MILAN CAMPIONE, SCUDETTOALL´OLIMPICO -FOTO/VIDEO

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ROMA – Basta un punto senza gol per ritrovare la gloria, lo scudetto dopo 7 anni di astinenza, per mettere fine ufficialmente a quattro anni di dittatura interista sul campionato. Il Milan lo prende con la Roma, che fa il possibile senza alcuni titolari chiave, in un Olimpico degno dell’occasione e riporta il titolo sulla sponda rossonera. È il diciottesimo. ‘Milan is all in 18’, ricorda la maglietta sfoggiata dai giocatori. L’impero calcistico di Silvio Berlusconi colpisce ancora, al 25/o anno, e il pilota dell’astronave di nuovo in orbita è Massimiliano Allegri, Massimiliano I e probabilmente non ultimo. Il trionfo è davvero suo anche stasera, visto che nemmeno Ibrahimovic, lo specialista in campionati, segna e con lo 0-0 a vincere è la tattica di Max. A 43 anni gli hanno dato una Ferrari, a lui che finora aveva guidato utilitarie, e l’ha portata in testa al traguardo. Allegri festeggia sotto la curva milanista in trasferta fradicio di champagne, Galliani lo va ad abbracciare. In tribuna e poi sul prato esulta Barbara Berlusconi, la fidanzata di Pato. Il party si sposta in hotel, l’apoteosi sarà tra una settimana a San Siro, con il patron Silvio che oggi ha preferito la campagna elettorale a Milano (salvo blitz in nottata mai da escludere).

Tutto si è svolto in un Olimpico finalmente pieno, tranne lo spicchio di sicurezza in curva nord per distanziare i tifosi giallorossi da quelli del Milan, che sono 10 mila. Lo speaker ricorda i 206 gol di Totti in serie A, la curva sud lo celebra, poi con una coreografia imponente ricorda Antonio De Falchi, morto a 18 anni nell«89 a Milano dopo un pestaggio di ultrà rossoneri. Esplodono petardi. Ibra ha un pizzo da diavoletto, ma non sembra intenzionato a spaccare il mondo dopo 3 giornate di squalifica. La Roma gioca di rimessa veloce e al 10′ Taddei incrocia di destro da fuori, a lato. Al 14′ Cassetti fa un tunnel a Zambrotta e da destra crossa morbido, Vucinic controlla di petto e a un metro dalla porta tira addosso ad Abbiati in uscita disperata. Il pubblico fischia rabbioso, ma il montenegrino ne ha sbagliati di peggiori ultimamente. Esce Brighi, messo ko da un contrasto con Gattuso pochi minuti prima. Entra Rosi, l’uomo che con il gol in extremis a Bari ha regalato alla Roma altre chance Champions. E proprio lui prima è pericoloso di testa su angolo di Totti, al 23′, poi spreca un assist di Simplicio appoggiando verso Abbiati. Il Milan sta a guardare, si ricorda solo un tiro di Boateng alto. Robinho è un fantasma, Seedorf gioca da fermo. In difesa i rossoneri sembrano un pò lenti e sono costretti a vari recuperi. Verso il 40′ Ibra libera il destro in area, finalmente, ma Juan, pronto a seguirlo anche nello spogliatoio, devia in angolo. Totti regala un paio di giocate pregevoli, ma nel deserto. Il Milan capisce che deve mettere paura alla Roma e nella ripresa inizia a giocare da campione d’Italia in pectore. Al 1′ Robinho finta al limite su Cassetti e di destro a girare centra il palo. Cassano si riscalda a bordo campo e va a sfottere Totti, che calcia un angolo e lo allontana. Montella mette Borriello e toglie Vucinic, annichilito dai fischi dei suoi, mentre i milanisti ce l’hanno con l’ex milanista entrato in campo. Al 15′ Ambrosini inventa di destro un assist filtrante per Boateng, che entra in area e con l’esterno incrocia fuori, mangiandosi un gol grosso così. Poco dopo finalmente Ibra può tirare senza Juan incollato: su punizione di destro spara centrale e quasi abbatte il portiere Doni, Juan però c’è sulla ribattuta di Seedorf. Galliani in tribuna, a mani giunte e occhi chiusi, sembra pregare e snocciola parole incomprensibili dal labiale. Montella mette il giovane Caprari per Rosi, la partita sfila via senza emozioni, a parte qualche ammonizione. Entra Pato, un altro dei padri di questo titolo. In tempo per abbracciare Barbara sul campo, in modo pudico davanti alle telecamere. Il Milan è tornato in vetta, la giovane Berlusconi inizia alla grande la sua era nel club.  

