CILENTO CALA DEL CEFALO La grotta del "Capraro": una storia incredibile dei giorni nostri

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Le carte topografiche indicano la grotta come del “Capraro”. Il termine “Ciclope” è stato dato più tardi quando nella grotta preistorica si è insediata la discoteca.
Termine improprio, come per il camping “Nessuno”, il lido “Penelope” ecc., considerato che Ulisse non ha mai messo i piedi in queste terre.
  Il termine “Cefalo” invece è appropriato visto che siamo alla foce del fiume Mingardo, e questa specie risale, o meglio risaliva abbondante la corrente per riprodursi.
 
  Ebbene, il capraro Marco Lamanna abitava in compagnia dei suoi animali e della sua famiglia in questa grotta, come Polifemo. E probabilmente il nome Ciclope della discoteca deriva dal ricordo di questo abitante. Straordinario personaggio questo Marco del quale ci sono rimaste alcune foto, che ci ha messo a disposizione Antonio Chiazzo, che su Facebook continua il suo lavoro di ricerca di immagini d’altri tempi.
Quando arrivarono le ruspe per costruire la strada che percorre tutto il litorale fino a Marina di Camerota, si dice che Marco ne morì di crepacuore. E crediamo proprio che non sia lontano dal vero che un uomo, la cui identità dipendeva totalmente dall’appartenenza ad un luogo così magico, potesse sopravvivere alla sua distruzione.
 
Rupi di roccia dolomia, che si colorano di rosa al tramonto, grotte preistoriche, bosco di pini D’Aleppo, cespugli di essenze aromatiche, duna fiorita e in fondo il mare costituivano un tutt’uno, un ecosistema irripetibile che si è spezzato con l’arrivo del così detto progresso.
 
 Le rupi di roccia dolomitica che incorniciano tutta la Cala sono state indicate  Sito di importanza comunitaria per la particolare vegetazione e fauna, tutelate dalle direttive europee.  Sotto queste  rupi costiere  del Monte Bulgheria, si aprono numerose grotte preistoriche come quella del capraro, le più antiche della Campania dove vi abitarono uomini pre-neanderthaliani (Cultura Acheulelana di 400.000 anni fa).
Ancora adesso nelle grotte preistoriche della falesia si rifugiano due specie protette di pipistrelli, che risultano in drastico calo perché sensibili al disturbo antropico: Rinolfo maggiore e Rinolfo  minore.
Infatti, i parcheggi sotto le rupi creano inquinamento acustico, luminoso e soprattutto del suolo per la percolazione degli oli e dei carburanti, oltre che un elevato grado di costipazione del medesimo costituito dalla duna arcaica, colonizzata prevalentemente da specie tipiche dell’ambiente mediterraneo, adesso messe in pericolo dalle ampie piantagioni non autoctone.
 
La Cala inoltre ospita Specie endogene come la Primula palinuri, che fiorisce sullo scoglio del Mingardo e sulle rupi, l’Helichrysum litorea, la Centaura cineraria, il giglio di mare (specie “bandiera”) che risultano tuttavia  in grave diminuzione. Mentre le specie Euphorbia paralias e Otanthus maritimus risultano estinte nel 2004 (censimento dell’Università Federico II di Napoli) .

 Inoltre il gabbiano corso, specie prioritaria per la direttiva “Uccelli”e, quale specie migratoria,  protetta dalla convenzione di Bonn, è in grossa difficoltà a nidificare in questa zona. 
 Tra il 2000 e  2001 sono stati censiti circa 25 individui adulti sulle coste del Cilento tra Capo Palinuro e Costa degli Infreschi, habitat ideali per questa specie che si riproduce tra aprile e maggio, mentre il suo successo riproduttivo pare in correlazione stretta con le disponibilità alimentari.   Ebbene, dato che la cova dura circa 30 giorni, i pulcini nascerebbero in questa zona proprio nel periodo in cui prospera la stagione turistica. Ecco perché sono stati censiti individui adulti solo in inverno. Non  trovando, infatti, una opportunità alimentare non tendono a riprodursi nella zona. Dopo gli annunci strumentali del parco si attendono ancora quale saranno le iniziative importanti a tutela di questa specie protetta.
 Ricordiamo, fatto oltremodo importante, che la spiaggia potrebbe ospitare ancora la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta: nidificazione tra l’altro già avvenuta due anni fa nella spiaggia cilentana di Ogliastro marina, a pochi chilometri di distanza dalla foce del Mingardo.  L’esemplare tuttavia  depose le uova tra sdraio ed ombrelloni, con molta difficoltà si suppone, considerato che le tartarughe hanno bisogno di tranquillità e di oscurità per deporre le uova. Probabilmente avevano il ricordo di un luogo diverso da quello di decenni fa, e difatti non si sono più presentate.

Adesso il Sito così ricco di natura e storia presenta un forte degrado. Non solo per le ragioni descritte, ma anche per la erosione della linea di costa e per le numerose frane dalle rupi.   Anche la discoteca Ciclope e l’Arco naturale sono in pericolo, malgrado gli annunci rassicuranti delle autorità che si arrampicano sugli specchi pur di rendere questi luoghi ancora fruibili al turismo.

   Sebbene l’area descritta, individuata a rischio frane dall’Autorità di Bacino regionale Sinistra Sele (ai sensi  del D.L. 11/06/98 e della L.365 del 11/12/2000), sia sottoposta continuamente a monitoraggio e interventi di consolidamento con muri di contenimento e reti d’acciaio, la caduta di massi  continua. Sia l’erosione che le frane non dipendono solo da eventi naturali, ma sono causate anche da  azioni antropiche effettuate nel tempo quali, ad esempio, apertura della litoranea, il cambiamento delle correnti marine ecc. (vedi studio “La Cala del Cefalo” di F. Ortolani , Direttore Dipartimento Scienze Territorio, Napoli).

fonte IL GIORNALE DEL CILENTO

Paolo Abbate • 04 maggio 2011 18:00