WEYLANDT MUORE AL GIRO. I MEDICI: "INUTILI 40 MINUTIDI MASSAGGIO CARDIACO" FOTO LACRIME SU TWITTER: VIDEO

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 RAPALLO – Dramma al Giro d’Italia: il velocista belga Wouter Weylandt, 25 anni, è morto dopo una terrificante caduta. Il belga della Leopard-Trek è caduto a una ventina di chilometri dal traguardo della terza tappa, in un tratto in discesa, sbattendo la testa sull’asfalto. Il corridore è rimasto immobile a terra, dalla televisione si è visto il suo volto insanguinato. Gli è stato praticato il massaggio cardiaco per quindici minuti ed è stato intubato. I soccorritori hanno subito tagliato il cinturino del casco. È stato chiamato l’elicottero del 118 che è partito da Genova ma non è riuscito a caricare il ciclista, che sarà dunque prelevato da un’ambulanza. L’anno scorso al Giro Weylandt vinse la terza tappa.

NON DOVEVA CORRERE Non doveva correre il Giro d’Italia Wouter Weylandt, il giovane velocista belga morto oggi dopo una drammatica caduta ad una ventina di chilometri dal traguardo della terza tappa. A rivelarlo sono i media belgi, ricordando come il corridore sia stato chiamato all’ultimo momento in sostituzione di Daniele Bennati, il compagno di squadra che si era rotto la clavicola in una corsa in Svizzera. Wouter aveva inoltre annunciato a marzo che sarebbe diventato padre per la prima volta a settembre.

I MEDICI: “ABBIAMO PROVATO 40′ A RIANIMARLO” Il medico del Giro d’Italia, Giovanni Tredici, ha confermato la morte di Wouter Weylandt, il corridore belga di 25 anni caduto a 20 km dal termine della terza tappa, con arrivo a Rapallo. «Siamo arrivati immediatamente – ha riferito Tredici -, eravamo dietro al suo gruppo. Era in stato di incoscienza, con una frattura della base cranica e con il massiccio facciale compromesso. Dopo 40 minuti di massaggio cardiaco abbiamo sospeso la rianimazione, d’accordo con il 118, perchè non c’era più nulla da fare».

L’ADDIO SUL SITO: “ERI UNICO” «Addio Wouter, tu eri unico»: questa la scritta che compare sulla home page del sito ufficiale di Wouter Weylandt, il ciclista fiammingo morto oggi al Giro d’Italia in seguito a una caduta. «Oggi scompare tutto davanti a questa notizia. Non esistono parole per descrivere questo dramma», si legge ancora sopra una grande foto del giovane velocista belga in tenuta da gara. «Tanta forza a tutti quelli che ti erano affezionati», si conclude il messaggio. Cliccando si accede alla pagine di Facebook di Weylandt, dove ognuno – si legge ancora – può lasciare un suo ricordo.

FEDERAZIONE BELGA: “SENZA PAROLE” «Siamo senza parole»: così il presidente della Federazione ciclistica belga, Tom Van Damme, commenta la morte di Wouter Weylandt al giro d’Italia. «Il ciclismo belga è piombato in un lutto profondo – ha aggiunto Van Damme – e il mio pensiero in questo momento va alla famiglia che deve avere molto coraggio».

APERTA INCHIESTA La procura di Chiavari (Genova) apre un’indagine sulla morte del ciclista Wouter Weylandt, il corridore belga di 26 anni, deceduto dopo una caduta sulla discesa del Bocco, nel comune di Mezzanego. Il fascicolo è stato aperto per permettere l’esame autoptico sulla salma del ciclista.

