Un positanese a Pagani. Diario di una giornata particolare

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Non scrivo per pubblicizzare un prossimo evento, ma al contrario per raccontare una festa che da poco si è conclusa e per cercare di descrivere le emozionanti sensazioni che mi ha lasciato.

Non parlerò dei luoghi baciati dal sole e accarezzati dal mare della nostra divina costiera, bensì di un comune dell’entroterra, più noto per i pomodori ed i carciofi che  per il suo richiamo turistico: Pagani.

A Pagani, ormai da secoli, puntualmente, la prima domenica dopo Pasqua si celebra la festa della Madonna delle Galline. Una delle tante feste della Madonna che avvengono un po’ dappertutto in Campania, direte voi, e invece no, questa ha qualcosa di veramente unico ed originale: è solo qui infatti che si realizza la simbiosi perfetta tra musica popolare e culto per la Vergine.

Una lunghissima ed estenuante processione parte alle nove dalla chiesa che custodisce la statua e il quadro della Madonna ed attraversa tutta la città, rientrando solo a sera inoltrata. Ad accompagnarla il suono ossessivo e potente di mille tammorre e diecimila castagnette, che ad ogni angolo di strada danno vita ad uno spettacolo unico ed appassionante.

La Madonna non è portata a spalla, troppa sarebbe la fatica, dato la lunghezza del percorso, ma viaggia invece su di una specie di piccolo trattore dotato di una pedana mobile che permette di voltare la statua verso la porta o la finestra della casa di un ammalato o verso l’ingresso di una delle tante cappelle che si incontrano per la strada. Pavoni, tortore, galline, colombe restano immobili come ipnotizzati ai piedi della Madonna, nonostante lo scoppio incessante dei fuochi d’artificio.

Il centro della festa è la villa comunale, un piccolo spazio verde all’interno di Pagani, dove le migliori paranze, ma anche tammorrari solitari, si riuniscono e danno vita ad un’intera giornata di musica popolare, nel senso più primitivo del termine. Ovunque ci sia una tammorra che batte e una voce che canta, si riuniscono poi in breve le coppie dei danzatori, che ballano instancabilmente per ore, come per dare sfogo ad un’attesa  che dura ormai da un anno.. Si ha la netta sensazione che si faccia tutti parte di un unico mondo, che il battito ossessivo delle tammorre e il ritmico clic clac delle castagnette sia come il palpito di un grande cuore destinato a salire fino al cielo e a tramutarsi in fervente preghiera al cospetto di Colei per cui tutto ciò avviene.

La sera la festa poi si sposta nei “Toselli”, cortili addobbati in modo personale e spontaneo dai paganesi, l’equivalente dei nostri tavolini, dove la Madonna sosta durante il suo percorso processionale. Fino a tarda notte, nei Toselli di suona, si canta, si balla e si mangia e quelli più prestigiosi fanno a gara per accaparrarsi i tammorrari più bravi.

Alla Festa della Madonna delle Galline c’ero già stato altre volte, ma non avevo mai avuto il coraggio di unirmi al popolo della tammorra, non mi sentivo a mio agio, avvertivo che di fronte a questa gente che è intrisa di questa Tradizione dalla nascita alla morte, io ero come uno straniero, un turista che con la sua macchina fotografica coglie solo l’aspetto esteriore delle cose.

Domenica scorsa sono stato di nuovo a Pagani con una piccola delegazione dei “Tammore” e grazie anche all’insistenza di Mario il nostro giovane fisarmonicista, ci siamo lasciati andare e abbiamo anche noi suonato, cantato e ballato per la Madonna e per la Tradizione, riportando a casa un ricordo indelebile, una sensazione unica, quella di essere ormai parte anche noi, nati e vissuti nella raffinata Positano, del popolo della tammurriata.

 

Paolo Marrone

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