BERLUSCONI: CE LO MERITIAMO «Ho visto la partita a casa, abbiamo stappato per festeggiare. Questo è uno scudetto che ci meritiamo, abbiamo voluto restare protagonisti». Così Silvio Berlusconi, intervistato da Sky, commenta a caldo lo scudetto vinto dal Milan a Roma. «Lo scudetto lo si vince come squadra – ha detto ancora Berlusconi – e la squadra del Milan ha tenuto anche quando è stata privata delle sue tre punte: Ibrahimovic, Pato e un certo Pippo Inzaghi». Per il futuro, Berlusconi dice di avere sempre presente l’obiettivo dell’Europa: «C’è da impegnarsi per arricchire la rosa. Ci deve essere un arricchimento della rosa per avere più chance di vittoria». A questo proposito Berlusconi rivela che il Milan sta «puntando a nuovi giocatori provenienti dal calcio sudamericano» ma non fa nomi perchè – dice – «è meglio non sbilanciarsi». Giudizio ottimo per Allegri: «Trasmette sicurezza, si presenta bene, è un allenatore da Milan che potrà continuare la serie dei grandi allenatori del Milan».

LA CLASSIFICA Milan 78 Inter 69 Napoli 68 Lazio 60 Roma 60 Udinese 59 Juventus 56 Palermo 53  Fiorentina 49  Genoa 45 Cagliari 44 Chievo 42 Parma 41Bologna (-3) 40 Catania 40 Cesena 37 Sampdoria 36 Lecce 35 Brescia 31 Bari 21. N.B. – Milan campione d’Italia. Bari aritmeticamente retrocesso in serie B. Bologna penalizzato di 3 punti per inadempienze finanziarie.

SEEDORF: “IL MILAN CRESCERÀ ANCORA” «È un momento bellissimo che arriva dopo 7 anni»: così Clarence Seedorf ai microfoni di Sky Sport commenta la vittoria del Milan campione d’Italia. «Questo gruppo crescerà moltissimo dopo questa vittoria – ha aggiunto – ora speriamo di portare a casa anche la Coppa Italia».

GATTUSO: “CI DAVANO PER MORTI” 
«Ci davano per morti, mi davano per finito. Vincere dopo sette anni è una grandissima emozione»: Gennaro Gattuso commenta così campione d’Italia. Gattuso indica nel tecnico l’artefice del successo rossonero: «Allegri merita un 10 – dice – è stato lui l’artefice di questo successo, è riuscito a tenere il gruppo compatto».

