Massa Lubrense: Dopo 4 anni condannata la Gori per gli sversamenti nel parco marino dei reflui fognari di Torca.

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Massa Lubrense: Depuratore di Torca, condannata la Gori.

di Vincenzo Maresca.

Massa Lubrense. Condannata la Gori per reati ambientali all’interno della riserva marina protetta di Punta Campanella per avere sversato mediante il depuratore di Torca, a cielo aperto e per cascata, acque di fognatura nello spazio marino sottostante tramite una condotta abusiva che ha determinato un mutamento ed una trasformazione dell’assetto territoriale e del paesaggio costiero. Il procedimento per reati ambientali, originato dalla costituzione parte civile del wwf, si è concluso con la condanna di 8 mesi per il gestore del depuratore ed una sanzione di 4.500,00 euro, la pena è però stata sospesa ed è condizionata al risarcimento danni ed alla esecuzione degli interventi di bonifica da effettuarsi entro 90 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza. Il fatto risale al 2007 con il wwf che si costituisce parte civile nel processo per reati ambientali contro i responsabili della Gori spa per i danni causati nella riserva marina protetta di Punta Campanella dal depuratore di Torca. La richiesta presentata dall’avvocato Giovanbattista Pane fu accolta nel contesto del rinvio a giudizio del gestore del depuratore ed esercente del servizio idrico integrato, di fognatura e di depurazione delle acque reflue per il notevole danno causato dagli sversamenti dell’impianto di Torca. In assenza, infatti, della prescritta autorizzazione provinciale nel rivolo Zappino, a cielo aperto e per cascata, gli scarichi si riversavano nello spazio marino sottostante ricadente nella riserva naturale protetta tramite una condotta abusiva che ha causato un mutamento ed una trasformazione dell’assetto territoriale e del paesaggio costiero. L’impianto venne dismesso in seguito ad una serie di vicende che ne decretarono la chiusura. Nell’agosto 2003 fu la stessa Procura della Repubblica di Torre Annunziata ad ordinarne il sequestro probatorio con un procedimento assolutamente innovativo. Per la prima volta, di fatto, la magistratura applicò gli articoli 19 e 30 della legge 394 del 6/12/91 all’interno di un’area marina protetta, uno strumento repressivo che configura il danno all’ambiente come reato penale al di là delle semplici sanzioni amministrative. Nessun iscritto nel registro degli indagati, comunque, perché il reato figurava perpetrato nel tempo. In funzione dal 1974 “l’imbuto di Torca” fu realizzato per un bacino di 2.800 utenze finendo per asservirne col tempo oltre 10mila. Il sequestro avvenne in seguito ad un intervento lampo da parte dei militari della guardia costiera che nell’arco di novanta minuti notificarono al Comune di Massa Lubrense ed all’acquedotto sorrentino il provvedimento della magistratura. Per molti anni il wwf aveva denunciato il cattivo o il non funzionamento del depuratore di Torca che causava con i suoi sversamenti la distruzione dell’ambiente.