L´allarme: «Armi chimiche affondate nel ´45 al largo tra Bagnoli, Ischia e Procida

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 SCHIA – Potrebbero trovarsi in fondo al mare fra Bagnoli, Ischia e Capri gli ingenti arsenali di armi chimiche affondati dopo la seconda guerra mondiale dagli americani nel Golfo di Napoli.
L’allarmante ipotesi è stata avanzata in questi giorni da due docenti dell’Istituto Nautico di Forio d’Ischia e dal responsabile per la Campania del coordinamento nazionale per la bonifica delle armi chimiche, il movimento che si batte su scala nazionale affinché le autorità individuino, monitorino e bonifichino le armi chimiche inabissate o interrate dagli anglo americani e dai tedeschi durante e dopo la seconda guerra mondiale.

Esaminando le carte nautiche e le profondità dei fondali marini del Golfo di Napoli, e ipotizzando la partenza delle chiatte dal porto di Bagnoli (come del resto confermato da rapporti militari dell’epoca solo di recente liberati dal vincolo del segreto), il professore di navigazione Nicola Lamonica, assieme al fiduciario dell’istituto Luigi Laconica – su incarico di Massimo Coppa, responsabile per la Campania del movimento – hanno individuato un’area dove presumibilmente gli affondamenti potrebbero essere stati effettuati.

L’area in questione è iscritta in un immaginario triangolo che ha per vertice Bagnoli, quale base di partenza dei convogli navali militari americani ed inglesi che nel 1945 e 1946 occultarono in fondo al mare napoletano il pericoloso arsenale di armi chimiche.

Da Bagnoli, i docenti hanno proceduto a tracciare due rotte limite, la prima tangente alle isole di Procida ed Ischia, e la seconda vicinissima invece all’isolotto di Nisida. Verosimilmente le chiatte e le navi usate per la discarica degli arsenali si sono inoltrate in mare aperto all’interno di questo cono largo, dal lato di Bagnoli, circa 42-47 gradi.

Secondo le cartine con le profondità del Golfo di Napoli, procedendo verso Sud, Sud-Ovest, una volta superata l’altezza del Canale di Procida si riscontrano fondali superiori a cento metri, che diventano presto di 200 metri e quindi superano i 300.

Spingendosi fino alla linea immaginaria che unisce Ischia e Capri si spalancano profondità abissali: 500, 600, 700 e addirittura oltre mille metri. È la zona della Bocca Grande, un vero e proprio abisso dove può essere occultata qualsiasi cosa.

«Tuttavia, data la scarsa sensibilità ambientale dell’immediato dopoguerra e la condizione di sostanziale strapotere delle autorità militari americane non è verosimile – sostiene Massimo Coppa – che siano stati cercati fondali così profondi per compiere il lavoro che si era deciso di fare.

Per cui è più probabile che gli arsenali giacciano tra i 200 ed i 400 metri di profondità».

Nella peggiore delle ipotesi comunque, l’area da scandagliare si estende per circa 287 chilometri quadrati, pari a 155 miglia nautiche quadrate…

IL MATTINO DI NAPOLI

PROPOSTO DA MICHELE PAPPACODA