Cilento, il rapporto tra spiaggia libera e spiaggia data in concessione va ripensato

0

 

 

In un dossier del WWF Italia, intitolato “Sabbia: l’oro di tutti a vantaggio di pochi”, da cui si è tratto ampiamente le notizie, si afferma esplicitamente che le concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari sono uno scandalo sotto gli occhi di tutti. A rimetterci non è solo l’erario, ma anche ambiente e paesaggio.
Ecco perché gli stabilimenti balneari hanno registrato un vero e proprio boom negli anni 2000. infatti tra il 2001 e il 2006 sono aumentati di un quarto su tutto il territorio nazionale.

                                                                           

                                                                          Calanca giugno 2011

Calanca 1964

 
 
                                                                                                                                       
Calanca a Ferragosto del 1979

Fanno parte del demanio pubblico il lido del mare e le spiagge (art.822 Codice Civile e 28 Codice Navigazione). In fatto di concessioni i Comuni già oggi hanno competenze a concederle, assicurando allo Stato un introito di 5 euro e72 centesimi all’anno per un ogni metro quadrato di spiaggia data in concessione. Un guadagno per l’erario veramente basso se si pensa ai guadagni reali degli stabilimenti balneari e delle semplici attività  come l’affitto di attrezzature balneari. Difatti, così si afferma nel dossier wwf, nelle concessioni c’è l’esonero della ricevuta fiscale o scontrino fiscale e i controlli risultano molto complicati. Nel 2009 le verifiche effettuate dalla Guardia di Finanza sono state 573 e di queste ben 551 sono risultate irregolari.

Una fascia di 5 metri  di spiaggia prossima alla battigia deve rimanere libera come norma e alla battigia si può accedere liberamente. La Legge Finanziaria 2007, a scanso di equivoci, ha stabilito “l’obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione”.
E’ quindi vero che si può posare il proprio asciugamano in prossimità della battigia per fare il bagno anche di fronte ad uno stabilimento balneare con regolare concessione. La concessione, infatti , riguarda la spiaggia e non il mare!

Ma veniamo al punto dolente. Qual è il rapporto tra spiagge libere e spiagge private, che dovrebbe essere assolutamente a vantaggio delle spiagge libere?
Dovrebbero essere i Comuni a garantire il corretto  rapporto, e le spiagge libere dovrebbero essere segnalate con apposite indicazioni. Ma tutto ciò non succede quasi mai.
Vi sono spiagge che per le loro bellezze naturali sono molto ambite dal popolo dei bagnanti, ma che risultano anno dopo anno sempre più difficile da avvicinare. Distese di ombrelloni e lettini occupano quasi tutto l’arenile a vantaggio ad esempio dei clienti di grossi alberghi affacciati sulla costa, lasciando strisce sottili alla balneazione libera. Le spiagge libere  sono spesso così poco agevoli e strette da sembrare dei corridoi di sabbia simili a “quelli dell’ora d’aria dei carcerati” a causa dell’effetto “muro” fatto dalle recinzioni degli stabilimenti accanto.

Insomma, riferendoci in particolare alle foto pubblicate, c’ è da chiedersi se era meglio prima o adesso.
Senza fare catastrofismo o ideologismo – come si tende ad accusare gli ecologisti – adesso ci perdono le tasche della gente che si vede precluse le spiagge predilette, ci perde l’ecosistema mare che vede le spiagge senza la sua duna, che preserva dall’erosione, causa la rimozione meccanica dei resti organici piaggiati, quali ad esempio le foglie della posidonia, ci perde infine il paesaggio deturpato in modo irreversibile dal cemento.

Le immagine sono state fornite da Lia Amato del Comitato spiagge libere. Immagini che si commentano da sole.

Paolo Abbate IL GIORNALE DEL CILENTO

SCELTO DA MICHELE PAPPACODA