Avanguardie della musica contemporanea a Salerno

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Oggi, nel complesso di Santa Sofia continua la mini rassegna Terra delle Risonanze, nell’ambito di Arti di Maggio Zapping ‘900

 Oggi nell’ambito della più ampia rassegna culturale “Terra di Risonanze”, a cura di Silvia Lanzalone e Luciano Mauro, che registra un incontro tra natura, arte, scienza e tecnologia di due Paesi, Italia e Svezia, si terranno presso il Complesso di Santa Sofia a Salerno (III piano) due concerti di musica elettroacustica italiana. Dalle ore 17,00 alle ore 19,00 ci sarà l’Installazione – Concerto “Orizzonte Mediterraneo – Musica Elettroacustica Italiana” con la presentazione di Clelia Vitaliano e Viviana Palladino del Conservatorio Giuseppe Martucci di Salerno. Alle ore 21,00, sempre nella stessa sala, sarà possibile assistere al Concerto – Conferenza “Clarinettrico – Metamorfosi Elettroacustiche del Clarinetto Contemporaneo” con, al clarinetto, Massimo Munari. Concerti, dunque, che riserveranno delle sorprese, non fosse altro che per lo scenario sperimentale che aprono nell’ambito della musica elettronica che attualmente suscita curiosità e interesse da parte di musicisti e appassionati, giovani e meno giovani. Tra i compositori delle opere eseguite nel programma del primo concerto figurano Francesco Abbrescia, Andrea Arcella e Luigino Pizzaleo; tra quelli del secondo concerto, invece, troviamo Fabrizio De Rossi Re. A ciascuno abbiamo fatto alcune domande ma prima, un breve cenno biografico, ci permetterà di conoscerli meglio. Francesco Abbrescia (1972) è diplomato in Musica e Nuove Tecnologie e in Composizione Sperimentale al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari; fa parte di “Sin[x]Thésis, gruppo di ricerca e produzione di musica elettronica. Andrea Arcella (1971) prima laureato in fisica alla “Federico II” di Napoli, ha conseguito, poi, la laurea in Musica Elettronica al Conservatorio di Napoli; docente, ha svolto attività di ricerca scientifica e musicale ed è compositore e performer di musica elettronica. Luigino Pizzaleo (1971) è pianista e compositore; insegnante, svolge una ricerca sulla musica elettronica romana negli anni Sessanta presso l’Università di Firenze. Fabrizio De Rossi Re (1952) compositore e docente, ha all’attivo creazioni musicali che spaziano dalla tradizione colta al jazz.

Da cosa è derivata la scelta, per questo programma, della sua opera che verrà eseguita?

Abbrescia: “Studio sull’intonazione della carne” è ormai il mio cavallo di battaglia. Fu concepita come opera “acusmatica” e così verrà eseguita in questa occasione. Successivamente l’ho integrata con un video di immagini di sintesi. È stata eseguita molte volte anche all’estero ed ha conquistato premi e riconoscimenti”.
Arcella: “Terra della Risonanze prevede una serie di eventi diversi: seminari, concerti dal vivo, installazioni sonore e diffusione di opere acusmatiche in modo da rappresentare un ampio spettro delle diverse produzioni di musica contemporanea ed elettronica. Nel mio
caso, l’organizzatrice Silvia Lanzalone, ha espressamente chiesto un’opera acusmatica, cioè registrata e diffusa da altoparlanti opportunamente regolati per inserirsi nel contesto (ambientale e storico) in cui la manifestazione ha luogo. Credo di poter affermare che la scelta dei compositori sia stata dettata dalla volontà di fornire una panoramica sulla recentissima produzione elettroacustica italiana per un confronto/incontro con l’analoga produzione svedese in programma il giorno precedente”.

Pizzaleo: “Si tratta di un lavoro che documenta, più fedelmente di altri, il momento attuale della mia immaginazione. E’ il cuore di un lavoro teatrale a cui sto lavorando in questi mesi”.

De Rossi Re: “Si tratta di “Salse per Gru, Anatre, Pernici, Tortore, Colombacci, Colombi e Diversi Uccelli” originariamente scritto per flauto dolce contralto e nastro magnetico, commissionato nel 1993 dall’ Accademia Chigiana di Siena.

ll pezzo eseguito il 17 maggio per “Terra delle Risonanze” è stato scelto dal clarinettista Massimo Munari che ne ha fatto autonomamente una brillante versione per clarinetto piccolo in mib. Il pezzo ha senz’altro una sua valenza apertamente teatrale e quindi si presta ad essere trascritto per altri strumenti. Infatti, ad esempio, la flautista perugina Claudia Giottoli ne realizzerà tra poco una versione molto particolare per flauto traverso. In questo brano viene descritta una ricetta di SALSE per vari uccelli tratta dal libro “de re coquinaria” di Marco Gavio , soprannominato Apicio (25 a.C)”.

Come è nata la sua passione, in particolare, data l’occasione, per la musica elettronica?

