Rifiuti, Asìa attacca Berlusconi e Regione «Accordi non mantenuti, appalti opachi Da termovalorizzatore ricchezza fuori

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NAPOLI – Il termovalorizzatore di Napoli «sarà costruito nel Comune ed alimentato da rifiuti combustibili prodotti dai cittadini di Napoli, ma gli ingentissimi guadagni del termovalorizzatore lasceranno ai napoletani una mancia di pochi spiccioli mentre la ricchezza volerà altrove». Lo si legge in una nota diffusa oggi dai vertici dell’Asia, l’Azienda speciale igiene ambientale del Comune. A riaccendere la polemica sul termovalorizzatore è stato ieri il premier Silvio Berlusconi che parlando a Napoli ha accusato la stessa Asìa di aver bloccato le procedure poi riavviate dalla giunta regionale della Campania. «Il termovalorizzatore di Napoli, dato in concessione a privati per 20 anni, presenta un VAN (valore attualizzato netto) di circa un miliardo di euro, generato dal prezzo di conferimento dei rifiuti e dai ricavi dalla vendita di energia elettrica sostenuta dalla sovvenzione «CIP6». «Un miliardo di euro che andrà interamente fuori dal territorio che ospita l’impianto e che gli fornisce il carburante. «Se il Governo avesse mantenuto gli accordi e la Regione non avesse scelto la via dello scippo, Asìa avrebbe incassato in 20 anni ben 500 milioni di euro che sarebbero serviti per sostenere la raccolta differenziata e le buone pratiche ambientali», si legge sempre nella nota. «Esattamente come accade nelle regioni del nord da quaranta anni: le aziende municipalizzate sviluppano il sistema del riciclaggio dei rifiuti con i ricavi della vendita di energia prodotta dai termovalorizzatori», conclude la nota». «A Torino, Genova, Firenze e Milano, dove sono in costruzione o pianificati impianti simili, i Comuni sono protagonisti del processo e le aziende municipali lo sono della progettazione e della gestione. A Napoli questo non è permesso e la città dovrebbe rassegnarsi ad essere subalterna mentre Asìa è inibita nel diventare una moderna società uguale a quelle del nord Italia e condannata a restare per sempre una ditta di ‘braccia e carrette’». Lo si legge in una nota dell’Asia con la quale i vertice dell’Azienda speciale igiene ambientale del Comune di Napoli forniscono la loro versione sulle procedure per la realizzazione del termovalorizzatore. «Il ricorso presentato dal professore Orazio Abbamonte per conto di Asìa Napoli spa era inevitabile nel legittimo interesse di una società pubblica espropriata contra legem delle sue prerogative da una manovra opaca del Commissario delegato regionale», prosegue la nota. «Il termovalorizzatore di Napoli doveva essere costruito e gestito dall’Asia in società con un partner industriale individuato con gara. Sul suolo del Comune di Napoli e con i rifiuti combustibili dei napoletani, la nuova società mista pubblico-privata avrebbe gestito un impianto capace di generare forti economie delle quali il 51% sarebbe rimasto nelle casse dell’ASIA per sostenere la raccolta differenziata e la meccanizzazione dei servizi di spazzamento delle strade e di igiene urbana. Questo era il percorso concordato con il Governo il 13 febbraio 2009 nell’accordo siglato da Asia e dal Sottosegretario Bertolaso», conclude la nota. «Il bando del Commissario delegato regionale, nel merito, è contraddittorio e opaco in ogni sua parte e sarà oggetto di ulteriore osservazione da parte di Asìa, ma due elementi devono subito essere chiariti: il costo esorbitante dell’opera che non trova riscontro oggettivo nelle attuali condizioni di mercato e l’incredibile tariffa che dovrà pagare il Comune di Napoli per smaltire i suoi rifiuti in casa propria». È quanto si legge nella nota diffusa dai vertici dell’Asia (l’Azienda speciale igiene ambientale del Comune di Napoli) che mette a confronto il costo del termovalorizzatore di Torino con quello di Napoli, che a dire dell’Asia è più elevato. «Perché, allora, i costi sono così esagerati a Napoli? Il Comune di Napoli dovrà pagare al gestore dell’impianto una tariffa di 93 euro per tonnellata di rifiuti da smaltire. Una tariffa assolutamente ingiustificata in ragione dei larghi guadagni che il gestore otterrà dalla vendita di energia elettrica, a prezzo doppio, al Gestore del Servizio Energia. «Una tariffa equa sarebbe di poco superiore alla metà di quella inopinatamente decisa dal Commissario delegato regionale il quale, evidentemente, non ha avuto cura di tutelare gli interessi dei cittadini napoletani, ma è stato molto attento ad assicurare l’appetibilità economica al mercato privato che competerà per la gestione del termovalorizzatore di Napoli», si legge ancora nella nota.

FONTE IL MATTINO

SCELTO DA MICHELE PAPPACODA