CILENTO. “Io sto col sughero”: campagna internazionale per salvare le sugherete

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Nel Cilento vegetano molte sugherete non più fruttifere perché abbandonate, e quindi in via d’estinzione.Questi boschi sono il simbolo del Bacino del Mediterraneo centro occidentale. Pianta assai longeva, folta e sempre verde, habitat ideale per molte specie, intrappola grande quantità di anidride carbonica grazie alla composizione strutturale del sughero che riveste la sua corteccia. La quercia da sughero ha altre proprietà importanti: resiste agli incendi, grazie alla sua corteccia ignifuga, è uno dei migliori esempi di biodiversità mediterranea e potrebbe ancora dare lavoro in ambito agricolo con la raccolta del sughero. La quercia da sughero, inoltre, affonda le sue radici a profondità insospettabili, mantenendo compatto il terreno, impedendone smottamenti. La zona collinare del golfo da Scario a Sapri , così esposta a mezzogiorno, era ricca di sugherete che venivano sfruttate per la raccolta della corteccia. La “decortica” (raccolta del sughero) era una attività redditizia per il territorio. Ci dicono che diversi anni fa arrivavano i bastimenti a caricare il sughero cilentano. Poi lentamente questa attività è stata abbandonata, perché altre attività, tra cui l’edilizia, si sono imposte. Oggi sono rimaste ristrette aree nei comuni di Torraca, Sapri,Vibonati ma non godono di buona salute. Esiste ad esempio una sughereta nel comune di Vibonati, vandalizzata si potrebbe dire, perché tagliata a metà da una strada che sale ripida per Tortorella, realizzata su un versante della montagna in forte pendenza e molto friabile. Pertanto l’area ha presentato subito degli smottamenti e delle crepe nel manto stradale, tali da proibire il transito di mezzi pesanti. La strada è detta “Tortorella-mare” e fu realizzata circa 10 anni fa con l’intento di permettere agli abitanti di Tortorella e dintorni di recarsi al mare in poco tempo senza dover fare un giro più lungo passando per Vibonati . Ma a parer nostro, col senno di poi, fu una scelta poco lungimirante. Ci viene in mente, con le debite proporzioni, quei cittadini che costruiscono “abitazioni di necessità” sulle pendici di un vulcano ancora attivo o quei politici che permettono di realizzare centrali nucleari in aree ad alto rischio sismico. “Finchè la dura! ”, commentò un passante davanti al serpente che affamato si mangiava la coda. Infatti, è verosimile che almeno tre gravi errori sono stati commessi: errati calcoli tecnici che hanno stabilizzato la montagna , creando le condizioni di uno scivolamento a valle della strada, danneggiamento di una sughereta spontanea e maestosa e compromissione di una valenza paesaggistico – ambientale. Tuttavia, queste zone superstiti di bosco a sughereta potrebbero ancora essere salvate. Ben venga quindi la campagna “Io sto col sughero” lanciata da Associazione Portoghese dei prodotti di sughero (Apcor), da Assoimballaggi-Federlegnoarredo, e sostenuta da Wwf Italia, che si propone di rilanciare l’estrazione di sughero. I due Enti, essendo privati, hanno l’interesse al consumo di questo prodotto naturale, ma le sugherete sopravviverebbero così alla lenta eliminazione e con loro la ricca biodiversità. E difatti il Wwf, il cui interesse è la tutela dell’ambiente, si è affiancato all’iniziativa. E’ bene ricordare anche che la regione Sardegna ha ottenuto da l’Europa fondi necessari all’utilizzo del prodotto del quale è molto ricca. Estesi boschi di querce da sughero si sono salvati nella Regione, mantenendo un paesaggio naturale unico e irripetibile. I comuni e le Comunità montane, in concerto, si facciano dunque promotori della preservazione e della utilizzazione delle sugherete rimaste, ad esempio chiedendo alla Regione Campania – Assessorato Agricoltura l’inserimento di dette superfici nel “Libro regionale dei boschi da semina” (la Unione europea prevede fondi) . Finalmente -detto tra parentesi- è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo schema di decreto legislativo, che recepisce due direttive Ue in tema di ambiente. Viene adottato l’obbligo di “incriminare comportamenti fortemente pericolosi per l’ambiente, sanzionando penalmente condotte illecite finora non previste come reati”. Si auspica che d’ora in avanti si stia più attenti a deteriorare habitat naturali!

Paolo Abbate IL GIORNALE DEL CILENTO

SCELTO DA MICHELE PAPPACODA

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