MILLS, BERLUSCONI IN AULA.CAOS IN STRADA -FOTO

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Berlusconi ha presenziato per quasi quattro ore all’udienza del processo Mills, in cui è imputato di corruzione in atti giudiziari. Il premier ha lasciato l’aula del tribunale, e il processo e stato rinviato al 16 maggio, quando saranno sentiti due testimoni tra cui l’imprenditore, e amico del Cavaliere, Flavio Briatore. Il presidente del Consiglio, era arrivato in udienza stamattina intorno alle 10.

BERLUSCONI: MAI CONOSCIUTO MILLS Berlusconi non ha mai conosciuto Mills. E’ quanto il presidente del Consiglio, in un’intervista a Bruno Vespa per il libro del 2008 Viaggio in un’Italia diversa, sosteneva riguardo al processo che lo vede imputato di corruzione in atti giudiziari, e che il premier ha ribadito anche oggi, distribuendo quell’intervista ai giornalisti in aula per l’udienza al tribunale di Milano. «Poi vi faccio il regalino ora però i miei avvocati me lo impediscono. Intanto – ha aggiunto – state buoni perchè altrimenti i carabinieri vi portano a San Vittore», ha detto Berlusconi. Nell’intervista a Vespa il premier sosteneva che Mills «era uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero si era servito occasionalmente il gruppo Fininvest. Io non ricordo di averlo mai conosciuto».
«Questo è un processo già morto», ha detto il Cavaliere, parlando del disegno di legge sulla prescrizione breve che accorcerebbe i tempi della prescrizione di sei mesi anche per il processo Mills. Nonostante il disegno di legge sulla prescrizione breve, il premier ha spiegato che il processo Mills «è già morto». La prescrizione arriverà nel gennaio 2012 e col nuovo disegno di legge si accorcerà di sei mesi. Il processo Mills secondo il premier «è solo un processo mediatico, il peggiore di tutti, perchè non c’è prova, nè movente». Il dibattimento sulla corruzione dell’avvocato inglese è, per Berlusconi, un processo «paradossale, ridicolo e surreale».
«Per 24 volte i pm di Milano mi hanno rivolto accuse infondate secondo me cercando di usare il diritto come arma contro quello che loro ritengono un loro avversario politico», ha aggiunto il premier, che è andato giù ancora più duro: «Ci sono tentativi reiterati da parte degli stessi pm di eversione. E questo non è un cancro della democrazia?». Berlusconi ha quindi detto che quando è stata fatta la conta all’interno dell’Anm «tutti i magistrati di sinistra hanno applaudito De Pasquale» che è il pm del processo Mills, Madiatrade e Mediaset. Quando al presunto “brigatismo giudiziario” dei pm, riportata da alcuni organi di stampa e a lui riferita, il Cavaliere dice di non ricordare. «Non mi ricordo, può darsi, ma leggo tante frasi sui giornali che non ho mai detto. Forse è una frase che è stata riferita da qualcuno – ha aggiunto il premier – ma leggo tante frasi a me attribuite che non ho mai detto». In conclusione, poi, Berlusconi ha però voluto specificare di non aver mai attaccato la magistratura. «Non è vero che attacco i giudici, sono grato ai magistrati che hanno respinto le accuse dei pm in 24 processi a mio carico».
Il premier ha aggiunto che per 24 volte è stato accertato che le accuse nei suoi confronti «erano infondate e se questo non è un cancro della democrazia siete fuori dal mondo». «Se anche uno solo di quegli attacchi fosse andato a buon segno, io sarei stato estromesso dalla vita politica e, quindi, ci sarebbe stata l’eversione della volontà popolare». Quella volontà che per il premier, «attraverso il voto mi ha democraticamente chiamato a rappresentare i cittadini italiani». Berlusconi ha sottolineato che su 103 indagini a suo carico sono stati avviati 30 processi, 24 dei quali terminati con i giudici che hanno «ritenuto di respingere con la assoluzione nei miei confronti le accuse dei pm».