L’ALBO D’ORO Ecco il nuovo albo d’oro del campionato italiano di serie A, dopo la vittoria del Milan, che così raggiunge quota 18 scudetti. – 1898 Genoa; 1899 Genoa; 1900 Genoa; 1901 Milan; 1902 Genoa; 1903 Genoa; 1904 Genoa; 1905 Juventus; 1906 Milan; 1907 Milan; 1908 Pro Vercelli; 1909 Pro Vercelli; 1909-10 Ambrosiana Inter; 1910-11 Pro Vercelli; 1911-12 Pro Vercelli; 1912-13 Pro Vercelli; 1913-14 Casale; 1914-15 Genoa; 1919-20 Ambrosiana Inter; 1920-21 Pro Vercelli; 1921-22 Pro Vercelli-Novese; 1922-23 Genoa; 1923-24 Genoa; 1924-25 Bologna; 1925-26 Juventus; 1926-27 Torino; 1927-28 Torino; 1928-29 Bologna; 1929-30 Ambrosiana Inter; 1930-31 Juventus; 1931-32 Juventus; 1932-33 Juventus; 1933-34 Juventus; 1934-35 Juventus; 1935-36 Bologna; 1936-37 Bologna; 1937-38 Ambrosiana Inter; 1938-39 Bologna; 1939-40 Ambrosiana Inter; 1940-41 Bologna; 1941-42 Roma; 1942-43 Torino; 1945-46 Torino; 1946-47 Torino; 1947-48 Torino; 1948-49 Torino; 1949-50 Juventus; 1950-51 Milan; 1951-52 Juventus; 1952-53 Inter; 1953-54 Inter; 1954-55 Milan; 1955-56 Fiorentina; 1956-57 Milan; 1957-58 Juventus; 1958-59 Milan; 1959-60 Juventus; 1960-61 Juventus; 1961-62 Milan; 1962-63 Inter; 1963-64 Bologna; 1964-65 Inter; 1965-66 Inter; 1966-67 Juventus; 1967-68 Milan; 1968-69 Fiorentina; 1969-70 Cagliari; 1970-71 Inter; 1971-72 Juventus; 1972-73 Juventus; 1973-74 Lazio; 1974-75 Juventus; 1975-76 Torino; 1976-77 Juventus; 1977-78 Juventus; 1978-79 Milan; 1979-80 Inter; 1980-81 Juventus; 1981-82 Juventus; 1982-83 Roma; 1983-84 Juventus; 1984-85 Verona; 1985-86 Juventus; 1986-87 Napoli; 1987-88 Milan; 1988-89 Inter; 1989-90 Napoli; 1990-91 Sampdoria; 1991-92 Milan; 1992-93 Milan; 1993-94 Milan; 1994-95 Juventus; 1995-96 Milan; 1996-97 Juventus; 1997-98 Juventus; 1998-99 Milan; 1999-00 Lazio; 2000-01 Roma; 2001-02 Juventus; 2002-03 Juventus; 2003-04 Milan; 2004-05 Non assegnato; 2005-06 Inter; 2006-07 Inter; 2007-08 Inter; 2008-09 Inter; 2009-10 Inter; 2010-11 Milan.

