Napoli. Il ricordo del sorriso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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Napoli, Mostra d’Oltremare, Teatro Romano. L’importanza di un sorriso, gesto di cui raramente ricordiamo gli effetti benefici, eppure è così che voglio ricordare il mio primo “incontro” con Silvio Berlusconi. Giunto con l’ora accademica di ritardo consentita solo ad un leader come lui, con la motivazione – chi non l’accoglierebbe! – che un presidente del Consiglio dei ministri ha inderogabili attività da svolgere; eccolo lì, sul palco, sorriso a 32 denti, come nemmeno uno spot pubblicitario di note marche da dentifricio dimostrerebbe meglio. Tanti “adepti” erano presenti, secondo molti pagati affinché la sala fosse piena, ma dall’aria che ho respirato oserei dire che – bisogna ammetterlo – ce ne son tanti di giovani, e non solo, attratti dal carisma di Berlusconi. Indipendentemente dall’orientamento politico di ognuno di noi, questo è l’insegnamento che mi sento di apprendere, ora, mentre mi accingo a descrivere un momento così importante. Una carica ricoperta, per chi crede nella propria Nazione, che fa riflettere. Non importa che, accatastati alle transenne, vi fossero decine e decine di persone con cartelloni e manifesti riguardanti gli alloggi abusivi e che, per frenare la loro vivacità verbale, il premier abbia interrotto momentaneamente il suo discorso di apertura alla chiusura della campagna elettorale di Gianni Lettieri. Poco interessa se, successivamente, Berlusconi non accoglierà quelle persone come detto – egli le ha infatti invitate ad aspettare la fine del comizio – per essere ricevute; ancor meno sembra rilevare se, una volta ascoltate, invece, tutto rimarrà stabile. Eccolo lì, il mio presidente del Consiglio. Un uomo che dà fiducia e speranza a tutti, che apre le braccia come solo Papa Wojtyla avrebbe potuto e dovuto, a mio avviso – non me ne vogliano i credenti – un uomo che, pur essendo tale, ha portato avanti una filosofia di pensiero: rendere significativo anche ciò che non lo è. Partendo dalla sua esperienza imprenditoriale, Silvio Berlusconi ha fatto della comunicazione il suo punto di forza. Non è forse giusto invogliare il Paese ad un atteggiamento positivo? Cosa vorrebbe l’elettore? Questo si è chiesto il premier. Per tale motivo, la sua prima battuta, nonostante l’importanza di tale momento politico, è : «Essendo Napoli così piena di belle donne, credevo che ci fosse una ragazza, ad accogliermi». Accanto a lui, Gianni Lettieri. È troppa, la differenza, perché Berlusconi sembra recitare una parte che conosce a memoria, così tanto da poter improvvisare. Questo mi è piaciuto di lui. Pensare alla politica come all’economia.  L’elettore paragonato ad un cliente: come soddisfare i suoi bisogni? Cumuli di rifiuti sommergono la città di Napoli ed ancora di più tutte le zone limitrofe, le superstrade, angoli dimenticati che solo gli abitanti del posto conoscono, eppure nessuna  voce di protesta si è innalzata. Silvio Berlusconi ha tirato in ballo siti di compostaggio e responsabilità dell’Asia nell’impedimento delle nuove gare di appalto, e la cattiva gestione del Comune di Napoli, affermando che nelle altre province campane non vi è la stessa emergenza rifiuti. Sogno una vita semplice, dove possa continuare a sperare in un mondo che possa costruire anche io; immagino l’azzurro del cielo, del mare e della mia squadra del cuore; vorrei una Nazionale che vinca con onestà, insegnando, tramite lo sport, l’unione tra i Popoli (basti pensare che le Olimpiadi sono nate come strumento di organizzazione aziendale, dato il proliferarsi delle holding o simili strutture); desidererei un politico che mi ascolta, a contatto con me. Questi sono i dati vincenti del Popolo della Libertà. Rispecchiare perfino i colori di una città per molti versi martoriata. Nonostante ciò, questa non è la mia Napoli. Non voglio ridere sul calo di presenze turistiche in Campania o sul dolore della gente, non voglio erroneamente dirmi che va tutto bene quando, invece, i disagi sono lì. Non mi identifico in una donna bella, che, solo in virtù di tale caratteristica, sia privilegiata, né mi sono inorgoglita quando il premier ha ipotizzato un 50% di presenze femminili nelle istituzioni politiche perché, mentre ascoltavo, sapevo che ognuna di quelle parole era cadenzata per offrire un prodotto finito e, sapevo che, in quel caso, esso corrispondeva a me stessa: il mio voto.

 

Lidia Ianuario

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