“NAPOLITANO? NON MI IRRITO MAI” Il presidente del Consiglio ha avuto parole al vetriolo sui magistrati che stanno portando avanti il processo Mills, e non solo questo. Parlando fuori dall’aula, il premier ha annunciato che «c’è una richiesta all’interno del mio partito di una commissione di inchiesta per evidenziare se all’interno della magistratura c’è un’associazione con fini a delinquere». Berlusconi, rispondendo a Napolitano, ha detto di non essersi irritato per le parole del Quirinale, mentre sulle parole di Bossi, che ha detto che i magistrati non sono un cancro, ha replicato seccato: «Retromarcia di Bossi? Ma quale retromarcia?».

PM: CERTO IL VERSAMENTO AL LEGALE «Abbiamo il dato certo di un versamento di 600 mila dollari a favore di Mills e un documento certo che dice che questo versamento è un regalo ricevuto da parte di Silvio Berlusconi». È quanto ha affermato in aula il pm di Milano, Fabio De Pasquale, nel corso del processo con al centro la presunta corruzione in atti giudiziari dell’avvocato inglese, che sarebbe stata commessa dal presidente del Consiglio. Oggi in aula i difensori del premier, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno controesaminato il test Gabriella Chersicla, consulente della procura che ha studiato tutti i movimenti di denaro al centro delle accuse per ricostruire l’origine dei seicento mila dollari che sarebbero stati versati all’avvocato inglese Mills. Ghedini e Longo hanno chiesto al consulente se avesse mai trovato documentazione bancaria riferita a versamenti da parte di Silvio Berlusconi, e la consulente ha risposto: «no». Inoltre, la difesa ha chiesto al teste se tra i movimenti di denaro avesse mai trovato «entrate» riconducibili a Carlo Bernasconi, l’ex manager di Fininvest morto anni fa e che, secondo l’accusa, aveva riferito all’avvocato inglese che avrebbe ricevuto una somma di denaro da considerare come un regalo. Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, Mills avrebbe ricevuto i soldi da Berlusconi per le sue testimonianze reticenti in due vecchi processi a carico del premier, quello All Iberian e quello sulle presunte tangenti alla Guardia di Finanza. Chersicla, di fronte alle domande della difesa, ha però voluto sottolineare che il suo compito non era quello di cercare «i bonifici di Bernasconi» o «i flussi riferibili a Silvio Berlusconi, ma era quello di fare un’analisi dei flussi finanziari e gli elementi di collegamento con le persone coinvolte nelle indagini». A questo punto il pm è intervenuto, rivolgendosi al consulente, parlando di dati certi e di un «documento certo» che dice che i seicento mila dollari sono un «regalo di Silvio Berlusconi in favore di Mills». Il consulente del pm, inoltre, ha sottolineato che nella ricostruzione dei flussi finanziari sono stati trovati fondi riconducibili «a Horizon, società riferibile al comparto riservato del gruppo Fininvest e anche fondi riferibili alla società All Iberian del comparto B del gruppo». (

MANIFESTANTI PRO-GIUDICI FUORI DAL TRIBUNALE Clima incandescente davanti al tribunale di Milano, dove è in programma l’udienza del processo Mills alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una decina di giovani manifestanti sostano infatti davanti all’entrata del palazzo di Giustizia, con cartelli che richiamano nella grafica il ‘Via le Br dalle procure’ che tanto ha fatto discutere nelle scorse settimane: i giovani manifestano a sostegno di Giorgio Ambrosoli (avvocato liquidatore della Banca privata assassinato su ordine di Michele Sindona) e dei giudici Guido Galli ed Emilio Alessandrini, uccisi da Prima Linea nell’80 e nel ’79, con cartelli con la scritta ‘Grazie ai magistrati e alla polizia giudiziaria che ci hanno protetti dalle Br e da tanti altri pericoli anche a prezzo della vita’.
A Berlusconi, arrivato in aula per la prima volta nel processo Mills, è stata revocata la contumacia: per il premier è la quarta volta nelle ultime settimane che si presenta in tribunale, per 4 diversi processi (Mills, Mediatrade, Mediaset e Ruby). Nel caso Mills il Cavaliere è imputato di corruzione in atti giudiziari.