LE PAGELLE La miglior difesa del campionato, tre attaccanti in doppia cifra, un centrocampo dinamico e solido. Al giro di boa si poteva prevedere uno scudetto nel nome di Ibrahimovic, invece su questo titolo sono impresse quasi tutte le sigle di un gruppo gestito con intelligenza da Allegri, che si è liberato della zavorra di RONALDINHO (fino a dicembre un gol, tanta panchina e indolenza, voto 5), ha tirato fuori il meglio dal collettivo e ora punta ad aprire un ciclo. ABBIATI 8.5 – Fa gli straordinari all’inizio quando la difesa deve assestarsi, poi poche parate ma determinanti: nel derby di ritorno e a Brescia mette le mani sullo scudetto. AMELIA 5 – In 6 presenze incassa 10 reti. Delude da vice Abbiati, al suo posto può arrivare Marchetti. NESTA 8 – Nonostante i molti infortuni, per fortuna del Milan non ha ancora voglia di smettere. Guida la difesa con classe e concretezza, insegnando a Thiago Silva come si diventa leader. SOKRATIS 5 – Segnato dall’esordio terribile a Cesena. Ha volontà, ma per Allegri non è adatto come centrale nel Milan. ODDO 6.5 – Sfrutta le poche occasioni: esce dalla quarantena a Napoli, diventa eroe con 2 assist e torna nelle retrovie. ZAMBROTTA 7 – Perde 4 mesi per una lesione menisco, prima e dopo mostra perchè a 34 anni è nella mente del ct Prandelli. BONERA 6 – Al centro o sulle fasce, è il jolly della difesa. Frenato dagli infortuni, quando è chiamato in causa fa il suo. THIAGO SILVA 8.5 – Comincia segnando un gol, prosegue a iosa. Elegante o essenziale, spesso regge la difesa senza Nesta e sta diventando leader. Per necessità, bravo anche da mediano. VILÀ sv – Un caso da ‘Chi lo ha visto?’. LEGROTTAGLIE sv – Arriva a gennaio come scorta. ‘Così vuole Diò dice, ma gioca solo 39’, mandato ko dal laziale Kozak. JANKULOVSKI 6 – Accantonato per 7 mesi non fa una piega. Poi tre discrete partite di fila, alla quarta parte il ginocchio. YEPES 7 – Accolto con scetticismo dai tifosi, Berlusconi nota che può piacere alle donne. Da vice Nesta va oltre le aspettative. La classe non è la stessa, ma ha fisico, carattere ed esperienza. Da vedere se accetterà ancora questo ruolo. ANTONINI 7 – Quasi sempre titolare fino a febbraio, quando uno stiramento gli fa perdere ritmo e posto. L’anno prossimo dovrà sgomitare per trovare spazio sulla fascia sinistra. MERKEL 6.5 – Fra gennaio e febbraio 7 partite da titolare e un gol. Ha talento, ma presto torna in fondo alle gerarchie. EMANUELSON 7 – Arriva a gennaio e porta intraprendenza e corsa a centrocampo. È il 12/o uomo ideale, quello che può cambiare ritmo a una partita entrando dalla panchina. VAN BOMMEL 8 – Il Milan deve ringraziare le sue liti con Van Gaal al Bayern. L’esordio con espulsione promette male, ma l’olandese ha tutto quello che mancava ad Allegri senza Pirlo e Ambrosini: diga davanti alla difesa e playmaker lucido, da manuale la marcatura su Sneijder nel derby. GATTUSO 7 – Non sbaglia i match più importanti, e la «ciofeca» segnata alla Juventus indirizza lo scudetto. Ma la testata a Joe Jordan in Champions è una macchia indelebile. Galliani lo ha blindato, ma il suo futuro non è deciso. SEEDORF 7 – Tanta panchina all’inizio, quando è lento, combina qualche pasticcio (vedi Udinese) e viene fischiato. Si sveglia a Londra: non basta per superare il Tottenham ma lo carica per un finale di campionato a cinque stelle. STRASSER 6.5 – Usa gli occhiali per distinguersi da Seedorf. In campo non c’è rischio, ma tecnico e compagni ne apprezzano l’abnegazione e lo ringraziano per un gol da 3 punti a Cagliari. FLAMINI 6.5 – Non è la sua miglior stagione. Soffre la concorrenza prima di Boateng e poi di Van Bommel, fa avanti e indietro dalla panchina ma quando gioca è spesso utile. ABATE 7 – Parte da riserva, si rilancia arginando Cristiano Ronaldo a novembre. Rischia il pasticcio nel derby d’andata, ma al ritorno regala l’assit per Pato: nel complesso affidabile. PIRLO 6.5 – Un gol decisivo a Parma, poi fuori 4 mesi per guai muscolari. A sorpresa il Milan funziona anche senza il suo regista. Dopo 10 anni potrebbe tentare un’avventura altrove. AMBROSINI 6.5 – Anche per lui una stagione condizionata dagli infortuni: capitano senza la certezza del rinnovo, quando c’è si fa notare, con tanto pressing e un gol al Bari. BOATENG 8 – Grande intuizione di Galliani, rende oltre ogni previsione. Mediano aggressivo, mezzala in moto perpetuo e all’occorrenza trequartista ispirato, segna anche 6 volte fra campionato e Champions. Scontato il riscatto dal Genoa. PATO 8.5 – La convivenza con Ibra all’inizio non è facile. Alla fine, con 14 gol, è determinante almeno quanto lo svedese. Resta un mistero il motivo di tanti guai muscolari, intanto con Barbara Berlusconi ha ritrovato serenità. INZAGHI 6.5 – Tanta panchina ma supera Muller fra i goleador europei e Van Basten fra quelli del Milan. Il 10 novembre il ginocchio fa crac e deve abdicare. IBRAHIMOVIC 8.5 – Si presenta sbagliando un rigore a Cesena, poi trascina la squadra in testa: 14 reti, 10 assist, acrobazie e colpi di genio. Non guarisce dal mal di Champions e a marzo la testa è in sovraccarico: 2 espulsioni gli costano 5 turni di squalifica. Quasi metà scudetto comunque è suo. ROBINHO 7.5 – A 27 anni finalmente una stagione da ricordare. È record di sprechi, ogni 7 tiri in porta segna un gol, ma non sbaglia quello di Brescia che ipoteca il titolo. CASSANO 7 – In quattro mesi il Milan lo rivitalizza e lui ripaga con 7 assist e 4 gol, l’ultimo subito dopo la nascita del figlio. In forma decente sarà molto utile l’anno prossimo. ALLEGRI 9 – La bocciatura di Ronaldinho, le verticalizzazioni per Ibrahimovic, i tre mediani muscolari, Boateng trequartista: praticamente non ha sbagliato una scelta, e soprattutto ha gestito al meglio il gruppo, motivando le stelle e coinvolgendo anche chi giocava meno. Senza mai andare sopra le righe.

