PASTIFICIO AMATO E IL GIORNO DEL VERDETTO

0

Il destino in un giorno. Il Pastificio Antonio Amato e la sua storia centenaria finiscono davanti al giudice che deciderà il destino dell’azienda salernitana. Tutto in un giorno, oggi, nelle aule del tribunale fallimentare di Via Papio, dove il giudice Giorgio Jachia deciderà l’ammissione al concordato preventivo e celebrerà l’udienza prefallimentare sulle istanze presentate nel mese di febbraio dalle agenzie Lavoro Doc e Natana Doc. Una procedura senz’altro inusuale, dal momento che di solito l’ammissione al concordato preventivo da parte di un’azienda viene esaminata per tempo rispetto all’udienza prefallimentare. L’una esclude l’altra, in sostanza. Ma nella vicenda Amato, per una serie di cause e fattori temporali, le due procedure si sovrapporranno, con conseguenze diverse a secondo del verdetto della camera di consiglio. Se dovesse essere ammesso il concordato preventivo, l’udienza potrebbe anche non celebrarsi. Allo stesso tempo, per concedere al consiglio tempi di riflessione e decisione maggiori, il giudice potrebbe optare per un altro percorso, ovvero: camera di consiglio (decisione sul concordato preventivo), udienza prefallimentare e atti riservati al collegio. A questo punto, in caso di ammissione al concordato preventivo, l’istanza fallimentare sarà dichiarata irricevibile, in caso di bocciatura sarà fallimento. Il tutto si deciderà nel giro di due giorni al massimo. Con un vantaggio di mero carattere processuale che potrebbe tornare utile all’Amato e ai suoi legali. Il concordato preventivo infatti, una volta respinto, non può essere soggetto ad alcun ricorso, ma se contestualmente interviene un nuovo provvedimento, ovvero la dichiarazione di fallimento, allora è possibile il reclamo sia per l’una che per l’altra decisione. Ieri mattina, intanto, sono state depositate le ulteriori esplicitazioni richieste dal giudice rispetto alla proposta bocciata lo scorso 27 aprile. È questa la versione ultima e definitiva del piano che prevede un “salvagente” da 50 milioni di euro collegato a un piano di investimento pluriennale. Resta immutata la struttura del concordato, con l’assuntore, ovvero Giovanni Giudice, l’imprenditore siciliano che attraverso il fitto di ramo d’azienda sta consentendo al pastificio di continuare a lavorare, che coprirà i debiti con le banche (un cartello composto da almeno sette istituti per un totale di circa 46milioni di euro), il pagamento del Tfr e metterà sul piatto 17 milioni di euro a favore dei creditori. Ci sono poi i crediti della società pari a circa 5 milioni di euro, alcuni immobili, le azioni della Amato Real Estate, l’area industriale e il marchio. Rispetto alla versione depositata a fine aprile e non ritenuta sufficientemente esaustiva, lo studio legale Sandulli, che segue l’azienda in questa delicata vicenda, ha apportato specifiche riguardanti il valore dei beni conferiti. Ed è proprio sugli immobili, oltre che sulle quote azionarie, che si concentrano le perplessità della vigilia. Fonti vicine al tribunale, parlano di un parziale apprezzamento della proposta presentata ieri mattina. Il consiglio fallimentare, in una prima analisi del piano, avrebbe ravvisato la presenza di beni già gravati da formalità pregiudizievoli, ovvero da ipoteche che li renderebbero di fatto inutilizzabili da parte dei creditori. Ma stamattina ogni dubbio sarà scacciato, quando andrà in scena l’ultimo atto di una vicenda cominciata all’inizio di gennaio con il blocco della produzione per l’imponente, quanto improvvisa crisi finanziaria dello storico pastificio. Con l’arrivo di Giudice, la salvaguardia di tutti e 140 i posti di lavoro e la ripresa della produzione, il pericolo sembrava scampato. Ma le istanze di fallimento presentate a febbraio hanno squarciato il velo e mostrato la reale situazione dell’azienda, sommersa da oltre cento milioni di debiti. Unica strada percorribile per evitare il fallimento, l’accesso al concordato preventivo.

Carmen Ielpo IL MATTINO

PROPOSTO DA MICHELE PAPPACODA