WEYLANDT, TUTTI I LUTTI
DA SERSE COPPI A CASAROTTO

ROMA – Quella del 26enne belga Wouter Weylandt, caduto durante un tratto in discesa della terza tappa del Giro d’Italia, è solo l’ultima delle tragedie del ciclismo. Nella triste galleria delle morti sulla bicicletta, la più nota è quella di Tony Simpson agonizzante sul Mont Ventoux al Tour del 1967. Come non scordare poi le immagini dell’agonia di Fabio Casartelli, al Tour de France del 1995. Dal 1935 ad oggi, sono numerosi i lutti che il ciclismo ha dovuto affrontare.
Nel 1935 lo spagnolo Armando Cepeda cade in un burrone nei pressi di Bourg-d’ Oisans durante il tour de France. Due anni dopo il francese Andrè Raynaud, campione del Mondo degli stayer, resta ucciso in pista ad Anversa.
Negli anni ’50 gli atleti della bici piangono ben tre colleghi. Camille Danguillaume viene travolto nel 1950 da una moto nelle fasi conclusive dei campionati nazionali di Francia a Montlhery. Serse Coppi cade un anno dopo nell’ultimo chilometro del Giro del Piemonte. Sbatte la testa sulle rotaie, muore il giorno dopo. Nel 1956 il belga Stan Ockers, iridato della strada, resta ucciso sulla pista del velodromo di Anversa.
Il numero delle morti in questo sport non scende nel corso del decennio successivo. Nel 1960 le Olimpiadi di Roma sono scosse dalla tragedia del danese Knud Jansen, che sentitosi male, morirà nel corso della 100 chilometri a squadre. Verrà poi fuori che prima della gara aveva fatto abuso di farmaci. A causa di questa tragedia il Cio introdurrà alle Olimpiadi i controlli antidoping obbligatori. Nel 1967 il britannico Tommy Simpson è vittima di un malore e Perde la vita causa di un infarto sul Mont Ventoux nel Tour de France. Chiude il decennio nero il lutto per il francese Josè Samyn, scontratosi nel 1969 con un venditore di programmi durante una kermesse a Zingem.
Nel 1970 il campione del mondo professionisti, il belga Jean-Pierre Monserè, viene investito da una macchina che procede contromano. Due anni dopo lo spagnolo Manuel Galera perde la vita cadendo in una tappa del Giro di Andalusia. Nel ’76 lo spagnolo Juan Manuel Santisteban muore nella prima tappa del Giro d’ Italia: sbanda all’uscita di una curva, cade e sbatte violentemente la testa sul guardrail.
Nel 1984 il portoghese Joaquim Agostinho per evitare un cane che gli taglia la strada, durante il giro del’ Algarve sbatte la testa e muore dopo dieci giorni. Nel 1986 il neo-professionista Emilio Ravasio sbatte la testa sul marciapiede al Giro d’Italia, e muore due settimane dopo. Nel 1987 lo spagnolo Vicente Mata è investito durante il trofeo Puig. Nel 1987 durante il Giro dell’ Alto Var il belga Michel Goffin va in coma per una caduta, muore sei giorni dopo.
Nel 1991 il dilettante belga Danny Alaerts muore per le ferite riportate nella caduta in una corsa ad Haecht, in ottobre. 1992: il giapponese Sirassaka Noriakhi muore travolto da un camion durante un allenamento per i mondiali juniores di Atene. Sembra non abbia rispettato uno stop ad un passaggio a livello. 1993: Josep Gil Betancourt, 19 anni, dilettante spagnolo, in gara a Perpignan, in Francia, muore per una frattura al cranio. 1994: Geert De Vlaeminck, 26 anni, campione mondiale di ciclocross, muore durante una gara in Belgio, in ottobre. 1995: l’olimpionico di Barcellona 1992 Fabio Casartelli cade lungo la discesa dal Portet d’Aspet nella 15/a tappa del Tour, picchia la testa su un paracarro e muore qualche ora dopo. 1995: Nestor Mota, Augusto Triana ed Hernan Patino, colombiani, muoiono in un incidente stradale, mentre si allenavano a Manizales. 1995: il dilettante Phillippe Marchix, 22 anni, muore durante il Tour dell’Eure. 1999: lo spagnolo Manuel Sanroma è vittima di una caduta nel finale della seconda tappa del Giro di Catalogna.
2001: i gemelli Ochoa vengono travolti da una macchina durante un allenamento nei pressi di Malaga. Ricardo muore, Javier resta handicappato. 2003: Andrei Kivilev è coinvolto in una caduta durante la seconda tappa della Parigi-Nizza. Muore poco dopo nell’ospedale di Saint Etienne. 2005: Alessio Galletti muore su una salita delle Asturie mentre partecipava alla ‘Subida al Narancò. 2006: alla alla Sei Giorni di Gand muore lo spagnolo Isaac Galvez in seguito ad una caduta. 2009: Fabio Fazio, 23 anni dilettante muore dopo un malore durante la 45/a edizione del Gran Premio Città di Vinci, gara riservata ai Dilettanti Elite Under 23. 2010: al Giro del Friuli muore Thomas Casarotto, che viene “centrato” in pieno da un’auto.

WEYLANDT, LACRIME SU
TWITTER: “È ORRIBILE”

 ROMA – Negli ultimi twit, i brevi messaggi che si scambiano sul social network Twitter, di appena due giorni fa il ciclista belga Wouter Weylandt esprimeva tutto l’entusiasmo dei suoi 25 anni. «I polmoni e le gambe sono pronti dal primo giorno», scriveva il 6 maggio. E oggi, dal momento dell’incidente nella terza tappa del Giro d’Italia e fino all’annuncio della morte del giovane sportivo, i suoi sostenitori gli hanno inviato messaggi prima pieni di speranza, poi colmi di dolore per la tragica scomparsa del ciclista.
Sono centinaia e aumentano di secondo in secondo i tweet di cordoglio, che arrivano da ogni parte del mondo. Dalla Spagna pipoto14 scrive: «La tua prima vittoria è stata nella nostra terra, Valladolid». Era il 2008 e Weylandt vinceva la diciassettesima tappa della Vuelta di Spagna. Qualcuno si limita ad un semplice R.I.P., altri si dichiarano «speechless», senza parole per la «orribile notizia che ha colpito il mondo dello sport». E da un circolo di ciclismo francese trovano spazio per una riflessione: «oggi lasciamo da parte la tattica e pensiamo alla sicurezza in bici».
E anche su Facebook sono nati numerosi gruppi che salutano Weylandt. I più lo fanno in olandese, ma non mancano i commenti dei seguaci italiani, come Giuseppe, che con l’aiuto del traduttore piange la scomparsa prematura in inglese e francese. E Eleonora scrive: «Troppo poco tempo per tutti i tuoi sogni. Il silenzio al podio è stato il giusto tributo a ciò che è successo oggi».