Giuseppe e i suoi fratelli

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“Storia di Giuseppe e dei suoi fratelli”

 

“ Possiamo ancora essere utili? Siamo  stati testimoni silenziosi di azioni malvagie, ne sappiamo una più del diavolo, abbiamo imparato l’arte della simulazione e del discorso ambiguo, l’esperienza ci ha resi diffidenti  nei confronti degli uomini e spesso siamo rimasti in dubbio con  loro della verità di una parola libera , conflitti insostenibili ci hanno reso arrendevoli o forse addirittura cinici ,possiamo essere ancora utili?Non di geni, di cinici, di dispregiatori di uomini , di strateghi raffinati avremmo bisogno, ma di uomini schietti e semplici , retti. LA nostra forza di resistenza interiore contro ciò che ci viene imposto sarà abbastanza grande e la sincerità verso noi stessi abbastanza implacabile da farci intravedere la via della schiettezza e della rettitudine?”( D.Bonhoffer . Natale 1942)

 

Questo significativo brano è un vero inno alla rettitudine del cuore e nel particolare momento storico che stiamo vivendo, secondo me, dà voce alle speranze e alle  aspettative di molti di noi, preoccupati e incerti dell’avvenire . Ma dal passato , come sempre , riemerge il percorso di qualcuno che ci ha preseduto e ci indica la strada..Questa volta si tratta di  quella che comunemente è chiamata “storia di Giuseppe“( da non confondere col padre di Gesù) che è in realtà ,nel libro della Genesi ,una storia di famiglia, e non di un personaggio individuale. Più precisamente, racconta  di come i figli di Giacobbe, fra mille problemi, arrivino ad essere il gruppo unito dei dodici capostipiti delle tribù d’Israele,
Tutta la storia nasce dal fatto che Giacobbe ha un rapporto preferenziale con Giuseppe (Gen.cap. 37), e poi con Beniamino (cap. 42ss), i due figli avuti in tarda età dalla moglie Rachele, anch’essa amata più di Lia (cap. 29).e dei suoi figli . E  c’è Giuseppe, che da parte sua, approfitta di questa “elezione”. Egli racconta i suoi sogni di grandezza ai fratelli (Gen.37,5-8) e al padre (37,9-10), e crede di poter sfruttare i segni della benevolenza di cui gode (37,3.23). Per questo i fratelli “lo odiavano” (37,4) ed “erano invidiosi di lui” (37,11)., come racconta il testo .E’ la storia di sempre di uomini che sbagliano e devono ritornare  sui loro passi , per “ convertire” la strada e mettere le cose a posto. Cosa per niente facile , tanto è vero che , Giacobbe continua nel suo amore preferenziale per Giuseppe anche dopo che lo crede morto e nemmeno  la presenza degli altri figli riesce a consolarlo della mancanza di quello prediletto (37,35).Quante volte perseveriamo in un atteggiamento di ingiustizia verso glia altri senza rendercene conto ,consideriamo solo la superficie del cuore altrui che invece sanguina!!Ma anche per Giuseppe,  il cammino sarà lungo .. Scena chiave è l’ultima del libro, quando, dopo la morte e i funerali del padre, i fratelli temono che sia giunto il momento della  vendetta di Giuseppe , tradito e venduto da loro. (50,15). Si ricordi che anche di Esaù si era detto che aspettava la morte del padre Isacco per vendicarsi dell’inganno patito da Giacobbe (Gen.27,41). A questo punto, invece, Giuseppe mostra di non credere più nella realizzazione dei suoi sogni iniziali di superiorità. O meglio: li interpreta non più nel senso del comando, ma del servizio. Quando i suoi fratelli “si prostrano” davanti a lui, impersonando finalmente i covoni che nel sogno “si prostravano” davanti al covone del loro fratello borioso, Giuseppe smentisce la sua precedente smania di grandezza e dice loro: “Non temete. Sono io forse al posto di Dio? Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso“(50,20).La “storia di Giuseppe” è quindi molto più che un “esempio edificante” a intento morale. Si tratta in primis della riflessione più approfondita sullo statuto “teologico” del popolo di Israele che  sa di essere il “popolo eletto” di Dio. Ma la storia va  ancora al di là di ciò e mostra anche di sapere che qualunque  rapporto di “elezione” non può essere  vissuto come un privilegio che generi separazione, invidia e disastri, ma deve diventare come una strada che generi benedizione per tutti. Giacobbe e Giuseppe dovrebbero rinunciare al loro primo modo di vivere il loro rapporto “elettivo”, mentre i fratelli dovrebbero imparare ad accettarlo nel suo senso di salvezza.   Un tale rapporto di “elezione” non mi sembra altro che l’ultimo sviluppo di quel sentimento di “vicinanza” o di “desiderio di vicinanza” con Dio che è tipico di ogni “uomo religioso”, di ogni credente. Detto in altre parole ,questo sentimento può essere considerato un fattore da includere nella costituzione dell’uomo “fatto a immagine e somiglianza” di Dio. Come scriveva qualcuno “ per ritornare uomini bisogna ritornare a Dio”. Per cui  episodi biblici come quelli di Isacco Giacobbe  e Giuseppe,costituiscono soprattutto l’apprendimento che la “preferenza” di Dio è del tutto gratuita. Isacco è il figlio della promessa, ma nasce due volte: dalla sterilità di Sara e dalla fede di Abramo che lo restituirà , dopo una prova terribile, totalmente a Dio. Leggendo invece i  racconti Giacobbe e delle sue peripezie, forse comprenderemo  che la “elezione” di Dio passa attraverso i mille imbrogli dell’animo umano. Leggendo poi la storia di Giuseppe e dei suoi fratelli apprendiamo soprattutto che Dio non abbandona i suoi eletti ai loro misfatti, ma riesce ancora a far loro ritrovare la strada attraversa la quale diventeranno una benedizione per tutti in un continuo  ritornare nuovi e giovani nello spirito.. Come è detto ad un certo punto nel salmo 103: “Dio ti corona di grazia e di misericordia , Egli sazia di bene i tuoi giorni e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza”

 

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Trudy Borriello