Berlusconi senza guida

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 Sono passati appena due anni. Allora, parlando ad Onna sul 25 aprile, il Presidente del Consiglio apparve l’interprete autorevole di un Paese unificato. E sui giornali dell’epoca si coglieva il senso di una sinistra smarrita e impotente (“Ci ha perfino tolto il monopolio del mito della Resistenza”…).  Oggi l’immagine del Cavaliere è quella di uno sconfitto, avviato a un tramonto precipitoso e impietoso.

Che cosa è accaduto e che cosa ha sbagliato?  Al di là dei suoi (tanti) nemici, Berlusconi sembra aver perduto progressivamente la bussola e il polso reale del Paese.  Pochi giorni dopo Onna, quando aveva guidato la spinta positiva alla rinascita dell’Abruzzo terremotato, moriva all’improvviso don Gianni Baget Bozzo, quella strana figura di prete, che era stato per Silvio il vero “Maestro di politica”. Fin dal 1993, quando in vista della “discesa in campo” l’aveva sottoposto a una full immersion di studio e di approfondimento della moderna e misteriosa “arte” della politica e del governo.  E nei tre lustri successivi si era speso da lontano con suggerimenti e consigli sempre profondi e spesso originali.

 

Chi ha conosciuto don Gianni non può non essere rimasto affascinato da questo intellettuale “malato di politica”, capace di riflessioni mai scontate e spesso in controtendenza anticipatrice della cultura di moda. Per la sua passione politica aveva perfino sopportato una lunga sospensione a divinis comminatagli dal cardinal Siri per il suo mandato di europarlamentare socialista. Nella crisi seguita alla caduta del Muro e alla stagione di Tangentopoli, Baget Bozzo aveva visto nel Cavaliere l’unica sincera “autobiografia della nazione”.  E ne parlava come dell’ ” italian idealtypus”, con le sue manchevolezze e mediocrità, ma anche con i suoi valori e le sue indiscusse creatività.  Carico di un suo vitalismo interiore tanto fantasioso quanto un po’ cialtrone. Cattolico sui generis , incline al peccato epperò desideroso di perdono. E tuttavia l’unico capace, con “il sole in tasca”, di mobilitare il popolo contro l’establishment , in un conflitto necessario all’equilibrio di una democrazia dell’Occidente…

 

Rosa Bossi Berlusconi
Rosa Bossi

 

 

 

Chissà come mai, dalla scomparsa di Baget Bozzo il Cavaliere sembra non averne indovinata più una. Sempre più rinchiuso in un serraglio,

con il filtro sempre più spesso di uno stuolo di sicofanti e cortigiani, e incapace di rendersi credibile con un progetto, un sogno, un’idea.  Pochi mesi prima di don Gianni era mancata la madre di Silvio, Rosa Bossi. E, come capita ai maschi quando a qualsiasi età restano orfani di madre, cade la tensione a dover essere un po’ migliori di come si è: di qui, sembra, anche la stagione del bunga bunga, sfacciata e triste.

 

 

E forse non è lontano il momento in cui anche per lui varrà quella massima di Giorgio Gaber, il poeta scomodo che avvertiva allora i giovani, gli intellettuali e la sinistra: “Quello che temo per davvero non è Berlusconi  in sé , ma il Berlusconi che è in me….”.

fonte:affaritaliani.it                 scelto da michele de lucia