Abbrescia: “Per molti anni ho lavorato come riparatore in un centro di assistenza tecnica per apparecchiature elettroniche. Mi dedicavo soprattutto agli apparati audio di alta fedeltà come amplificatori, giradischi, casse acustiche e lettori cd. Fare in modo che tornassero a produrre musica mi dava grande soddisfazione ma ciò che mi attirava di più erano i suoni generati dai malfunzionamenti. Li registravo e collezionavo le parti difettose”.
Arcella: “E’ nata dalla suggestione che avevo da bambino negli anni ’70 per i suoni “strani” che sentivo nelle colonne sonore dei film di fantascienza o nei dischi dei ragazzi “più grandi” che ascoltavano la psichedelia di quel periodo. Ho cominciato a studiare musica classica al liceo e nell’ultimo anno di scuola capitò un evento che mi avrebbe segnato: nel dipartimento di Fisica della “Federico II” fu organizzato un seminario con Curtis Roads che mostrava gli ultimi progressi nel campo della sintesi del suono. Seppi che a Fisica c’era un gruppo di ricerca che si occupava di informatica musicale e mi iscrissi. Laureatomi in Fisica ho deciso di continuare il percorso musicale dato che nel frattempo i conservatori avevano aperto i corsi di musica elettronica ed avevo la fortuna di avere a Napoli il M°. Di Scipio. Quest’ultimo incontro è stato molto importante perché mi ha spinto a dedicarmi con forza e disciplina alla composizione elettronica”.

Pizzaleo: “Sentivo di avere delle cose da dire, ma non trovavo la lingua per dirle. La scoperta della musica elettronica è stata l’appropriazione di un universo nuovo, che mi mancava, di un linguaggio che con i soli strumenti non si poteva parlare”.

De Rossi Re: “Ho sempre utilizzato l’elettronica come amplificazione visionaria del suono. Nella parte elettronica di “Salse” fatta di voci e di suoni che mimano antiche voci spettrali (la voce di Apicio) e i suoni di giganteschi animali immaginari alati, si evidenzia una generale atmosfera che anticipa i fasti volgari della decadenza dell’Urbe che troveremo successivamente nel banchetto di Trimalcione nel famoso “Satyricon” di Petronio. Attraverso la repentina trasformazione del suono è possibile riprodurre una tavolozza di suoni non immaginabile fino a pochi decenni fa. Mi chiedo spesso cosa avrebbero potuto fare dei compositori del passato, per natura fantasiosi e visionari come Monteverdi, Strauss, Vivaldi,  Ravel, Gesualdo etc.. se avessero potuto lavorare con l’elettronica e con le infinite possibilità creative che offre”.

Qual è il quadro attuale dello sviluppo della musica elettronica in Italia?

Abbrescia: “Il panorama è parecchio diversificato, alcune realtà funzionano meglio di altre. In questo preciso momento, al contrario degli altri Paesi, siamo un po’ fermi. La mancanza di risorse economiche e di idee innovative ci allontana dall’essere il punto di riferimento internazionale della musica elettronic”.
Arcella: “Direi che dal punto di vista dei talenti il quadro è altamente positivo. Esiste una produzione variegata distribuita su tutto il territorio nazionale che ottiene ampi consensi anche nel resto del mondo. Purtroppo il problema è sempre lo stesso: a differenza di Paesi come Francia e Germania che considerano la musica elettronica “colta” come una espressione culturale importante da sostenere, in Italia l’interesse delle istituzioni è discontinuo e i continui tagli non fanno che aggravare la situazione. I pochi finanziamenti per queste attività sono legati al prestigio e alla capacità organizzativa del promotore,  mentre in altri Paesi esistono istituzioni stabili come l’Ircam o il Grm (in Francia) dedicate alla ricerca e alla diffusione della musica elettronica. Oggi un giovane francese può immaginare di vivere facendo il compositore elettronico mentre un giovane italiano deve necessariamente trovarsi un posto da insegnante (che ormai è un miraggio) oppure un lavoro alternativo. Anche i mass media potrebbero fare di più: pensi che negli anni ’70, quando c’era solo RAI 1, Luciano Berio conduceva una serie di trasmissioni sulla musica contemporanea che oggi, con 1000 canali, sarebbero inimmaginabili”.

Pizzaleo: “La musica elettronica gode di ottima salute, e va incontro alle sue fasi fisiologiche di sviluppo, che prevedono a volte un po’ di manierismo, a volte dei salti in avanti che la stessa comunità elettroacustica stenta ad accettare. Personalmente, credo che il futuro prossimo e lontano sia nella sperimentazione di nuove pratiche di ascolto e di produzione, anche collettiva e socializzata, della musica, con l’ausilio di mezzi e linguaggi propri del “suono” elettroacustico. E, soprattutto, il futuro è nell’istruzione e nell’educazione dei ragazzi. Il problema è che mancano spazi e risorse, ma è un problema che non riguarda ovviamente solo la musica elettronica”.

De Rossi Re: “Non è un momento particolarmente esaltante per la ricerca in Italia in nessun campo. Purtroppo la ricerca creativa risente del momento economico difficile che stiamo vivendo e la musica elettronica ha bisogno, come le altre attività, di un certo supporto economico oltre che di talenti. Tuttavia ci sono importanti centri di ricerca italiani come TEMPO REALE di Firenze (creato da Luciano Berio) o come EDISON o  il CRM Centro Ricerche Musicali di Roma che fanno da anni grande attività di ricerca tra mille difficoltà. In altri Paesi la situazione mi pare decisamente più supportata dalle istituzioni. Il nostro Paese che, anche nella musica elettronica, vede la presenza costante in tutti i festival internazionali di musicisti italiani eccellenti, non investe quasi nulla nel settore. Mi auguro non ci debba essere una fuga di “cervelli elettronici” dall’Italia ..sarebbe un peccato”.

Lucia D’Agostino