IL CAMPIONATO DEL MILAN: INIZIO DIFFICILE, POI LA FUGA All’inizio ci ha pensato soprattutto Ibrahimovic, poi l’opera l’ha proseguita Pato con l’aiuto dei vari Cassano e Robinho, talenti che Massimiliano Allegri ha avuto a disposizione per riportare lo scudetto al Milan dopo sei anni di astinenza. Troppo il tempo passato a guardare i festeggiamenti altrui e quindi, per una volta, vincere in Italia è diventata la priorità della stagione per una società che ha sempre privilegiato i trofei internazionali. Obiettivo centrato con due giornate di anticipo al termine di un’annata vissuta praticamente sempre da prima in classifica. La doppia campagna acquisti, estiva con Ibrahimovic e Robinho e invernale con Cassano e van Bommel, ha dato ad Allegri quantità e qualità per vincere al suo primo anno da allenatore rossonero, senza risentire troppo dei tanti infortuni. Da Inzaghi a Pirlo, da Nesta a Zambrotta, sono numerose le partite che il Milan ha dovuto giocare senza il suo nucleo storico di senatori italiani, ma la rosa allestita da Adriano Galliani ha dimostrato di avere alternative che hanno garantito continuità di rendimento e di risultati. Allegri, da parte sua, impiega davvero poco a capire di cosa ha bisogno la sua squadra e, soprattutto, di chi può fare a meno.

L’inizio di campionato chiarisce subito che il 4-3-3 con Ronaldinho che cammina in campo non è modulo utile a vincere qualcosa e la prima sconfitta della stagione a Cesena è già un punto di svolta: dalle quattro punte della ripresa non arriva neanche un gol e Allegri comprende che il Milan super-offensivo non solo non andrà lontano, ma rischia di fare pessime figure. E allora inizia subito a costruire quell’equilibrio difensivo che è alla base della sua filosofia di gioco e che fa diventare il reparto arretrato rossonero il migliore del campionato. Poi affronta la questione Ronaldinho: al brasiliano viene concesso ancora un mese ma il Milan continua a faticare. I due pareggi per 1-1 con Catania e Lazio fanno scivolare i rossoneri già a 5 punti dall’Inter dopo sole 4 giornate di campionato, dando ai tifosi la sensazione di dover vivere un’altra stagione a inseguire i cugini nerazzurri. Così non è: Ronaldinho si accomoda in panchina prima di finire definitivamente ai margini della squadra, che inizia con il Genoa una striscia di quattro vittorie consecutive interrotta dalla sconfitta interna con la Juve. Ma all’11/a giornata, il Milan batte il Palermo per 3-1 e prende la testa della classifica. È il 10 novembre e da quel giorno la posizione dei rossoneri non cambia più: il derby serve a mandare l’Inter a 6 punti grazie all’ennesimo gol di Ibrahimovic e a una difesa che continua a subire pochissime reti.

La squadra però inizia a perdere pezzi: è gravissimo l’infortunio al ginocchio di Pippo Inzaghi, Pato accusa una lunga serie di problemi muscolari, Boateng ha la pubalgia e, nell’ultima partita dell’anno persa contro la Roma, Pirlo si procura una lesione ai flessori della coscia. Adriano Galliani decide quindi di tornare a investire, mentre Ronaldinho saluta tutti e dal ritiro invernale di Dubai se ne torna direttamente in Brasile, al Flamengo. Antonio Cassano è la stella del mercato di gennaio ma Mark van Bommel si rivela innesto utilissimo. Arrivano anche Urby Emanuelson e Nicola Legrottaglie, visto che Zambrotta viene operato al ginocchio, Nesta si fa male alla spalla e Bonera è sempre infortunato. Il Milan, però, inizia a rallentare: non perde mai, ma i pareggi contro Udinese, Lecce, Lazio, Genoa alimentano le speranze di rimonta dell’Inter, che sembrano farsi davvero concrete quando, nelle due partite prima del derby di ritorno, i rossoneri fanno un solo punto con Bari e Palermo e perdono Ibra per squalifica. Ad aprile il campionato sembra riaperto. Sembra. Perchè il derby non ha storia: Pato distrugge l’Inter e dà inizio alla striscia di 5 vittorie consecutive che porta il Milan al 18/o scudetto, dopo 200 giorni di corsa solitaria. Allegri fa centro al primo anno da allenatore rossonero, Barbara Berlusconi festeggia nel modo migliore l’esordio come dirigente. E Adriano Galliani può ora pensare a tornare a vincere in Europa.

