SERIAL KILLER A MONZA, NEL BOX UN GIOCO ESTREMO

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MONZA – Duecento reperti al Ris. Tanti ne hanno inviati i carabinieri di Monza e Sesto San Giovanni che stanno cercando di capire cosa avvenisse nel box di Cinisello Balsamo, nell’hinterland di Milano, dove è stata trovata cadavere, incaprettata, una prostituta trentenne romena. E da cui sabato è scappata una lucciola africana dopo essere stata percossa perché si era rifiutata di fare una prestazione molto particolare. Proprio la donna ha riferito ai carabinieri, spingendoli ad andare a fare un controllo, di quella stanza «delle torture», con catene e corde, e delle strane abitudini sessuali – violente – di quel cliente, Domenico Giordano, 44 anni, muratore, separato con due figli piccoli e proprietario del box. L’uomo, arrestato non appena è stato rinvenuto il cadavere della donna romena, è in carcere con l’accusa di omicidio. E’ un sospetto, per il momento, ma dicono i carabinieri guidati dal colonnello Spina: «Stiamo cercando di capire se ci possano essere state altre vittime e se l’arrestato potesse avere dei compagni di gioco». Per questo da 48 ore i militari non hanno mai smesso di raccogliere reperti e sentire testimoni. Nessuno pronuncia la parola serial killer, ma il dubbio è proprio quello, mentre la memoria corre a Gianfranco Stevanin, che uccise 6 lucciole, e alle prostitute trovate incaprettate mesi fa a Lecco. «Non ci sono donne scomparse in zona», si affrettano a spiegare i militari, ma hanno domandato ai Ris di svolgere subito alcuni accertamenti di laboratorio, fondamentali per il proseguo delle indagini. Intanto, il Luminol ha rivelato nel box la presenza di sangue. Giordano, con vecchi precedenti, costretto a vivere dalla madre dopo la separazione, ai militari ha solo detto di non c’entrare nulla. Il garage era allestito per incontri hard. Letto, Tv, film porno e giocattoli sessuali, molti dei quali sadomaso, per legare, sottomettere e dominare la partner. Intanto, resta fondamentale il racconto della prostituta di colore, una miracolata: al posto della romena avrebbe potuto esserci lei. «Non ha sporto denuncia – concludono i carabinieri -. Era spaventata e ci ha detto cosa le era capitato». Poche confidenze che potrebbero aver aperto le porte dell’antro di un orco. Nessun dubbio invece sulle cause della morte della lucciola romena, soffocata per via della posizione in cui era legata.

di Chiara Prazzoli LEGGO

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