delle due cene a casa della madre di Bisignani, cui eravamo presenti io, Bisignani e Alemanno, Bisignani fece parlare a telefono Alemanno e Briatore e da ciò che ho potuto apprendere da tale conversazione Briatore spiegò ad Alemanno che non c’era alcun reale interesse da parte delle società costruttrici di auto di fare un gran premio a Roma… Mi ricordo che in un’altra occasione Bisignani mi chiese di dare il numero di Briatore a Alemanno e si parlò della valorizzazione delle aree dell’Eur che doveva conseguire a tale Gran Premio. Maurizio Flammini, che mi pare sia il presidente della Conflazio, è quello che insisteva per il Gran Premio».

Sulla nomina al Teatro Stabile è stato ascoltato dai pm come testimone l’attore e parlamentare Luca Barbareschi. «Effettivamente – ha dichiarato – tra gli altri mi sono anche rivolto a Bisignani per chiedere un suo interessamento in merito a una mia nomina a direttore artistico del Teatro Stabile di Roma. Lui mi promise un interessamento ma di fatto non è riuscito ad ottenere nulla. Tenga presente che io conosco benissimo Alemanno con cui ho fatto campagna elettorale e quando lui per scherzare mi diceva ‘se vinciamo le elezioni che vuoi fare, l’assessore?’ io gli dicevo che non mi interessava fare l’assessore ma che mi sarebbe piaciuto dirigere un teatro, un’ esperienza che conoscevo e che volevo ripetere. Alla fine questo posto di direttore artistico è stato assegnato a Gabriele Lavia, che non è certo riconducibile al centrodestra».

PAPA RICATTAVA VIETTI «Ho un pettegolezzo su Vietti enorme… ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze». A dirlo, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, al telefono con Luigi Bisignani. La telefonata, scrivono i pm nella richiesta d’arresto, «appare di rilevante gravità» in quanto emerge che Papa utilizzava una sua amica (Maria Roberta Darsena, ndr) «al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito privato che pubblico».

La telefonata intercettata tra Papa è Bisignani è dell’11 settembre del 2009. «Giova evidenziare come il Bisignani – scrivono i pm – , non parlamentare, in qualche modo coordini le attività del parlamentare Papa, segnalandogli anche le priorità da seguire». Circostanza questa che «può trovare spiegazione solo all’interno di un diverso sistema» e cioè «un’associazione a delinquere mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l’amministrazione della giustizia».
Ecco il testo della telefonata:

P: martedì sera sarò pronto ho fatto tutto e tutto a posto ci avevo un pettegolezzo su Vietti enorme
B: ah
P: ti ho mandato pure il messaggio per Dagospia
B: e non l’ho visto…quando me lo hai mandato?
P: ieri…ieri mattina…tanto, tanto ti frego perchè, nonostante le tue tecniche, sappi che quando lo accendi il telefono io lo so in tempo reale
B: bravo
P: quindi ti becco
B: bravo
P: praticamente vuoi sentire
B: si certo
P: allora praticamente giovedì sera…al ristorante ‘i Pazzi’
B: è
P: Michele Vietti…ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze…che risultano lavorare all’ufficio legale delle Poste italiane
B: ah
P: la serata è stata organizzata dal suo segretario Enrico Caratozzolo…e hanno organizzato per settimana prossima una festa privata in casa Vietti dove ogni ragazza dovrà cucinare una pietanza
B: fantastico
P: hai capito?
B: ufficio legale eh?
P: di poste italiane
B: ah…va bene
P: va bene però va bene però non scopriamo poi troppo la fonte se no
B: no no
P: eh eh hai capito dobbiamo…dobbiamo fare hai capito…ristorante I Pazzi a Trastevere…va bene i dettagli della serata possono essere pure quelli interessanti?…che cosa si sono detti però ah no
B: con la scollacciata insomma
P: si si…scollacciata con avance…promesse
B: fantastico
P: promesse di interessamento e per qualcuna ci uscirà pure una promessa di inserimento nel suo staff al Csm.

Al termine della telefonata i pm annotano che «due circostanze rendono ancor più grave tale vicenda: la prima è quella che la notizia in esame, obiettivamente compromettente e nella migliore delle ipotesi destabilizzante per la vita privata di Vietti (e dunque in astratto idonea ad essere utilizzata come strumento di condizionamento) viene proposta e presentata al Bisignani per Dagospia, e ciò a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico». Ma «vi è di più – proseguono i magistrati – dalle dichiarazioni rese dallo stesso Bisignani da Alfonso Gallo (imprenditore napoletano ‘costretto’ da Papa a fare un contratto “fittizio” all’amica del parlamentare) e dal vice presidente Vietti, emerge che la ragazza che avrebbe fornito al Papa le suddette notizie astrattamente scabrose (tale Maria Roberta Darsena), fosse molto amica dello stesso Papa».

Dunque, concludono i pm, «il Papa utilizzava, mostrando non comune spregiudicatezza, una sua intima amica al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito pubblico che privato. Ciò peraltro, non può essere nascosto, era anche in grado di incidere e di condizionare il buon andamento di un’istituzione di rilievo costituzionale quale la vice presidenza del Csm. Ricattare l’uomo, infatti significa anche ricattare l’Istituzione che quell’uomo rappresenta».

I FINANZIAMENTI A DAGOSPIA Attraverso Luigi Bisignani il sito Dagospia ha ottenuto pubblicità per centomila euro all’anno. Lo scrivono i pm di Napoli Francesco Curcio ed Henry John Woodcock nella richiesta di applicazione delle misure cautelari nei confronti dello stesso Bisignani, del parlamentare del Pdl Alfonso Papa e di altre 4 persone. La circostanza emerge nel paragrafo in cui Papa e Bisignani parlano della cena di Vietti con «quattro avvenenti ragazze». Una notizia che viene «proposta e presentata al Bisignani per Dagospia – scrivono i pm – e ciò a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico, al quale lo stesso Bisignani, come lui stesso ha ammesso, ha fatto ottenere dall’Eni pubblicità per oltre 100mila euro all’anno». 

fonte:leggo                 scelto da michele de lucia