Il pernacchio …dall´Alpi allo stretto di Messina

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Operazione Avalanche, le quattro giornate di Napoli, le cinque giornate di Milano.

8 settembre: gli alleati sbarcano sulle spiagge di Paestum per liberare l’Italia dai crucchi assassini, ospiti non paganti né graditi, sodali dello stratega del primo ventennio, con nipote in parlamento nel secondo ventennio che altri, altri definisce vajassa,. Condottieri in fuga, re da barzelletta, politici da avanspettacolo  , avevano ridotto la patria del bel canto in un mappuoglio sanguinolento di povertà e miseria morale  . Operazione avalanche altro che tsunami . ma a Napoli , a Napoli, prima dei carri armati del generale Clark gli scugnizzi cacciarono a colpi di pernacchie i germanici  lanzecchinecchi

« Dopo Napoli la parola d’ordine dell’insurrezione finale acquistò un senso e un valore e fu allora la direttiva di marcia per la parte più audace della Resistenza italiana »Luigi Longo “un popolo alla macchia”  Il risultato morale e politico dell’insurrezione, le “Quattro Giornate di Napoli” fu quello di impedire   che, come  Hitler aveva chiesto, Napoli fosse ridotta «in cenere e fango»  . Condottieri senza fantasia, illetterati, ma profumati,  cafoni ma eleganti secondo loro , banali ma banali secondo me   : ieri con la cenere e il fango , oggi con la monnezza . Scugnizzi, si scugnizzi che si proposero al mondo fascio/ germanico in fuga ,  come un pericoloso rivoluzionario irreversibile   “guaio di notte”  “ Why not” come l’inchiesta dello “scugnizzo” che ha soffiato sulla “spazzatura da occupazione” . Difenderemo quello “scugnizzo” dai sanniti  in ritirata e dagli irpini in fuga , dai guelfi  con figlio d’acqua dolce  lo difenderemo si lo difenderemo dal rischio di trasformarsi in un  patetico  Masaniello.

Ma le rivoluzionarie  quattro giornate di Napoli, gli scugnizzi napoletani d’assalto ebbero  illustri precedenti, nei “ martinit “ artefici nel 1831 delle leggendarie cinque giornate di Milano , gli scugnizzi che liberarono Milano dalla tirannia austro-ungarica L’Amministrazione austriaca ( Tremonti ancora non c’era) aveva imposto una ennesima tassa, questa volta sul tabacco ed i sigari. I milanesi allora per protesta decisero di non fumare più. Il generale Radetzky mandò i soldati austriaci a sfumacchiare  ostentatamente sigari per le strade. Un popolano, sentendosi provocato da un austriaco che gli sbuffava il fumo in faccia, e probabilmente esasperato dall’astinenza, gli strappò il sigaro dalla bocca. Al tentativo del soldato di arrestarlo, i presenti ne presero le difese, mettendo in fuga gli altri austriaci . La rivolta dilagò per tutta la città. Quegli scugnizzi padani cacciarono via, si cacciarono via i servi di Metternich che volevano che l’Italia fosse soltanto  una espressione geografica , , l’immondezzaio del mediterraneo. Quell’elegante  scugnizzo milanese,  quello si elegante nella sua apprezzata sobrietà al confine con la timidezza , altro che i cafoni da angiporto travestiti da condottieri, ed  al quale oggi ci lega un intenso sentimento di amicizia e solidarietà-  che non ha stretto mani sleali e scorrette e ha fatto bene . oggi si, oggi si la cotoletta alla milanese è degna sorella  della pizza napoletana,  Scugnizzi di Napoli, scugnizzi di Milano alla riscossa. Agli altri mandiamo insieme  un napoletanissimo pernacchio, di testa e di petto, con la mano moscia moscia affinchè  come insegna Eduardo ne “ L’oro di Napoli” si distingua e bene da una timida ma  volgare pernacchia ……e che il suono giunga su, su sempre più su