PM: NON C’E’ TEMPO PER CITARE DUE VOLTE UN TESTE «Richiamare un testimone è un lusso che non possiamo permetterci, se ci fosse più tempo a disposizione…». Così il Pm di Milano Fabio De Pasquale «nel corso del processo Mills che vede imputato Silvio Berlusconi, si è opposto alla richiesta dei difensori del premier di riconvocare il testimone Paolo Marcucci, un imprenditore farmaceutico, quando saranno terminati i testi del Pm. Pur non citandola esplicitamente, il Pm ha fatto un riferimento implicito alla prescrizione che pesa sul processo milanese per corruzione in atti giudiziari e che arriverà nel gennaio dell’anno prossimo. In particolare, dopo l’esame del testimone Marcucci portato avanti dal Pm, i difensori, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo con a fianco il premier presente nell’aula, hanno chiesto ai giudici di potere effettuare oggi soltanto il controesame di Marcucci e poi di poterlo riconvocare in un’altra data per effettuare l’esame da parte della difesa. Il Pm si è opposto, parlando di un »lusso che non possiamo permetterci«, visti i tempi stretti, e i giudici della X sezione penale hanno invitato intanto i legali ad iniziare il controesame, spiegando che all’esito del controesame »valuteremo« la questione.

CONTESTATORE PORTATO VIA Un signore di mezza età, uscendo dal tribunale, ha urlato all’indirizzo dei sostenitori di Berlusconi frasi di contestazione, tra cui «Vergognatevi buffoni». L’uomo è stato letteralmente sollevato di peso dagli agenti delle forze dell’ordine, all’entrata di via Freguglia del palazzo di giustizia, e allontanato dalla polizia. Mentre veniva portato via, seguito da decine di giornalisti e cameramen, ha continuato a urlare, dicendo «In questo Paese non si può neanche più parlare».
Si chiama Pietro Palau Giovannetti ed è presidente dell’associazione Movimento per la Giustizia Robin Hood, il contestatore portato via di peso dalle forze dell’ordine dall’entrata del Palazzo di Giustizia di Milano di via Freguglia, mentre apostrofava i sostenitori del premier Silvio Berlusconi. «Sono stato identificato dalla polizia – ha detto ai giornalisti – strattonato, portato in un portone ma mi hanno lasciato libero perchè non ho fatto nulla. È chiaro che lo hanno fatto per impedirmi di parlare, in questo paese ormai non c’è più libertà di espressione». Giovannetti ha spiegato che con la sua associazione da oltre vent’anni «combatte la vera corruzione giudiziaria».
«Stamattina ero in tribunale – ha aggiunto – stavamo preparando delle udienze, poi sono uscito ed ho visto questi manifestanti, mi sono scandalizzato, mi è parsa una cosa vergognosa ed ho pensato che fosse normale, senza insultare ed offendere nessuno, dire loro che i veri abusi sono altri». Giovannetti ha spiegato che ha portato in Cassazione ben 107 provvedimenti contro «la vera corruzione giudiziaria». Palau Giovannetti durante l’inchiesta Mani Pulite sostava ogni giorno davanti al tribunale con un banchetto a sostegno dei magistrati del pool e attorno a lui aveva mobilitato una decina di anziane signore.
Mai tenuto in considerazione dai magistrati, ha subito due condanne: una, nel 2003, per calunnia nei confronti del presidente degli avvocati di Milano Paolo Giuggioli e l’altra, nel 2004, sempre per calunnia nei confronti dell’ex capo della Procura Francesco Saverio Borrelli. Aveva scritto una lettera ad Agostino Cordova, all’epoca procuratore di Palmi, invitandolo ad indagare sul coinvolgimento in presunte logge massonico affaristiche di un pretore milanese e dello stesso Borelli.

 

fonte:Leggo                           scelto da michele de lucia

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