LA PRIMA VOLTA DI ALLEGRI Toscano, anzi livornese fino al midollo; in apparenza un’acqua cheta, in realtà un temperamento bollente sapientemente tenuto a freno; insofferente ai divieti stradali tanto da litigare con vigili e carabinieri; così impulsivo da lasciare la sua promessa sposa sull’altare sola come un ‘gambo di sedanò: è Massimiliano Allegri, uno che nella vita gioca in contropiede ma che, davanti a un ‘caciuccò e a un buon bicchiere di vino, si scioglie e si lascia andare alla goliardia e al buonumore. E davanti al primo scudetto della sua carriera, anche di più. Il ragazzo – che debutta a 17 anni nell’84 nella Cuoiopelli – soprannominato ‘Acciugà perchè alto e smilzo – diventa uno splendido quarantaquattrenne, assennato e maturo dal sorriso seducente, dal look impeccabile, educato e gentile. Multe a parte, mette la testa a posto ma non i capelli, come gli fa notare una volta Berlusconi che lo redarguisce ‘dolcementè per essere andato spettinato in televisione dopo la sconfitta in casa contro la Juventus (1 novembre 2010). Consiglio recepito, capigliatura ribelle subito accorciata. Archiviato in fretta anche il passo falso calcistico. La marcia riprende. Allegri mostra fascino e stoffa uniti a una diplomazia e a una capacità di mediazione, quasi d’obbligo per restare al Milan.

Adriano Galliani può esultare: il suo intuito non lo tradisce neanche questa volta e la scelta fatta si è rivelata azzeccata. Al suo primo anno sulla panchina del Milan, centra lo scudetto con due giornate d’anticipo. E quello che non gli è riuscito da giocatore, lo porta a buon fine negli anni della maturità: insieme al tricolore, raccoglie consacrazione e gloria. La chiave di volta della splendida annata è il collettivo: Allegri smussa con stile le ruvidità degli esclusi recalcitranti, ma soprattutto muove le corde giuste per ottenere la stima e l’appoggio del più ingombrante dei presidenti, l’allenatore aggiunto Silvio Berlusconi. Tra i due scoppia l’amore, con Galliani addirittura la passione. Allegri è fiero della sua livornesità, che – come dice Paolo Virzì – «è un’identità che si può indossare». «E che – secondo il regista – accoglie chi le si affeziona, lascia un segno profondo e coinvolge i più nella riscossa di noi, eterni subalterni». Lì dove Leonardo fallisce, trionfa l’orgoglio intelligente di Allegri, che sfugge alle etichette, gestisce situazioni e personaggi complicati come Ibrahimovic e Seedorf (pronto a inalberarsi a ogni esclusione), si priva di Ronaldinho, incapace di rispettare le regole del gruppo, sa trarsi di impaccio con abilità e discrezione di fronte a qualche inevitabile mugugno e mal di pancia. Riesce a creare non un insieme di solisti sconclusionati ed egoisti, ma una vera squadra – compatta e coesa – dove la turnazione è un punto di forza e non di debolezza.

Poco incline alle polemiche, tranne le stoccate con il quasi conterraneo Walter Mazzarri, nativo di San Vincenzo a pochi chilometri da Livorno, Allegri sa cavarsela alla grande in ogni situazione. La squadra lo ripaga e lo apprezza: unica defaillance l’eliminazione dalla Champions, ma lui si scalda già per il prossimo anno, convinto che Galliani – da mago del mercato qual è – gli possa offrire i giusti innesti per conquistare anche l’Europa. «Allegri – dice Berlusconi – mi è piaciuto dal primo momento che l’ho incontrato. Anche come persona rappresenta bene l’identità e stile del Milan. Un presidente come me che è da tempo nel calcio magari può avere le sue idee sui singoli momenti delle partita ma non si può pretendere che l’allenatore faccia sempre quello che il presidente vuole. Noi ci sentiamo spesso e facciamo lunghe riflessioni al telefono e ci troviamo sempre d’accordo. C’è sintonia ed è destinato ad un bel periodo come allenatore del Milan, continuando la classifica di numeri uno come allenatore credo che possa essere il quarto di questa serie dopo Sacchi, Capello ed Ancelotti».

