CALCIO SCOMMESSE, PAOLONI: "IO MINACCIATO CON PISTOLA"

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CREMONA- Nell’interrogatorio del 10 giugno scorso davanti al procuratore della Repubblica di Cremona Roberto di Martino, Marco Paoloni, il portiere della Cremonese poi passato al Benevento e da venerdì sera agli arresti domiciliari, ha raccontato di essere stato «minacciato a Benevento sotto l’albergo da un uomo con una pistola semiautomatica. »L’ho vista nitidamente« ha detto. Indebitato fino al collo, Paoloni dice di essere stato »ricattato con la ricetta del Minias che non ho preso io in tabaccheria, non ho comperato il Minias e non ho avvelenato i miei compagni di squadra«. Paoloni lo racconta quando parla di Inter-Lecce, la partita »del bluff«, in cui il portiere dice di essersi finto Daniele Corvia, attaccante del Lecce, parlando con Massimo Erodiani, il titolare delle agenzie di scommesse di Pescara. Su Inter-Lecce del 20 marzo scorso, il gruppo dei bolognesi, per l’accusa capeggiato da Beppe Signori e di cui faceva parte il commercialista Francesco Giannone, aveva investito 150.000 euro. La combine salta e l’organizzazione pensa di recuperare i soldi con Benevento-Pisa del giorno successivo. Paoloni fa mettere a verbale: »Sia Giannone che Erodiani mi avevano rappresentato che c’era l’esigenza di recuperare la somma perduta nel più breve tempo possibile e quindi era necessario un mio intervento già nel Benevento-Pisa che sarebbe stata giocata il giorno successivo. Io mi sono spaventato e pertanto ho apparentemente acconsentito a prestarmi a quanto richiesto. Dissi pertanto che avrei contattato alcuni giocatori del Pisa (in un secondo momento parlai di Favasulli e Carparelli, credo)«. Nell’interrogatorio Paoloni prosegue: «In un primo tempo Erodiani sembrava propenso ad una vittoria del Pisa, ma in un secondo tempo a parole ci siamo accordati appunto sull’over». La partita finirà 1-0 «e io ho giocato come avevo giocato tutte le altre gare, impegnandomi al massimo. La situazione ovviamente è peggiorata perchè non si è realizzato l’over. Peraltro i miei interlocutori pensavano che io li avessi presi in giro in quanto ero risultato il migliore in campo». Paoloni racconta quindi delle minacce: «Il pomeriggio stesso Bellavista e Giannone mi hanno chiamato e mi hanno minacciato facendomi presente che dovevo dare loro la somma di 300.000 euro. Ricordo in particolare le minacce di Bellavista. Qualche giorno dopo mi contattarono Giannone e Bellavista, i quali mi preannunciarono l’arrivo di un loro amico a Benevento, il quale avrebbe dovuto ritirare l’assegno». «Io lo compilai in maniera frettolosa anche perchè intimorito dell’importo di 300mila euro. Peraltro Giannone voleva ulteriori 50.000 euro sempre in assegno. Quel tale di Bari, amico di Bellavista e Giannone, presentatosi effettivamente a Benevento sotto l’albergo dove abitavo, verso le 12.30, mi ha minacciato con una pistola. Ricordo che fece il gesto di estrarla dalla giacca ed io ho avuto modo di vedere nitidamente l’arma che mi pareva una semiautomatica».

FONTE LEGGO

SCELTO DA MICHELE PAPPACODA