Savina Caylyn. "Gianmaria Cesaro e gli altri due, sono stati trasferiti a terra, nel deserto, in mezzo agli scorpioni"

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Per il rilascio i pirati hanno chiesto 16 milioni di euro. I familiari dell’equipaggio attendono risposte concrete dalla Farnesina (Anna Laudati)

“Vi prego, aiutateci! Siamo italiani come voi e non abbiamo mai fatto male a nessuno, ma ora qui stiamo morendo. Il governo, il premier Berlusconi, il ministro Frattini, abbiano pieta’ di noi: siamo italiani, siamo persone innocenti, abbiamo i figli a casa e vogliamo rivederli”. E’ l’appello che il comandante Giuseppe Lubrano Lavadera, a capo dell’equipaggio della petroliera Savina Caylyn’ di Napoli, della compagnia armatrice D’Amato, sequestrata dai pirati lo scorso 8 febbraio al largo della Somalia, lancia raggiunto al telefono satellitare a bordo da ‘Repubblica’.

«Da 106 giorni, siamo stati tutti radunati sulla plancia, dobbiamo stare seduti o stesi e non possiamo muoverci», riferisce Lubrano. «Siamo sotto la minaccia costante delle armi: i sessanta pirati a bordo sono tutti armati con mitragliatrici e fucili e ogni tanto sparano per terrorizzarci. Ieri, un elicottero si è avvicinato troppo e loro hanno sparato come dei dannati. La prossima volta ci ammazzeranno tutti»

“Il direttore di macchina – prosegue il comandante – è stato colpito con il calcio del fucile nella schiena, perché si era alzato; e ora dicono che vogliono legarci”. “Tre di noi, il primo ufficiale Eugenio Bon, il terzo ufficiale Crescenzo Guardascione e l’allievo di coperta Gianmaria Cesaro, sono stati trasferiti a terra, nel deserto, in mezzo agli scorpioni”. Quanto all’equipaggio sulla nave, “ci danno un pugno di riso al giorno e un po’ d’acqua: non c’è niente altro a bordo e non ci sono medicine; alcuni hanno la febbre, altri malattie della pelle. Qualcuno paghi, per carità…”. fonte Adnkronos