SCUDETTO N. 8 DELL’ERA BERLUSCONI Il Milan ha conquistato il suo 18/o scudetto, il 15/o nell’era del girone unico: prima del 1929/30 i rossoneri, infatti, avevano vinto i campionati 1901, 1906 e 1907. I titoli nell’era del girone unico sono stati invece conquistati nelle stagioni 1950/51, 1954/55, 1956/57, 1958/59, 1961/62, 1967/68, 1978/79, 1987/88, 1991/92, 1992/93, 1993/94, 1995/96, 1998/99, 2003/04, infine quello odierno. L’ultimo scudetto vinto dal Milan risaliva alla stagione 2003/04, quindi i rossoneri erano rimasti a digiuno nelle 6 stagioni precedenti all’attuale. È stato pertanto interrotto il record negativo dell’era Berlusconi, poichè in precedenza il suo Milan era rimasto al massimo senza vincere il tricolore per 4 stagioni, dal 1999/00 al 2002/03, tra lo scudetto Zaccheroni (1998/99) e quello di Ancelotti (2003/04). Nell’era-Berlusconi il Milan ha vinto oggi lo scudetto numero 8, ed è la quinta volta che il titolo viene vinto quando ancora mancano due giornate alla fine del campionato, come nel 1991/92, 1993/94, 1995/96 e 2003/04. Nel 1987/88 e nel 1998/99 lo scudetto venne vinto dai rossoneri negli ultimi 90′, nel 1992/93 alla penultima giornata. Quello odierno è il primo scudetto in carriera tecnica per Massimiliano Allegri, che nel suo palmares da tecnico finora vantava 1 promozione in serie B (Sassuolo, 2007/08) ed 1 supercoppa di serie C-1 (Sassuolo, 2007/08). Prima di quest’anno, nelle 4 stagioni da tecnico professionista in cui aveva iniziato e terminato il mandato, Allegri aveva peggiorato in 3 occasioni su 4 il lavoro dell’andata, perdendo in totale 19 punti, alla media di oltre 6 a campionato. Un dato che lasciava poco tranquilli i tifosi rossoneri: prima di questa l’unica stagione in controtendenza era stata con il Cagliari 2008/09, quando chiuse il ritorno a +2 sull’andata: quest’anno Allegri ha girato a 40 punti e nel ritorno, con oggi, ne ha totalizzati 38. Il Milan, squadra neo-campione d’Italia 2010/11, in questo campionato ha vinto il maggior numero di partite: 23 in 35 giornate. Da quando in serie A (dal 1994/95) vige la regola dei 3 punti a vittoria, nei 17 campionati conclusi, incluso quello odierno, 9 volte ha conquistato il titolo chi ha vinto, in solitario, il maggior numero di partite tra le squadre partecipanti; 2 le eccezioni: la Juventus, campione d’Italia nella stagione 1996/97 (17 vittorie finali contro le 18 del Parma, che finì secondo), e l’Inter 2005/06, che chiuse con 23 successi contro i 28 conquistati – sul campo – dai cugini del Milan ed i 27 della Juventus. In 4 campionati, invece, chi si è cucito lo scudetto sulla maglia ha vinto lo stesso numero di partite della seconda classificata, evento accaduto nelle stagioni 1997/98 (Juventus ed Inter), 1998/99 (Milan e Lazio), 1999/00 (Lazio e Juventus) e 2009/10 (Inter e Roma); nel 2001/02 furono la squadra campione d’Italia e la terza classificata a vincere lo stesso numero di partite (Juventus ed Inter). Nel 2004/05, a seguito delle sentenze di Calciopoli il titolo tricolore non venne assegnato. Tra gli altri primati rossoneri relativi a questo campionato, il Milan è la squadra che ha perso meno gare: 4, di cui 2 in casa (1-2 contro la Juventus il 30 ottobre scorso e 0-1 contro la Roma il 18 dicembre scorso) e 2 in trasferta (0-2 a Cesena, l’11 settembre scorso e 0-1 a Palermo il 19 marzo scorso). In casa il Milan è una delle 2 squadre della serie A 2010/11 ad aver incassato il minor numero di gol: sono 11, stessa cifra del Chievo. (A cura di Football Data).

fonte:leggo          scelto da michele de lucia

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